Michael: il film sulla vita del Re del Pop

da | CULTURE

Tutto quello che c’è da sapere su Michael, il biopic sulla vita del Re del Pop, uscito nelle sale lo scorso 22 aprile

Il biopic su Michael Jackson, uscito nelle sale il 22 aprile diretto dallo statunitense Antoine Fuqua, racconta la storia del leggendario Re del Pop. Per realizzare quest’opera, Fuqua ha lavorato a stretto contatto con il produttore Graham King (già artefice del successo di Bohemian Rhapsody) e lo sceneggiatore John Logan (Il Gladiatore, The Aviator). La narrazione del film si incentra sul percorso che ha portato Michael a diventare un’icona mondiale, mostrando senza filtri le sofferenze affrontate lungo il cammino, inclusa la sua battaglia contro la vitiligine.

La missione di Antoine Fuqua per un biopic autentico

Il regista ha dichiarato che la sua priorità assoluta è stata la ricerca dell’autenticità: per questo motivo ha scelto di girare molte scene a Los Angeles, nei luoghi reali frequentati da Jackson, coinvolgendo inoltre i collaboratori storici dell’artista. In questo attesissimo biopic sulla vita del Re del Pop, il ruolo di Michael è interpretato da suo nipote, Jaafar Jackson, che ne eredita il carisma e le movenze.

Il progetto si divide in due parti. La prima, quella del film appena uscito, copre l’arco temporale che va dalla fine degli anni ’60 al 1988. Esplora sia la sfera pubblica che quella privata di Michael, concentrandosi sulla formazione e l’ascesa globale dell’artista, e concludendosi con il trionfale Bad World Tour (terminato ufficialmente nel gennaio 1989). La narrazione è stata strutturata per fermarsi strategicamente prima dell’inizio delle vicende giudiziarie del 1993, che verranno affrontate nel sequel già in programma.

Anteprima, lancio, e grandi assenti

Il film Michael ha avuto due grandi première mondiali: la Première Mondiale di Berlino, battezzata “Global Fan Celebration”, e la Première Statunitense a Los Angeles, prima dell’uscita ufficiale. In entrambi gli eventi, è stata evidente l’assenza di pilastri fondamentali della famiglia. Janet Jackson ha rifiutato gentilmente di partecipare o di essere rappresentata nel film per motivi personali, pur sostenendo pienamente il nipote Jaafar. Anche Paris Jackson, figlia di Michael, non ha partecipato alla première di Hollywood dopo aver espresso critiche pubbliche verso la produzione. Paris ha chiarito che, pur potendo piacere al pubblico, il film non sarebbe rappresentativo della figura di suo padre, descrivendolo come la solita “favola di Hollywood”.

Le prime opinioni dei critici

Su Rotten Tomatoes le prime opinioni sono state molto severe, indicando gravi fallimenti strutturali. Una delle critiche più ricorrenti è che Michael Jackson risulti il protagonista più piatto e meno interessante di qualsiasi biopic mai realizzato. Secondo i critici, l’intenzione di “santificazione” rende il personaggio noioso e privo di complessità umana. Questo è considerato un peccato imperdonabile: non scavare nella vera vita della più grande star di sempre è un errore gravissimo. Molte recensioni sottolineano come il risultato sembri più un lungo video musicale che un film profondo, poiché evita di entrare nell’intimità del protagonista.

Per un fan della sua storia l’opera risulta profondamente deludente. Chi ama Michael Jackson percepisce che la sua vita, per quanto messa in risalto, fosse in realtà molto più profonda e complessa di quanto mostrato. La produzione ha scelto sapientemente di non rischiare, commettendo forse l’errore più grave con una figura della sua portata: tutto ciò che rendeva realmente “Michael” l’uomo che era è rimasto sullo sfondo, penalizzato da una scrittura poco incisiva.

Gli aspetti sorvolati: insicurezze personali e processo creativo

Il film sorvola su aspetti cruciali. L’acne, ad esempio, è stata una delle cause principali delle sofferenze di Michael. Anche la vitiligine è stata trattata in modo superficiale, nonostante le premesse fatte da Jaafar nelle interviste. Si tratta di dettagli fondamentali per comprendere appieno la fragilità di Michael e il suo tormentato rapporto con l’immagine di sé.

A livello narrativo, il film appare confuso. Si passa da Beat It a Thriller in pochi secondi, senza approfondire la storia di questi capolavori. Non viene mostrato il processo creativo, il momento in cui nascevano le prime parole di una canzone o la fatica dietro la mancanza di budget per il video di Thriller. Anche l’assenza della creazione di Billie Jean si sente molto. Il film priva Michael di quella fame di imparare che lo rendeva unico.

La performance di Jaafar Jackson, lo stile e gli outfit del film

Jaafar Jackson ha dimostrato delle doti naturali eccezionali. Tuttavia, il trucco lo ha penalizzato: nelle scene quotidiane non ne richiamava le sembianze, apparendo quasi come un’altra persona a causa di un “cerone” eccessivo. Al contrario, nelle sequenze sul palco, il trucco passava in secondo piano e Jaafar diventava letteralmente lo zio, riuscendo a catturarne l’essenza in modo straordinario.

Sullo stile non vi è nulla da criticare: gli outfit sono assolutamente fedeli agli originali. Michael Jackson è stato il vero Re della Moda, colui che ha sdoganato gli stereotipi dell’abbigliamento maschile, liberandolo dai pregiudizi. Le giacche napoleoniche e il suo gusto audace per la moda sono stati riprodotti perfettamente; ogni singolo capo indossato nel film è un pezzo da collezione.

Michael: una promessa mantenuta a metà

Michael Jackson era imprevedibile, radicale, fuori dagli schemi, fuori controllo. Al contrario, nel film viene mostrato ordinato, controllato e prevedibile; il personaggio resta distante, rimanendo tutto in superficie. Sembra che il film non sappia che storia raccontare. Nella pellicola, la mancanza di almeno una scena “vera” si sente. Una delle storie più importanti del secolo si è tradotta in un racconto a tratti insipido. Le speranze sono quindi riposte nel già attesissimo sequel.

Foto: Pinterest