Com’eri vestita? A Trieste in mostra i luoghi comuni sullo stupro

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In occasione della Giornata internazionale della donna, 8 marzo, arriva a Trieste la mostra “Com’eri vestita? L’abito non è un alibi”. Un progetto di sensibilizzazione sui tristi luoghi comuni che accompagnano le tragedie legate allo stupro.

Secondo i dati pubblicati da Wired a novembre 2024 erano 51 le vittime di femminicidio nell’anno (dato certamente aumentato ad oggi). I casi di violenza sessuale, nel primo semestre dello scorso anno sfioravano le 3000 vittime. E quante volte, dopo la triste cronaca di uno stupro, avete sentito la frase “se l’è cercata“? Una deplorevole narrazione che sposta la responsabilità del reato sulla vittima perchè troppo provocante o succinta.

Sono gli abiti, in questo senso, a ricoprire un ruolo fondamentale in questo luogo comune. Secondo alcuni, infatti, sarebbero dei look troppo audaci il motivo e la giustificazione delle violenze sessuali. E la colpa, in questo quadro dell’assurdo, sarebbe delle donne giudicate incoscienti nella scelta di un outfit che ne preclude la sicurezza. Perchè d’altronde la carne è carne e, ai maschietti, non è stato insegnato come controllare gli istinti. Questo quello che pensa una buona fetta della popolazione pronta a difendere gli stupratori come bravi ragazzi che hanno semplicemente frainteso qualche segnale.

A tal proposito, in occasione della Giornata internazionale della donna, arriva a Trieste la mostra “Com’eri vestita? – L’abito non è un alibi” promossa dalla Consulta Femminile di Trieste e a cura di Libere Sinergie. SI tratta dell’adattamento italiano di “What Were You Wearing?” l’installazione ideata nel 2014 da Jen Brockman, direttrice del Centro per la prevenzione e l’educazione sulle aggressioni sessuali presso la University of Kansas, e Mary A. Wyandt-Hiebert, direttrice delle iniziative di programmazione del Centro di educazione contro lo stupro presso la University of Arkansas. In mostra 10 look ispirati agli abiti realmente indossati dalle vittime di violenza sessuale. Potenti nella loro normalità i look vogliono sfatare il mito secondo cui può essere un look la giustificazione di una violenza sessuale.

La Mostra sarà ospitata nella parte storica del Palazzo di Giustizia a simboleggiare il rapporto tra le forze dell’ordine e la cittadinanza che, almeno in teoria, dovrebbero viaggiare insieme per combattere la violenza. Contribuiscono all’esposizione le testimonianze delle vittime e le fotografie della giovane fotografa Brenda Rossi. L’artista, al suo primo allestimento pubblico, immortala tre luoghi teatro di violenza nella città di Trieste. Un’esposizione che non può lasciare indifferenti, un momento di riflessione su un tema perennemente strumentalizzato ad arte da istituzioni e personaggi pubblici.

Non può un look essere la giustificazione ad uno stupro. Anche fosse vero che ogni donna vittima di violenza sessuale fosse nuda poco importa. È bene ricordare l’8 marzo, così come tutti gli altri giorni, che una donna può bere, ubriacarsi, uscire mezza nuda ed essere sprovveduta, ma nessuno ha il diritto di abusare di lei. Sarà una banalità, ma i numeri parlano chiaro e forse, ogni tanto, queste “banalità” è bene ripeterle.