Perché ogni occasione di festa deve trasformarsi in un pretesto per ridursi nelle peggiori condizioni possibili? Stasera è Halloween e, mentre probabilmente qualcuno si sta già travestendo per una serata da paura, io mi sono posta una domanda: ma perché a noi ragazzi piace così tanto distruggerci?
Facendo qualche ricerca su Internet, ho capito che non si tratta quasi mai di un’unica causa, ma che entra in gioco un mix di fattori sociali e psicologici tipici della giovinezza.
È tutta colpa del nostro cervello?
Partiamo dalla prima categoria, ovvero quella che riguarda il nostro povero cervello, sempre “overstimulated”.
In primis, durante la giovinezza la corteccia prefrontale è ancora in fase di maturazione. Questa è proprio la zona del nostro piccolo cervello che ci aiuta a controllare gli impulsi, a formulare giudizi e a valutare bene i rischi. Insomma, diciamo che non sempre ci aiuta a prendere le decisioni migliori.
Sempre rimanendo nella categoria dei fattori cerebrali, abbiamo la continua ricerca di dopamina. Lo sapevi che il nostro cervello, soprattutto durante la giovinezza, è particolarmente sensibile alla gratificazione immediata e alla novità? Ed è anche per questo che siamo spinti a cercare sensazioni forti, senza pensare troppo alle conseguenze del giorno dopo.
Io non lo sapevo e ora mi spiego, o meglio, mi giustifico tante cose…

Come farsi applaudire per la cagata del secolo?
Per non parlare delle dinamiche sociali, che forse sono le peggiori.
Il cosiddetto “effetto branco”: normalizziamo i comportamenti estremi e magari, se siamo noi a metterli in pratica, veniamo pure lodati. Chiunque, ovviamente, vorrebbe essere lodato dopo aver fatto la cagata del secolo.
La FOMO, ovvero la paura di perdersi qualcosa e di essere esclusi. Col cavolo che passo per quella noiosa, io voglio essere la più divertente delle serate che si organizzano.
Passiamo poi al rito di passaggio, perché c’è sempre qualcuno pronto a dirti: «Tu sei astemio? Ma che noia…». Come se per divertirsi fosse obbligatorio bere.
Poi abbiamo le cosiddette valvole di sfogo. Questa categoria è quella che accomuna di più noi giovani.
Quante volte abbiamo detto, magari prima di andare a un appuntamento o di fare qualcosa che richiedesse un po’ di “coraggio”: «Mi faccio uno shottino»? Io tante.
Diciamolo tutti insieme: questa è l’ansia sociale, la nostra migliore amica, anche se in realtà penso che molte volte sia lei ad avere paura di me.
Per non parlare dello stress accumulato dalla scuola, dall’università, dal lavoro e dai problemi personali. E quindi qual è il modo migliore per evadere dalla realtà e spegnere il cervello per qualche ora? Ovviamente, bere. fare serate. O almeno, è quello che spesso ci piace raccontarci.

L’Arte di prepararsi a una serata disastrosa
Ok, ora che vi ho fatto una piccola introduzione sui diversi fattori che ci portano a sfasciarci, arrivo a un’altra domanda: ma quanta preparazione ci vuole dietro a una serata pazzerella?
E per pazzerella io sto parlando dell’incubo delle “clean girl”: alcol, trucco rovinato, un hangover che neanche in Una notte da leoni e vuoti di memoria che ti ricorderanno le amiche la mattina dopo, mentre tu penserai: «Che imbarazzo». Anche se, a pensarci bene, non ricordarsi interi pezzi della serata non è proprio una cosa su cui scherzare.
Certo, ci sono quelle volte in cui magari pensi: «Massì, esco per qualche oretta, mi faccio una serata in completo relax». E poi, completamente random, ti ritrovi a tornare alle cinque della mattina ridotta a una pezza.
Però, la maggior parte delle volte, e sono sicura che lo dici pure tu, prima del weekend o di una serata esce questa frase: «Stasera mi voglio ridurre malissimo, ho proprio voglia di bere». Una di quelle frasi che, già mentre le pronunci, dovrebbero farti riflettere sulle tue intenzioni.
Ovviamente ci si organizza per fare un preserata a casa, con le amiche. Tra musica, trucco e parrucco, come da copione, spunta anche una bella bottiglia di gin.
Per me poi la serata si potrebbe concludere anche così, perché si sa che la parte più bella è proprio questa: la decisione dell’outfit, le foto prima di uscire e la “TikTok session”, la mia preferita, dove tu sei lì, contenta e un po’ alticcia, che ti sbellichi dalle risate a fare la fighetta con le tue amiche.

La discoteca: dove la dignità viene lasciata al guardaroba
Il durante è piuttosto banale, nulla di troppo sconvolgente sul momento… si arriva in discoteca e da lì comincia una successione di eventi che, in condizioni normali, preferiremmo evitare.
Figuracce, balli improbabili, conversazioni non richieste con perfetti sconosciuti e qualche tentativo di socializzare forse un po’ troppo insistente. Ovviamente non ti si avvicina neanche un ragazzo, perché lo spettacolo che stai offrendo è qualcosa a cui sarebbe meglio non assistere.
Tra un drink e l’altro si arriva alla fine della serata, quando l’unico desiderio è tornare a casa, possibilmente senza rotolare.



Il post serata: Kebab o Bagno?
Secondo me, il post serata può prendere soltanto due direzioni.
Nella prima, quella tutto sommato più dignitosa, alla fine di queste serate ti ritrovi a mangiare un kebab alle cinque del mattino, ripensando a tutte le cadute, le figuracce e le decisioni discutibili prese durante la notte.
Magari cercando anche di ricostruire gli avvenimenti con le tue amiche, come se foste delle investigatrici sulla scena del crimine.
La seconda possibilità, invece, ve la lascio immaginare. Diciamo soltanto che la serata si conclude in bagno e che, improvvisamente, tutte quelle grandi idee, di serate, avute qualche ora prima non sembrano più così geniali.

Dolcetto, scherzetto o Hangover?
Insomma, tra dopamina, FOMO, ansia sociale e decisioni discutibili, forse abbiamo capito perché a noi ragazzi piace così tanto sfasciarci. O almeno, abbiamo trovato qualche spiegazione per tutte quelle serate che sarebbe stato meglio concludere un po’ prima.
Quindi, stasera è Halloween e, tra costumi e feste, speriamo che l’unica cosa davvero spaventosa sia il nostro trucco a fine serata. In tutti i sensi.

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