Il mio percorso vegano: oltre gli estremismi, tra empatia e libertà

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Il mio punto di partenza

So che è una frase che avrete già sentito tantissime volte, ma per molto tempo mi sono sentita tremendamente incoerente nel pronunciare le parole “amo gli animali” e, allo stesso tempo, girarmi dall’altra parte di fronte a ciò che accadeva negli allevamenti intensivi. La verità non è che non lo sapessi o che fossi indifferente; semplicemente provavo troppa colpa anche solo nel guardare quella realtà e non mi sentivo pronta ad approcciarmi a un cambiamento così radicale nella mia alimentazione.

Il mio percorso è stato graduale: sono stata vegetariana per circa un anno e ad oggi sono vegana da otto mesi. Se oggi qualcuno venisse da me e mi dicesse: “Vorrei diventare vegano o vegetariano ma non so come fare”, il consiglio più sincero che mi sentirei di dare è uno solo: fallo quando ti senti pronta. Non farlo perché ti forzi o perché senti la pressione altrui, ma perché dentro di te senti di volerlo e poterlo fare.

In questo primo articolo sul tema, voglio condividere con voi come la ricerca personale, la curiosità e la consapevolezza possano trasformare la paura in una forma bellissima di cura verso se stessi e verso gli altri esseri viventi.

La gentilezza che rivoluziona

C’è una cosa che, paradossalmente, non mi è mai piaciuta del mondo vegano: gli estremismi. Per il mio modo di essere e per il punto a cui sono arrivata oggi, non riuscirei più a vivere nelle sfumature di grigio su questo tema, ma rispetto profondamente tutti, compreso chi decide semplicemente di provare a fare un piccolo cambiamento per un solo giorno. Non condivido l’atteggiamento di chi, seppur guidato da motivazioni nobili, discrimina chi non vive la scelta in modo bianco o nero.

A questo proposito, ho apprezzato immensamente il lavoro e l’approccio di Margherita (@itzmargherita), che in un progetto è entrata a contatto diretto con i bambini nelle scuole (un ruolo di altissima responsabilità) parlando di questi temi in modo meraviglioso, gentile e con un linguaggio perfettamente calibrato per loro, servendosi anche di giochi interattivi e facendo assaggiare ai piccoli degli hamburger vegetali per mostrare quanto possano essere buoni. Questo è l’esatto tipo di approccio che amo: un po’ meno quello provocatorio ed eccessivo che a volte adottano alcuni soggetti. La causa è straordinariamente giusta, ma trattandosi di un motivo fondato sull’amore, sul rispetto e su valori positivi, merita di essere portata avanti con altrettanta grazia ed empatia.

Il mio obiettivo con questa serie di articoli non è fare la lezione a nessuno, ma condividere le conoscenze che ho appreso informandomi, stimolare la curiosità e abbattere il muro dell’ignoranza, intesa nel senso letterale di non-conoscenza, che ancora circonda il veganesimo. Io per prima vedevo la scelta vegetale come una condizione estrema, ma sperimentandola ho scoperto un mondo profondo, positivo e pieno di serenità.

Guardare in faccia la realtà

Il momento della vera presa di coscienza è arrivato quando ho trovato il coraggio di guardare Dominion (2018), un documentario diretto da Chris Delforce e narrato da voci iconiche del movimento come Joaquin Phoenix e Rooney Mara. Attraverso l’uso di droni e telecamere nascoste, l’opera mostra senza filtri l’impatto e le pratiche degli allevamenti intensivi e dei macelli in tutto il mondo.

È una visione cruda, difficile, che ti sbatte in faccia la realtà. Ma è stato proprio lì che mi sono posta una domanda fondamentale: se non sono nemmeno in grado di guardare sullo schermo da dove arriva ciò che mangio, come posso continuare a farne parte e pretendere di avere la coscienza pulita? Guardarlo non significa autoinfliggersi una pena, ma decidere di non chiudere più gli occhi di fronte a ciò che sosteniamo come consumatori.

Dall’empatia alla scienza: l’Incontro con la Dott.ssa Silvia Goggi

Ciò che è iniziato come un puro gesto di empatia verso gli animali si è gradualmente trasformato in una straordinaria cura per il mio benessere sia fisico che mentale. Molte delle accuse o dei dubbi che mi venivano rivolti, legati all’idea che questa alimentazione fosse “poco sana” o incompleta, mi hanno spinta ad approfondire le fonti scientifiche con grande rigore.

In questo percorso di sblocco e consapevolezza è stata assolutamente illuminante la figura della Dott.ssa Silvia Goggi, medico chirurgo specialista in Scienza dell’Alimentazione, autrice di libri di successo e punto di riferimento assoluto in Italia per la divulgazione della nutrizione a base vegetale fondata sulle evidenze scientifiche. Ascoltarla e vederla ospite nel podcast di Virginia Gambardella è stato per me un vero e proprio punto di svolta. In quella chiacchierata ricca di spunti preziosi, la Dott.ssa Goggi demolisce con estrema semplicità e rigore i falsi miti legati alla dieta plant-based, spiegando concetti illuminanti che dovremmo fare nostri, come la necessità e l’importanza di consumare legumi tutti i giorni, inserendoli come pilastro della nostra salute a lungo termine.

Vi consiglio caldamente di recuperare quell’episodio e di affidarvi ai suoi studi: ha una capacità straordinaria di aprire la mente, di rassicurare chi ha timore di compiere il passo e di dimostrare che la scienza medica sostiene pienamente un’alimentazione vegetale ben pianificata, adatta a ogni fase della vita. Comprendere la biologia della nutrizione mi ha liberata da ogni insicurezza, dandomi la certezza che stavo nutrendo il mio corpo nel modo più sano e rispettoso possibile.

Riscoprire il cibo

Il passaggio a una dieta 100% vegetale ha portato con sé un effetto collaterale inaspettato: mi ha fatto appassionare alla cucina e alla sperimentazione culinaria, un mondo da cui prima mi sentivo lontanissima. Ho scoperto un universo di ingredienti, spezie, legumi e abbinamenti che non conoscevo affatto.

In realtà, anche l’onnivoro più convinto consuma ogni giorno piatti completamente vegani senza nemmeno farci caso: dal porridge d’avena del mattino alla classica pizza rossa con le patatine, fino alle vellutate o alla pasta al pomodoro e basilico. Imparare a cucinare in modo consapevole porta a preferire preparazioni fresche e homemade, abbandonando la pigrizia dei cibi confezionati.

Ma la cosa più profonda è stata un’altra. Per un periodo della mia vita avevo perso il rapporto sereno con il cibo; ritrovarlo attraverso la cucina vegetale, trasformandolo in un atto di cura e creazione libera, mi ha ridonato una pace interiore inestimabile.

Informarsi per scegliere

Oggi il web offre un’infinita mole di informazioni, ma purtroppo anche tanta disinformazione. Odio quando persone poco specializzate parlano con presunzione di argomenti complessi; per questo voglio chiarire che non mi ergerò mai a dottoressa. Nei prossimi articoli di questa serie raccoglierò studi scientifici accreditati, pareri medici certificati e la mia esperienza sul campo per affrontare la salute e la nutrizione (parlando di proteine, legumi, vitamina B12 e falsi miti biologici), la vita quotidiana e le sfide pratiche (come la gestione della socialità, i costi della spesa e l’impatto ambientale),e infine le risposte serene e logiche alle obiezioni più comuni che ci sentiamo dire regolarmente.

Non dobbiamo diventare tutti vegani dall’oggi al domani. Tuttavia, la scienza e i grandi report internazionali (come la famosa EAT-Lancet Commission) confermano che il consumo medio di carne nella società occidentale supera di gran lunga le reali necessità fisiologiche e i limiti di sostenibilità del pianeta. Anche solo ridurre la frequenza settimanale farebbe una differenza monumentale.

Mettersi in gioco

Invito chiunque stia leggendo a mettere da parte per un attimo lo scetticismo e a mettersi in gioco con curiosità. L’ottusità e la chiusura mentale portano raramente a qualcosa di costruttivo, mentre muoversi a piccoli passi regala sempre grandi miglioramenti. Se nel frattempo hai voglia di iniziare a curiosare e a sperimentare in autonomia, ti consiglio di scaricare l’applicazione Planter: puoi usufruire di 7 giorni gratuiti per esplorare infinite ricette plant-based strepitose, dalle paste di ogni tipo alle torte salate, fino a una fantastica carbonara vegana.

Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te si applica a tutti gli esseri senzienti, non solo a quelli che sanno parlare la nostra lingua.

Crediti foto: Cosmos