Artistic Dress: movimento di liberazione

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Artistic Dress: moda d’emancipazione che parla ancora di noi

L’Artistic Dress è stato un movimento sartoriale e una sottocultura emersa nell’Inghilterra vittoriana, tra il 1848 e il 1900. Non era solo una questione di stile: piuttosto, una ribellione contro la rigidità dell’epoca e la produzione industriale di massa. Considerato l’antesignano delle moderne sottoculture di moda, l’Artistic Dress usava l’abbigliamento come strumento di resistenza culturale ed espressione individuale. Visionari come Paul Poiret o, in epoca contemporanea, Iris Van Herpen, condividono con questo movimento la stessa urgenza: trasformare l’abito in un manifesto di libertà.

Precursori del movimento: William Morris e la rivoluzione delle linee morbide

Nato a Londra dalla visione dei Preraffaelliti e di William Morris, questo stile scelse di guardare alla purezza del passato per liberare il corpo femminile: via le strutture artificiali, spazio a tessuti morbidi, tinte naturali e ricami artigianali. In quel momento, l’abito ha smesso di essere un semplice status sociale per diventare un manifesto intellettuale, unendo la ricerca della bellezza alla lotta per l’emancipazione. Tutto ciò si può evincere dal quadro “La bella Isotta” di William Morris, maggior esponente del movimento preraffaellita. L’abito della donna, privo di corsetti rigidi e crinoline ingombranti, segue la forma naturale del corpo, riflettendo il desiderio di liberarsi dalle costrizioni fisiche e sociali imposte dalla società.

The Woman’s World e l’influenza di Wilde sull’Artistic dress

The Woman’s World è stata una rivista mensile vittoriana curata da Oscar Wilde tra il 1887 e il 1889. Quella che prima dell’arrivo di Wilde era una semplice pubblicazione dedicata a moda e pettegolezzi, sotto la guida dell’autore cambiò missione: non doveva occuparsi solo di ciò che le donne indossano, ma soprattutto di ciò che pensano e provano. Così, la rivista divenne un’importante piattaforma per l’emancipazione femminile, affrontando temi come l’istruzione, il diritto al voto e l’autonomia economica.

Attraverso essa, il movimento dell’Artistic Dress – nato negli atelier dei pittori e nelle case degli intellettuali – arrivò nei salotti di migliaia di donne. Il messaggio arrivò forte e chiaro: le donne capirono che liberarsi dal corsetto non era solo un atto estetico, ma un passo verso l’emancipazione intellettuale. Il vestito femminile doveva permettere di camminare, lavorare e pensare, senza essere un ostacolo fisico. Si può dunque affermare che senza Wilde, l’Artistic Dress movement sarebbe rimasto probabilmente un esperimento isolato, piuttosto che una vera e propria base della moda moderna.

La liberazione dal corsetto per mano di Paul Poiret

Paul Poiret: stilista francese, considerato il primo vero creatore di moda in senso moderno. I suoi contributi allo stile del XX secolo sono stati spesso paragonati a quelli di Picasso nel mondo dell’arte. Fu l’uomo che abolì il corsetto e rivoluzionò l’estetica femminile, liberando le donne dalle costrizioni fisiche della Belle Époque. Grazie alla sua visione, il corpo femminile passò dalle rigide strutture a “S” a una silhouette più fluida e naturale. La sua visione si sposava perfettamente con le logiche dell’Artistic Dress: corpi liberi, silhouette ribelli, abiti di protesta sociale.

Lo spirito dell’Artistic Dress nella moda contemporanea: Iris Van Herpen

Oggi, gli stessi animi che muovevano le motivazioni della subcultura dell’Artistic Dress, muovono il lavoro di una della designer più amate dal sistema moda contemporaneo, Iris Van Herpen. Il suo lavoro è caratterizzato da una continua ricerca interdisciplinare che unisce natura, scienza, architettura e danza. È stata la prima a introdurre la stampa 3D nell’alta moda nel 2010 con un approccio che non è solo estetico, ma scientifico: le sue creazioni imitano strutture naturali come il piumaggio degli uccelli, i sistemi nervosi o le formazioni cristalline dell’acqua. Utilizza materiali insoliti come silicone ad alte prestazioni, Mylar tagliato al laser e persino vetro soffiato a mano. Inoltre, avendo studiato danza classica, Iris è ossessionata dal movimento, e i suoi abiti sono progettati per fluttuare e reagire allo spostamento d’aria intorno al corpo.

Il legame tra il movimento e la figura di Michael Jackson

Entrambi hanno usato l’abito per cancellare i confini: l’Artistic Dress ha liberato la donna dalle costrizioni fisiche, mentre Michael Jackson ha liberato l’immagine maschile dai pregiudizi. Egli ha unito elementi femminili, come paillettes, tessuti preziosi e silhouette attillate, a elementi di forza, creando un’estetica androgina e libera che sfida le etichette sociali, esattamente come le donne dell’Artistic Dress sfidavano le etichette vittoriane. L’Artistic Dress e Michael Jackson sono due capitoli della stessa storia: quella di chi proclama che il genere o le regole sociali non decidono su ciò che si indossa. Hanno combattuto la stessa battaglia contro la gabbia dei costumi sociali.

Volgendo lo sguardo al giorno d’oggi, è difficile trovare lo stesso spirito. In un certo senso, stiamo cancellando tutto ciò per cui si è lottato in passato, tornando man mano a costringere il corpo entro corsetti e forme limiate. L’Artistic Dress ci ha insegnato a respirare; oggi, sembra che ce ne siamo dimenticati.

Foto: Pinterest