Un adulto creativo è un bambino sopravvissuto 

da | CULTURE

Da qualche parte, tra una matita consumata e un cassetto che non si apre più bene, è rimasta una cosa che non sappiamo nominare

Caro lettore,

forse dovremmo smettere di chiederci quando abbiamo cominciato a diventare grandi. È una domanda troppo precisa per una cosa che non ha mai avuto una data.

Crescita è cambiamento?

adulto creativo

Un pomeriggio abbiamo smesso di disegnare sui margini. Un altro abbiamo buttato via un sasso dalla forma curiosa perché non sapevamo più dove metterlo. Abbiamo imparato a non fissare troppo a lungo la luna, a non dare nomi alle cose che non ne avevano bisogno, a non raccontare agli altri la storia che avevamo inventato per quella signora seduta da sola al tavolino accanto.

Niente di drammatico. È questo il problema. Le cose che ci cambiano di più, qualche volta, non fanno rumore.

Tracce di un bambino creativo

Rimangono soltanto alcune tracce. Una matita rosicchiata in fondo a un astuccio. La carta sottile di un biscotto al burro, piegata con cura e dimenticata dentro un libro. Un cassetto che non si apre bene perché, dietro le cose utili, qualcuno ha nascosto una collezione di oggetti senza nome: un bottone, tre monete straniere, una fotografia venuta male, un nastro scolorito.

Li guardiamo da adulti e ci chiediamo perché li abbiamo conservati. Non troviamo una risposta.

Abbandonare per crescere

adulto creativo

“Un adulto creativo è un bambino sopravvissuto.” Sopravvissuto. Non rimasto. Non cresciuto. Non diventato. Sopravvissuto.

Come se l’infanzia fosse un luogo da cui, prima o poi, siamo costretti a partire. Come se crescendo dovessimo attraversare una frontiera invisibile e lasciare qualcosa dall’altra parte.

Il creativo nascosto

Le ginocchia sporche. Le case costruite con due sedie e una coperta. Quasi tutto. Se non fosse che certe cose hanno l’abitudine di nascondersi invece di morire.

Le ritrovi in posti improbabili.

adulto creativo

Il passare un dito sulla condensa di un vetro lasciando una linea chiara. Il gesto di scegliere una mela e rigirarla lentamente tra le mani, come se anche la sua parte nascosta avesse qualcosa da dire. E ancora, la punta di un dito che disegna una superficie mentre sei al telefono o il rumore preciso che fa una matita quando rotola e si ferma contro un libro.

Non significano niente. Ed è proprio questo il loro fascino. Non tutto deve condurre da qualche parte, un po’ come quegli oggetti che continuiamo a conservare senza sapere quale versione di noi li abbia trovati degni di essere salvati.

Seminare creatività 

La creatività abita anche qui. In questa piccola esitazione davanti alle cose. Nel momento esatto in cui una tenda è soltanto una tenda e, subito dopo, per un secondo soltanto, non lo è più.

E allora, non è forse questo il significato di sopravvivere? Non portarsi dietro l’infanzia come una valigia. Lasciarla sparpagliata.

Un po’ nelle tasche dei cappotti, un po’ tra le pagine dei libri, un po’ dentro quei cassetti che continuiamo ad aprire senza sapere cosa stiamo cercando.

adulto creativo

E quando finalmente troviamo qualcosa, non sappiamo darle un nome. La guardiamo. Poi la rimettiamo al suo posto. Come se, in fondo, fosse sempre stata lì.

Foto: Pinterest