Il primo complimento non si scorda mai

da | LIFESTYLE

Un complimento ricevuto davanti allo specchio, in un corridoio affollato o durante una giornata qualunque può diventare una minuscola chiave capace di aprire una stanza nascosta della nostra identità

Caro lettore, ti ricordi il primo complimento che hai ricevuto per un outfit?

Non il più importante. Non il più elegante. Proprio il primo. Forse era una mattina qualsiasi. La luce pallida sulle tende, il profumo del bagnoschiuma alla vaniglia che arriva dalla doccia ancora piena di vapore, le scarpe disordinate all’ingresso per la tanta fretta della sera prima. Hai indossato qualcosa senza pensarci troppo. O forse ci hai pensato moltissimo. Una giacca trovata per caso, una gonna che ti faceva sentire diversa, un maglione del colore esatto di un pomeriggio d’autunno. Poi qualcuno ha detto qualcosa di molto semplice. “Ti sta bene.” “Mi piace come sei vestito oggi.” Poche parole. Strano, sono sembrate qualcosa di così importante.

Cassetto dei ricordi

I complimenti hanno una strana capacità, sanno infilarsi nei cassetti della memoria dove normalmente finiscono le cose importanti. Restano lì, piegati con cura tra fotografie, biglietti del treno e canzoni che non ascolti più ma conosci ancora a memoria.

Non ricordiamo soltanto il complimento. Ricordiamo chi ce l’ha detto, il tono della voce, il colore del cielo, la sensazione precisa che ci ha attraversato il petto in quell’istante. Come se qualcuno, per un secondo, avesse acceso una piccola lampada su una parte di noi che fino a quel momento era rimasta in penombra.

Rinforzo positivo

La psicologia chiama questo fenomeno rinforzo positivo. In parole più semplici, tendiamo a ripetere ciò che ci fa sentire accolti, visti.

Complimenti che condizionano

Così quella giacca torna nell’armadio sempre un po’ più vicina alla porta. Quel colore diventa una scelta abituale. Quella silhouette si trasforma in una firma inconsapevole. Senza accorgercene, iniziamo a costruire il nostro stile seguendo una mappa fatta non solo di gusti personali, ma anche di emozioni.

E forse è per questo che il primo complimento pesa più degli altri.

Complimenti che colpiscono la fragilità

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Arriva quando il nostro modo di vestirci è ancora fragile, come una piantina appena spuntata dal terreno. Non sa ancora se crescere verso destra o sinistra. Non conosce la propria forma. Quel piccolo riconoscimento diventa allora una goccia d’acqua. Una direzione.

Complimento vuol dire essere visti

Se ci fai caso, con il tempo crediamo di scegliere i vestiti. In realtà, spesso, scegliamo anche i ricordi che essi custodiscono. Non è assurdo come una camicia possa conservare il profumo o le sensazioni di un momento preciso? O come un paio di scarpe possano trattenere l’eco lontana di una frase pronunciata anni prima?

Questione di dettagli

Ecco perché il primo complimento non si dimentica. Perché parla del momento esatto in cui qualcuno ci ha guardati e, tra mille dettagli possibili, ha scelto proprio quello. Ha visto un colore, una forma, una scelta apparentemente piccola. Ma dietro quella scelta ha intravisto noi.

Foto: Pinterest