Guernica e l’inganno dell’eternità

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Nel suo nuovo libro, Luca Nannipieri parte dall’opera più celebre di Picasso per indagare il destino dei classici: immagini consacrate, violate e infine abbandonate, la cui sopravvivenza dipende soprattutto dalla nostra capacità di continuare a guardarle.

Un capolavoro non si colpisce per distruggerlo. Si colpisce perché è ancora vivo.

Nel 1974, al Museum of Modern Art di New York, un uomo si avvicinò a Guernica di Pablo Picasso e tracciò sulla tela una scritta con della vernice rossa: Kill Lies All. Un gesto vandalico, certamente. Ma anche politico, teatrale, quasi paradossale. Per contestare il potere simbolico dell’opera, l’uomo finì infatti per riconoscerlo. Nessuno oltraggia ciò che considera irrilevante.

È da questa contraddizione che prende avvio La Guernica di Pablo Picasso. Ascesa e oblio di un classico, il nuovo libro dello storico dell’arte Luca Nannipieri, pubblicato da Castelvecchi. Un saggio che utilizza il dipinto più celebre di Picasso non soltanto per raccontare il Novecento, la guerra o la violenza, ma per porre una domanda decisamente meno rassicurante: che cosa accade quando anche un capolavoro comincia a essere dimenticato?

Perché siamo abituati a pensare ai classici come a creature immortali. Li osserviamo nei musei, li riproduciamo sui manuali scolastici, li trasformiamo in citazioni, manifesti e souvenir. Poi, soddisfatti, li consegniamo all’eternità. Come se l’eternità fosse un diritto acquisito, una pensione garantita dal genio. Nannipieri incrina proprio questa certezza: nessuna opera sopravvive da sola.

Guernica, oltre la storia

Dipinta da Picasso nel 1937, dopo il bombardamento della città basca di Guernica, l’opera è diventata una delle immagini più riconoscibili del XX secolo. Non rappresenta semplicemente una tragedia storica: nel tempo è stata elevata a simbolo universale della sofferenza provocata dalla guerra.

I corpi spezzati, il cavallo ferito, la madre con il figlio morto, il bianco e nero che sembra sottrarre alla scena persino l’ultima consolazione del colore: tutto concorre a costruire un’immagine che appartiene ormai alla memoria collettiva. O almeno così ci piace credere.

Il libro di Nannipieri, articolato in ventotto capitoli e accompagnato da tavole, grafici e da un ampio repertorio iconografico, non insiste però su una storia già ampiamente conosciuta. Il suo oggetto è soprattutto il futuro di Guernica. E, attraverso di essa, il futuro di tutte quelle opere che una civiltà decide, per un certo periodo, di chiamare “classici”.

La questione non riguarda dunque soltanto Picasso. Riguarda il modo in cui consacriamo le immagini, le veneriamo, le consumiamo e, qualche volta, le abbandoniamo.

L’oltraggio come forma di riconoscimento

I vandali e i contestatori che negli anni hanno attaccato Guernica occupano un posto centrale nella riflessione di Nannipieri. I loro gesti nascono dalla volontà di violare un simbolo, ma contribuiscono inevitabilmente a rafforzarlo. L’oltraggio diventa una forma involontaria di devozione.

Per colpire davvero una società, del resto, bisogna conoscere ciò che considera sacro. Le opere d’arte, quando diventano classiche, smettono di essere soltanto oggetti estetici: si trasformano in pietre d’orientamento, punti attraverso i quali una comunità riconosce sé stessa, il proprio passato e persino le proprie contraddizioni.

È precisamente per questo che vengono attaccate. E forse è proprio quando nessuno sente più il bisogno di difenderle, contestarle o profanarle che comincia il loro vero declino.

Il contrario della vita di un’opera non è la distruzione. È l’indifferenza.

Il mito dell’immortalità

Nannipieri descrive la storia dei classici come un percorso irregolare fatto di luce, penombra e oblio. Le opere possono attraversare secoli di venerazione, scomparire dalla memoria e tornare, in un altro tempo, a essere considerate essenziali. La loro esistenza culturale non segue una linea retta: procede per riscoperte, rimozioni e ritorni.

«Ogni manufatto umano può trascorrere secoli di oblio e poi tornare vivo», scrive lo storico dell’arte. L’impermanenza, dunque, non rappresenta necessariamente la morte dell’opera, ma la condizione stessa della sua sopravvivenza.

Anche Guernica, oggi apparentemente inattaccabile nel proprio statuto di capolavoro, potrebbe un giorno essere sostituita da altre immagini, più vicine alle paure e ai desideri di chi verrà dopo di noi. Potrebbe scivolare ai margini, perdere la propria centralità, smettere di parlare. Non perché meno potente, ma perché nessuna potenza simbolica è indipendente dal tempo che la contempla.

È un’ipotesi che disturba. Soprattutto in un’epoca convinta che riprodurre equivalga a ricordare. Abbiamo accesso a una quantità smisurata di immagini, eppure la loro moltiplicazione non ne garantisce la permanenza. Anzi, spesso produce l’effetto opposto: ciò che appare ovunque rischia di non essere più visto da nessuno.

Guernica può diventare familiare fino all’invisibilità. Un’icona riconosciuta senza essere osservata, citata senza essere compresa. Anche i capolavori, quando vengono ridotti a sfondo, imparano a scomparire.

Il patrimonio è fatto di attenzione

La tesi più radicale del libro arriva forse quando Nannipieri sposta il centro della riflessione dalle opere agli individui: «Il patrimonio di un popolo, di una comunità, non è un insieme di opere, ma un insieme di attenzioni».

Non basta che un dipinto esista, che sia protetto da una teca o conservato alla temperatura corretta. Perché continui a vivere deve essere guardato, studiato, discusso e perfino contraddetto. La conservazione materiale, da sola, salva l’oggetto. Non necessariamente il suo significato.

Dopo Che cosa sono i classici, pubblicato da Skira nel 2024, Nannipieri prosegue così la propria ricerca sull’antropologia dei classici. Il percorso continuerà con volumi dedicati al Colosseo e ai dipinti universitari di Gustav Klimt distrutti durante la Seconda guerra mondiale: opere e monumenti utilizzati per comprendere come le comunità scelgano le proprie pietre miliari e, altrettanto significativamente, come finiscano per seppellirle.

La Guernica di Picasso. Ascesa e oblio di un classico non è quindi soltanto un libro su un quadro. È un libro sulla responsabilità dello sguardo. Sull’illusione che la bellezza, una volta riconosciuta, possa fare a meno di noi.

Foto: Nannipieri Press, NotiziArte