Artista romano, classe ’02, Mattia Cesarini, in arte Mandark, è la prossima scommessa dell’etichetta Supernova Group. Il 31 ottobre ha lanciato Forte, brano che anticipa l’uscita del prossimo progetto discografico.
Sogni nel cassetto: andare a Sanremo e collaborare con Saint Laurent.
Il tuo nome in arte è Mandark, la nemesi di Dexter. Come mai hai scelto questo personaggio? Ti rivedi in lui? Dimmi di più.
Mandark è il nome proprio del personaggio e l’ho scelto per un motivo molto semplice. Ai tempi, nel 2017, ero molto amico con Kvneki, un membro degli Psicologi, stavamo molto tempo insieme e io volevo cominciare a fare musica, per curiosità. Kvneki e gli altri che frequentavo avevano nomi particolari, quindi mi sono detto “mi cerco anche io un nome un po’ così, magari di un cartone animato” e ho scelto Mandark. Non l’aveva mai preso nessuno, nessuno si ricordava chi fosse, suonava bene, l’ho preso. Semplicemente per questo.
Perché hai scelto Mandark invece di Dexter?
Perché mi piace molto il personaggio. Lui è molto più intelligente di Dexter, ha il laboratorio più figo, è molto più bravo, ed è cattivo, ma non per scelta. Tante cose nella sua vita l’hanno portato ad essere cattivo. Lui nasce da una famiglia di genitori hippie e l’odio che prova per loro lo fa diventare una specie di genio del male. È la vita che lo porta ad essere cattivo.
È presente un Dexter nella tua vita? Qualcuno che cerca o ha cercato nel passato di spazzare via i i tuoi sogni e i tuoi progetti, ma allo stesso tempo, nella competizione, ti stimola per creare sempre qualcosa di nuovo?
Me stesso.
Quindi ti senti sia Dexter che Mandark allo stesso tempo?
Assolutamente si. Non c’è nessuno che mi ha portato avanti come ho fatto io e non c’è nessuno che mi ha messo i bastoni fra le ruote come ho fatto io.

La musica per te è come il laboratorio per lui? Un luogo in cui puoi esprimere te stesso e dare sfogo alle tue emozioni, creando?
Questa è una lettura perfetta, è esattamente così. Il mio laboratorio – studio ndr. – è come quello di Mandark. Scuro, tetro, cupo e arrabbiato.
Da dove deriva la tua passione per la musica? Quando hai iniziato ad avvicinarti a questo mondo?
In realtà la musica nella mia vita non è mai esistita fino ai 16 anni. Io non mi ricordo di aver ascoltato musica in maniera volontaria fino a quell’età, a parte i tormentoni.
Io comincio con la scrittura. Mi piace scrivere e in realtà vorrei fare lo scrittore. Scrivere canzoni per me, per altri, scrivere libri, scrivere in generale. La musica è il modo preferito per scrivere. Dalla scrittura poi sono passato al rap, incuriosito dall’ondata del 2016, e poi semplicemente ho continuato e ho scoperto tratti di me che non conoscevo, tratti della musica che non conoscevo, perché per me la musica era una cosa nuova. Ho cominciato con i freestyle e sono finito con il rock. Un bel viaggio insomma.
Come la tua infanzia ha influenzato il tuo stile musicale? L’essere un ragazzo solitario e poco socievole, soprattutto durante gli anni della scuola, pensi ti abbia spronato e aiutato a diventare quello che sei oggi?
Io sono dell’idea che tutte le turbe giovanili di una persona contribuiscano al suo curriculum artistico, che tutti quanti possano fare arte e che il percorso artistico di una persona sia il percorso della vita stessa. Tutto quello che succede attorno a noi è fondamentale: i miei successi, e traguardi a livello artistico sono il mio primo contratto discografico tanto quanto la prima fidanzatina che ti tradisce; la prima canzone su Spotify tanto quanto l’amico con cui litighi e con cui non parli più. Metto le due cose esattamente allo stesso livello.
Hai dei riferimenti in campo musicale che hanno ispirato il tuo stile? Preferisci personaggi iconici del passato o più attuali?
Io sono ispirato da tutti. Sono una persona priva di invidia, questo vuol dire che sono ispirato da Blanco, che a 18 anni ha vinto Sanremo, come sono ispirato dai Queen, che per un musicista è impossibile concepire come una band possa diventare così grande. Oltreoceano mi ispiro agli The Smashing Pumpkins e in Italia mi piacciono i ragazzi che fanno più o meno quello che faccio io, come Diego Naska e Chiello.
So che hai lavorato in una boutique d’alta moda. Ti interessa la moda? Il tuo modo di vestire e i tuoi look sono collegati alla tua musica?
La moda mi piace tantissimo. Sono un fan dell’alta moda. Ho avuto la fortuna di fare esperienza con dei brand importanti: Richmond, Balenciaga e Saint Laurent. Saint Laurent è il mio brand in assoluto preferito perché rispecchia appieno quello che faccio io, quello che sono io, quello che è la mia musica. Ha delle linee molto scure, molto eleganti, è glam e dark. Uno dei miei sogni nel cassetto, a livello di moda, è che un giorno qualcuno in Saint Laurent si accorga di me e dica “vuoi diventare un modello del nostro brand?”

Il 31 ottobre è uscito il singolo Forte. Da cosa sei partito per scriverlo? Qual è stata l’ispirazione, l’idea di partenza che ti ha portato a realizzare questo brano?
Forte è il frutto di un anno di stop dalla musica. Stop tra virgolette perché in realtà non mi sono mai fermato, non ho pubblicato canzoni per un anno e mi sono chiuso in studio a creare tanto materiale. E una delle canzoni che ne è uscita è Forte.
Forte nasce perché ero arrabbiato con tutti, con la vita, e volevo dare una svolta più dark, più aggressiva, più glam alla mia musica. Quindi ho fatto Forte, poi a seguire un’altra canzone, e poi una terza e così ho costruito un EP.
Perché hai scelto Forte come brano che anticipa il prossimo progetto discografico?
L’ho scelto perché è il perfetto inizio per l’EP. Fa capire subito che tipo di sonorità, che tipo di direzione ho voluto prendere, e chiaramente è una scelta che abbiamo pensato con il mio team. Li rispetto tantissimo, sono fortissimi, mi supportano in tutto. Per me è importantissimo ed è bello lavorare con delle persone che capiscono me e capiscono la musica.
Qual è l’essenza dell’EP? Hai dichiarato che il testo di Forte nasce per dare un tono più dark alla tua musica e che “si può essere violenti senza sfociare nella violenza”. Cosa significa quest’ultima frase?
Questo è un EP molto arrabbiato. Il messaggio che io voglio mettere all’interno dell’EP è che si può esprimere la rabbia senza sfociare nella violenza, perché secondo me Tu devi arrabbiarti, devi stufarti della situazione in cui sei, e devi canalizzare quella rabbia che tu provi in qualcosa di propositivo. Che sia in palestra, che sia con la musica, con le arti marziali o con la pittura, devi meravigliarti di quello che può fare un essere umano. Perché poi è così che abbiamo fatto le cose più grandi della storia.
La rabbia è un carburante pazzesco ed infinito. Quindi il messaggio è: usare la rabbia in modo positivo.
Solitamente durante il processo di creazione scrivi prima i testi o la melodia?
Da due anni a questa parte non riesco a scrivere senza la base. Con il mio produttore realizziamo una bozza della base, comincio a mormorare delle cose e le parole vengono da sole. Non so spiegarti come succede, succede e basta.
È chiaro che il tuo stile musicale, molto anticonformista e libero, è rivolto principalmente alla generazione Z. Ti piacerebbe raggiungere un pubblico più vasto, anche in termini di età, oppure ritieni che gli argomenti di cui tratti possano essere meno comprensibili e condivisibili da altre generazioni?
Io sono assolutamente consapevole che quello che faccio, in Italia viene considerato di nicchia, quindi so benissimo a quale tipo di pubblico mi riferisco, però ovviamente c’è la volontà di affermarmi. Questo è un percorso che richiede tempo. Faccio pop-punk ma sogno Sanremo.
Vorresti essere tu ad andare incontro al pubblico, in termini di stile musicale, oppure vorresti che fossero loro a venire da te?
Io credo che il pubblico debba venire incontro all’artista spinto della curiosità. Perché se io andassi incontro a quello che vuole il mercato finirei per amalgamarmi, ed è una cosa che non può esistere, né nella mia musica, né nella mia persona. Quindi io continuo dritto per la mia strada e spero che le cose vadano per il verso giusto.

L’artista sarà presente alla Wendy Night mercoledì 15 novembre al Gate di Milano dove presenterà il suo nuovo singolo dal vivo per la prima volta.


