Napoleon Jacket: molto più di una divisa militare

da | FASHION

E’ di nuovo il trend del momento, la Napoleon Jacket rappresenta un’esigenza sociale che si ripresenta di decennio in decennio.

La moda è un cane che si morde la coda e gira che ti rigira viviamo sempre le stesse tendenze. Se leggendo questa frase vi vengono in mente le gonna a ruota e gli anni ’50, ho bisogno che facciate uno sforzo un po’ più a ritroso. E no, non parlo delle longuette degli anni ’30, ma mi riferisco a un qualcosa che trova casa nell’armadio di niente-di-meno-che Napoleone Bonaparte.

Photo via VJackets

Si tratta della Napoleon Jacket, un’uniforme da parata e da battaglia indossata dagli ufficiali e dai soldati delle armate di Napoleone Bonaparte, risalente alla fine del 18esimo secolo e all’inizio del 19esimo.

Non puzza di canfora e possiede anche un certo stile, questa giacca si caratterizzava già ai tempi per un’estetica dal forte impatto visivo, caratteristica che tutt’oggi mantiene. Il suo taglio aderente mirava a valorizzare la silhouette maschile, donando così un senso di forza e compostezza.

Photo via Art.com

Il dettaglio caratteristico sono le file multiple di bottoni dorati, spesso inseriti a doppiopetto, proprio come nella giacca da guardia imperiale, disposti in gruppi ravvicinati. Per quanto risultino funzionali, in realtà la loro presenza è puramente decorativa e se ora definisce il livello di estrosità creativa, ai tempi indicava il grado e il reggimenti di chi la indossava.

Napoleone è classificabile come una delle prime icone del lusso silenzioso, in quanto preferiva look più semplici per potersi distinguere dall’eccesso della corte la quale, assieme agli ufficiali, presentava invece uniformi fastose.

L’obbiettivo era quello di unire la vecchia nobiltà con la nuova borghesia arricchita, dando così un nuovo senso di autorità imperiale che poteva andare perduto in un miscuglio caotico e privo di punti in comune. Sicuramente non può essere definito come lo stesso scopo di oggi, ma la Napoleon Jacket riesce nel suo intento di elevare i look anche più semplici a un livello superiore, diverso, ancora più su del classico ‘alternativo’.

A re-introdurre questo capo d’abbigliamento nel guardaroba moderno è stata la musica con le sue amate rock e pop star, le quali hanno più volte usato la giacca militare per trasmettere un certo senso di teatralità e carisma. Uno dei nomi più rilevanti è sicuramente quello di Michael Jackson, vero amante di questo modello militare. Anche se presenti alcuni elementi più vicini alla cugina Hussar Jacket, le sue giacche nere o blu con le loro infinite file di bottoni sono diventate il simbolo di un definito potere performativo.

Photo via thenapoleonjackets.com

E’ in questo momento che la Napoleon Jacket diventa un vero e proprio simbolo di eccentricità e statement di estrosità controllata.

Tocca poi a Jimi Hendrix e a Freddy Mercury di indossare l’uniforme, facendosi portatori di una carica visiva spettacolare.

Il passaggio della Napoleon Jacket nel guardaroba contemporaneo è un fenomeno ricorrente che spesso coincide con momenti in cui la società ricerca, cosciente o no, simboli di autorità, ribellione o grande spettacolo.

E’ fattuale che elementi dell’estetica napoleonica e militare ritornino ciclicamente sulle passerelle, così come la tensione sociale e il desiderio di restauro estetico che si respira ogni qualvolta che si assiste al suo ritorno. Ancora prima del re del pop, sono stati i Beatles a instillare l’idea di una moda dal gusto militare, questo assieme al gusto vintage dello stilista britannico Ossie Clark.

Photo via Reddit

Facendo un grande balzo in avanti arriviamo al Balmain degli anni 2000 che sotto la mano di Christophe Decarnin prima e quella di Olivie Rousteing dopo, ci ripresenta nuovamente la Napoleon Jacket come key item del guardaroba dei veri modaioli.

Oggi questa esosa giacca militare sembra un grido d’aiuto alla sempre più lontana tendenza del quiet luxury, un’estetica che la moda, quella seria, ha rifiutato quasi subito.

Si ritorna allora all’abito come idea di armatura, con la riscoperta di un’estetica della cerimonia nella vita di tutti giorni.

Photo via Tumblr (Balmain SS2009)

Oggi Jonathan Anderson con la sua direzione creativa per Dior Homme ha ributtato nella mischia questa citazione allo stile napoleonico, assieme a una stregua di look che l’imperatore avrebbe sicuramente apprezzato (come noi). Per Hedi Slimane nel 2003 la Napoleon Jacket diventa un pezzo essenziale nella sua glorificazione del Maledetto, espresso in un’estetica rock’n’roll, androgina e ultra-strutturata. Nel 2006 poi si ristruttura ancora una volta, mantenendo il suo carattere da poeta maledetto in un full black monocolore, accompagnata da skinny e stivali affusolati.

Slimane prende la giacca e la trasforma nella divisa di una gioventù maledetta, reinterpretandone la storia. Il corpo non è più muscoloso come l’ufficiale napoleonico, ma si tratta di una rockstar dalla figura esile che con la sua Napoleon Jacket si difende e si rappresenta nel mondo.

Dries Van Noten invece la rende bohémien decorandola di velluti ricchi, jacquard e a volte perfino ricami in pieno stile Soutache o Agal, che richiamano sì i codici napoleoni, ma in una logica più visiva.

Se Hedi Slimane dà vita a delle armature, Dries Van Noten elabora un capo sontuoso che rende possibile la coesistenza della leggerezza con l’estetica militare.

La Napoleon Jacket è quindi un vero e proprio topos nel mondo della moda. Un capo che non passa innoservato anche quando reinterpetato in una chiave più tenebrosa, dannata. E’ anche evidente il suo valore politico e sociale rappresentando l’esigenza di una stabilità in termini di potere, disciplina e individualità, carenti nell’attuale società moderna. La Napoleon Jacket è rappresentativo di un simbolo di autorità che viene cooptato e decostruito per fini sociali e identitari.

Ricordiamoci che prima di tutto l’uniforme serviva come identificativo di appartenenza a un corpo d’élite, di un insieme, veicolando così un senso di solidarietà interna e di distinzione netta tra tutto il resto delle persone. Oggi nella moda rappresenta l’anti-autoritarismo, un atto di ribellione che si appropria di questo simbolo del potere per esprimere invece il proprio individualismo.

E’ quindi un fatto di reversibilità simbolica: la divisa non impone più la disciplina dello Stato, ma la disciplina auto-imposta del proprio stile.

La Napoleon Jacket è un simbolo di ambivalenza che ci invita, ogni volta che fa il suo ritorno sulla passerella, a riflettere sul nostro rapporto con la storia, l’autorità e soprattutto l’identità. Siamo attratti innegabilmente dal fasto e dall’autorità di un’epoca che non ritornerà, così come vogliamo l’eleganza, la forza e il rigore che la divisa rappresenta, senza però la sottomissione al corpo che la stessa rappresenta.

La cosa più interessante, però, è la nostra tendenza ad utilizzate codici di massa per creare look che affermino invece l’unicità e il nostro status di individui liberi. Con la Napoleon Jacket l’estetica, il lusso e la loro performance trionfano sulla mera funzionalità militare. Una rinascita di un simbolo guerrigliero in un qualcosa di molto più leggero, ma con il medesimo forte potere simbolico.