A.N.G.E.L.O. Vintage

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Il 29 settembre ho avuto il piacere di essere invitata alla presentazione del documentario diretto da Francesca Zerbetto e prodotto da Kamera Film, dedicato alla storia di Angelo Caroli, soprannominato il Principe del Vintage.

Sono contenta di essere io a scrivere questo articolo su Angelo, non solo perché veniamo dalle stesse zone, più che altro quando l’ho raccontato ai miei genitori, ho riportato alla loro memoria i tempi in cui, da giovani, si vestivano solo con i suoi abiti. Mi hanno raccontato, infatti, che Angelo era un vero e proprio punto di riferimento per l’abbigliamento di quel periodo. Ma sopratutto perché mi ha affascinata il suo racconto.

Mi hanno colpito molto gli albori della sua storia: l’idea brillante di vendere capi già lavati. Oppure la storia dei due vestiti, quello giallo trovato tra gli scarti di un falò a New York e l’altro, risalente agli anni Venti, gettato via da un operaio perché, data la presenza delle perline e la particolarità del tessuto, non poteva essere riutilizzato come straccio.

Un’altra scena che mi ha incuriosito molto è stata quella in cui Angelo parla della sua immensa collezione di jeans. Soprattutto della scoperta di un paio risalente alla Seconda guerra mondiale, riconoscibile come Levi’s grazie a un solo bottone. Durante il periodo bellico, infatti, per risparmiare materiali, alcuni dettagli caratteristici del marchio venivano eliminati o semplificati.

 Ma chi è Angelo Caroli?

Fondatore di A.N.G.E.L.O. Vintage e figura di riferimento internazionale nel mondo del vintage, la sua storia è un viaggio attraverso la moda, il valore della memoria e la passione per il collezionismo.

La storia di Angelo inizia nel 1978, quando, ancora giovanissimo, scopre il fascino dell’abbigliamento americano di seconda mano. Nel documentario racconta di aver scoperto la parola “vintage” durante un suo viaggio in America, rimanendo stupito dal significato del termine, perché descriveva esattamente ciò che lui ricercava, senza ancora saperlo.

Questa è la storia di un uomo che ha saputo riconoscere il valore del passato prima ancora che il vintage diventasse un fenomeno culturale e un linguaggio centrale nella moda contemporanea.

La sua ricerca prende forma attraverso i primi viaggi a Prato, dove comincia a selezionare capi che raccontano epoche, identità e stili differenti. Una ricerca istintiva, guidata dalla curiosità e da una sensibilità estetica fuori dagli schemi, che, con il passare del tempo, si trasforma in un vero e proprio progetto imprenditoriale e culturale. Fino a diventare un nome riconosciuto a livello internazionale.

Angelo, infatti, aveva già intuito il potenziale estetico, storico e creativo degli abiti, anticipando temi oggi fondamentali per il sistema della moda, come il riuso, la circolarità e la conservazione del patrimonio tessile.

Il suo Archivio Vintage

Il suo Archivio Vintage Palace, a Lugo di Romagna, raccoglie 150.000 capi e accessori, databili dalla fine del XIX secolo agli anni Duemila. È una vera e propria biblioteca materiale della moda, diventata negli anni un punto di riferimento per maison, designer, stilisti, ricercatori e istituzioni culturali internazionali.

Il film esplora proprio il suo universo, al confine tra passione e ossessione, ricerca e collezionismo, restituendo agli abiti una dimensione che supera la loro funzione originaria.

Il documentario ci porta anche a riflettere sul significato del conservare: custodire un abito non significa semplicemente sottrarlo al tempo, ma preservarne la memoria e renderlo parte di un racconto ancora in evoluzione.

Questo documentario è stato realizzato anche grazie ai fondi della Regione Emilia-Romagna, con il patrocinio del Comune di Lugo, in collaborazione con l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna e con il sostegno della storica discoteca Baccara e di Start Cinema.

crediti foto: Press kit s2b