Dalla fertilità rinascimentale ai dollari, dal veleno dell’Ottocento alle passerelle SS26: il verde torna protagonista, tra psicologia, storia e nuovi codici estetici post-quiet luxury.
Avete presente quel momento, dopo un temporale, quando i colori sembrano più saturi, più vivi? Quando il mondo, per un attimo, si risveglia dal suo torpore. Il primo colore che cattura lo sguardo, quasi sempre, è il verde.
Non si limita a esistere: avanza, occupa spazio, si insinua in ogni crepa — e, in questa stagione, in ogni collezione maschile.
Nella psicologia del colore, il verde è equilibrio e rinascita. È la primavera dopo un inverno lungo, la nuance che calma lo sguardo e abbassa i battiti. È natura e vita.
Ma non solo: è anche il colore del potere. Dei dollari, delle stanze dove si decide il destino di interi Paesi, delle divise militari. È invidia, veleno. Una contraddizione cromatica che lo rende affascinante e pericoloso allo stesso tempo.
Questa doppia anima attraversa la storia della moda e dell’arte. Nel Rinascimento, il verde era simbolo di fertilità e giovinezza, spesso indossato dalle spose come augurio di prosperità — basti pensare al celebre “Ritratto dei coniugi Arnolfini” di Jan van Eyck. Ma già allora, accanto alla speranza, c’era l’ambivalenza: il verde era anche il colore dei tavoli da gioco, della fortuna e della rovina.

Jan van Eyck
Nell’Ottocento, poi, il verde smeraldo — detto anche “verde di Parigi” — veniva ottenuto con arsenico: un vezzo modaiolo tanto brillante quanto tossico, in grado di avvelenare chi lo produceva e chi lo indossava.
Oggi il paradosso continua, anche se in forme nuove. Nella moda maschile contemporanea, il verde è la risposta visiva al post-quiet luxury: un’iniezione di colore per rompere la neutralità di grigi, beige e total black, oppure la base su cui costruire look monocromatici che sfuggono all’ovvietà.
Sulle passerelle SS26 lo abbiamo visto ovunque: dal verde quasi marrone di Lemaire al verde menta di Dolce&Gabbana, fino alle stratificazioni di verdi di Willy Chavarria. Hermès lo ha scelto profondo e sofisticato, Emporio Armani lo ha usato per aprire e chiudere lo show. C’è stato il ritorno del verde militare, del basilico, del menta: sfumature che parlano di virilità, di natura, di ribellione.












Forse è per questo che il verde piace tanto al guardaroba maschile: è un colore che permette di essere eleganti senza essere anonimi, di comunicare potere senza ostentazione, di restare nel codice classico pur con un tocco di imprevisto. È democratico ma mai banale, può essere sobrio o esplosivo, a seconda di come lo si indossa.
Perché il verde, alla fine, è questo: un avvertimento e una promessa. Ti seduce con l’idea di prosperità, ti rassicura con la calma della natura, ma non ti lascia mai dimenticare che dietro quella bellezza c’è sempre una lama. O lo indossi, o ti divora.
Foto: Tag Walk; Vogue Runway; Pinterest


