Sessanta secondi di felicità

da | CULTURE

La felicità ha uno strano modo di rivelarsi, arriva quando il tempo sta per scadere. E certi momenti ci sembrano ordinari finché non scopriamo che stavano per diventare indimenticabili

Caro lettore, ti è mai capitato di accorgerti di essere stato felice solo un attimo dopo? Non mentre ridevi. Non mentre eri lì. Un secondo dopo.

Come quando chiudi la porta di una casa e, mentre la chiave gira nella serratura, senti improvvisamente il profumo del caffè rimasto in cucina. O quando qualcuno sta già scendendo le scale e tu noti per la prima volta il rumore preciso delle sue scarpe.

Una vita a rincorrere la felicità

È strano. Passiamo metà della vita a inseguire la felicità e l’altra metà a riconoscerla in ritardo. Forse perché la felicità è una pessima attrice. Non ama i riflettori, non entra in scena annunciandosi. Preferisce nascondersi nelle cose minuscole. Una tovaglia stropicciata dal vento. Una mano appoggiata sul cambio durante un viaggio. Le briciole di una focaccia rimaste sul sedile posteriore.

Attimi fuggenti

Poi, arriva quella sottile sensazione che attraversa la stanza come una corrente d’aria. E il tempo rallenta. Il corpo la riconosce immediatamente.

Gli occhi cominciano a comportarsi come archivisti ossessivi. Catalogano il colore delle tende. La piega di una camicia lasciata sullo schienale di una sedia. Il modo in cui la luce delle sei del pomeriggio trasforma il vetro di una finestra in un piccolo lago dorato. È come se una parte di noi sapesse qualcosa che il resto deve ancora capire. Come se stesse dicendo “Guarda bene. Guarda meglio. Tra poco questo momento apparterrà a un’altra epoca.”

Cose preziose

E allora succede una cosa curiosa. I dettagli più insignificanti diventano enormi. Una risata pronunciata con la bocca piena. Il tintinnio dei cubetti di ghiaccio in un bicchiere. Una conversazione talmente banale da sembrare inutile. In quel momento non sembrava importante. Forse perché le cose più preziose raramente si presentano come preziose. Arrivano travestite da martedì pomeriggio. Da cena improvvisata. Da ritorno a casa. Da niente. Eppure sono proprio quei minuti che continuano a vivere dentro di noi.

Memorie di felicità

Anni dopo basta un odore. Il profumo dolce delle pesche mature in un supermercato o una canzone sentita per caso da un taxi con il finestrino abbassato. E all’improvviso tutto ritorna. La stanza. Le voci. Il vento. Persino il modo in cui batteva il cuore.

Sessanta secondi prima della felicità

Forse la felicità non è il momento che ricordiamo. Forse è il momento che stavamo per perdere. Quei sessanta secondi sospesi tra l’avere e il non avere più. Sessanta secondi in cui il mondo, per una ragione misteriosa, smette di correre. E ci concede il privilegio rarissimo di vedere quanto era bello prima che sparisse.

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