La moda si ascolta. Perché i podcast contano

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Dai brand del lusso alle riviste di settore, i podcast stanno ridefinendo lo storytelling e la comunicazione nel fashion system contemporaneo

Quando scegliamo una voce invece della musica

Quando saliamo sull’autobus e infiliamo gli auricolari, non sempre cerchiamo musica. A volte vogliamo solo una voce che ci racconti qualcosa. È questo il podcast: un programma audio che ascoltiamo quando vogliamo e dove vogliamo, senza orari decisi da altri.

I molti volti del podcast

Ne esistono forme diverse. C’è l’intervista, dove un ospite si racconta a ruota libera. C’è il formato narrativo, costruito come una serie tv fatta di sole parole, con colpi di scena che tengono incollati. E poi le chiacchierate tra amici attorno a un tema, o i documentari sonori che seguono una storia vera puntata dopo puntata. Ma perché funzionano così bene? Perché la voce crea intimità. Mentre leggiamo un articolo ci distraiamo facilmente. Una persona che ci parla all’orecchio mentre cuciniamo o corriamo entra invece in uno spazio protetto della giornata. Chi ti ascolta per mezz’ora, di te si fida.

Il potere dello storytelling

Qui entra in gioco lo storytelling. Un buon podcast non recita un elenco di informazioni, le mette in scena. Prende un marchio e ne fa un racconto che parte piano e a un certo punto sorprende. Il nostro cervello ricorda le storie molto più dei numeri messi in fila.

La moda lo ha capito presto. Gucci ha lanciato un suo podcast con artisti e scrittori che dialogano sul presente, lontano dal solito spot patinato. Gucci Con la serie audio dedicata a Coco e ai suoi archivi, Chanel fa entrare chi ascolta dentro la storia della maison.

Anche le testate hanno preso la stessa strada. Business of Fashion intervista direttori creativi e buyer, mentre Vogue porta il dietro le quinte delle sfilate fin dentro le cuffie.

Per un marchio è un modo prezioso di parlare ai più giovani, che ormai saltano la pubblicità tradizionale a piè pari, e di far crescere il desiderio piano, senza fretta. Il marchio smette di gridare “comprami” e comincia a sussurrare “ti racconto chi siamo”.

Un mezzo accessibile e potente

C’è anche un vantaggio pratico. Produrre un podcast costa poco rispetto a una campagna fotografica con set, modelle e location, eppure crea un legame che dura nel tempo. Una boutique di quartiere o un giovane designer possono raccontarsi così, senza il budget di una grande maison, e farsi ascoltare da chi davvero li cerca.

Per una rivista di moda è poi un modo per uscire dalla carta e seguire i lettori dentro le cuffie. Un redattore può intervistare uno stilista nel backstage di una sfilata e farci sentire il rumore delle forbici, i passi nervosi prima che il modello entri. Può raccontare come nasce una borsa, dal disegno su un foglio fino alla vetrina del negozio, e trasformare un oggetto in una storia che vale la pena seguire.

La moda riscopre la voce

In un mondo pieno fino all’orlo di immagini, la moda riscopre una cosa antica: raccontare a voce. E lo fa con uno strumento nuovo, capace di restituirle tempo e attenzione. Forse è proprio questa la vera forza dei podcast nel fashion system: ricordarci che, prima ancora di essere vista, la moda può essere ascoltata.

Articolo di: Andrea Lazzaroni

Photocredits: Pinterest, AI generated