Milano Fashion Week FW 2026: day 5

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Avvicinandoci verso la fine della Settimana Santa della moda italiana, la sfera emotiva ha decisamente preso il sopravvento e tra un geometrico e l’altro, scopriamo le case di moda di questa quinta giornata di Milano Fashion Week Fall Winter 2026.

Dire che per Milano questo è un mese intenso è un eufemismo. A due giorni dalla fine di questa settimana della moda, oggi vediamo alcune delle firme che negli ultimi anni hanno fatto molto parlare di loro. Tra queste c’è Ferrari che si è fatta notare e amare nelle ultime stagioni con accessori e look decisamente accattivanti.

Se l’anno scorso saremmo corsi in boutique, quest’anno si può camminare con calma.

Una calma che ritroviamo anche nella collezione. Intitolata “Skin I am in”, Rocco Iannone per il suo decimo anno di direzione creativa decide di lasciare spazio a quella che lui vuole descrivere come comprensione. In un dialogo tattile con i capi, l’audacia delle ultime collezioni lascia spazio a una calma che ci vuole invitare a guardarci dentro, a mostrarci. Aprendo con toni chiari, ma caldi, i capi vestono “bagnando” il corpo, aderenti al punto giusto da “mettere a nudo” la silhouette delle modelle.

A dare movimento ci sono i drappeggi che sulla maggior parte dei capi abbracciano le curve del corpo ricordando che nulla si ferma, nulla è statico. Proprio come le nostre emozioni e il nostro sentire, che non sappiamo mai davvero verso quale direzione si muova se non il basso, in cui cerca di scappare dai capi sottoforma di frange, ricordando ciocche di capelli intrecciate, a volte anche arruffate. Capi butterati per non farsi scivolare nulla di dosso. Stampe fuorvianti e accenti di rosso, sulla fine lo sparkling, per affrontare la vita con un pizzico di estro.

Linee sartoriali, eleganza e drappeggi, inserti, sfumature e stampe. Con Ferrari i sentimenti si esprimono attraverso i propri capi, volenti o nolenti.

Un’ora dopo i sentimenti vengono protetti da soprabiti militari che nascondono silhouette di pizzo. Ermanno Scervino racconta una donna che vive una dualità e consapevole di questa si protegge e si mostra. Lo stesso dimostrano i tessuti che si scontrano in materiale e sensorialità. Gli abiti corti si proteggono con cappotti lunghi, il cotone leggero incontra il caldo dei soprabiti. Anche quando il look si esaspera subentra un elemento che placa il capriccio, l’impulso.

Un bilanciamento tra ciò che si vuole mostrare e ciò che vogliamo tenere per noi, ma che non sempre riusciamo a trattenere. Il cuore dolce rivestito di lunghezze e materiali a contrasto. Solido e friabile convivono, forte e fragile non è un binomio, ma un connubio, un insieme, un equilibrio che si mantiene in tutti i look. Ma anche i tessuti che dovrebbero fare da scudo sono in realtà degli artifizi che alla fine invitano ad avvicinarsi per capire meglio.

E’ così che il denim si sveste della sua robustezza per lasciare spazio a una trama più leggera e intrecciata. Ciò che sembra non è e i look nascondono e mostrano, schermano e rappresentano. Un contrasto che sembra più autentico che mai.

Un’ora dopo Ferragamo riprende invece il rigore dei capi dei marinai, decostruti e riassemblati. Il sartoriale diventa spigoloso e austero. I look sono geometrici e le spalline larghe, i colletti ampi e le figure chiuse. C’è una severità nei capi che cede al glamour dei Ruggenti Venti, momento di inizio per la Maison.

Lo stile marinaresco incontra il suo perchè nel desiderio di attraversare l’oceano per andare verso il futuro, così come Ferragamo e Maximilian Davis, designer della collezione, hanno fatto. Il futuro e il passato comunicano attraverso le reinterpretazioni di tutto quello che è stato storico, importante e fondamentale nella storia del marchio.

Il nuovo vuole il vecchio, lo stringe a sé, lo decostruisce e lo riporta in vita in una forma nuova, forte del suo vissuto e tronfio del risultato, di ciò che è oggi.

Superando Dolce&Gabbana che reinterpreta se stesso per quella che sembra la centesima volta, assistiamo al ritorno di Act n°1 sulle passerelle. Dopo un periodo di stop, Luca Lin torna sulla scena. Con la sua esplorazione delle forme, parte da capi classici per trasformarli in molto di più. Un concetto che potrebbe riassumere 3/4 dei marchi in calendario, ma ad Act n°1 viene decisamente bene.

Sovrapposizioni e capi che diventano rigidi, solidi, mantenendo le proprie forme obbligate da chi li ha creati. Il suo amore e la sua passione per il sartoriale e i dettagli si notano nei capi, come la camicia interamente realizzata con millemila bottoni.

Stampe, colori e sovrapposizioni. Ci arriva la sartorialità e la maestria di chi La Moda la vive come urgenza di espressione per qualcosa di più di un semplice look.

Msgm porta in scena un’interpretazione artistica, a lui che l’arte la vede come benzina, un modo di fare le cose. Sul moodboard le opere delle ultime mostre milanesi viste prima di passare alla realizzazione dei capi. Poi la locandina di Cats.

L’arte di Massimo Giorgetti sfila di fronte alle opere di Marina Rheingantz, confermando il suo impegno nel mondo della creazione contemporanea battezzando Fondazione Ica come location di stile. Sulla passerella i capi da semplici diventano il simbolo delle passioni di Massimo. Diverse stampe ritraggano i gatti, mascotte ufficiale msgm.

Denominato “il guardaroba artsy”, i capi riacquistano dall’archivio i colori accesi, la struttura e la fluidità caratteristiche del brand.

A concludere la giornata due case di moda che sono decisamente agli antipodi l’una dall’altra: Bottega Veneta e Philip Plein.

Il primo ha dedicato un altro tributo alla pelle e alla geometria austera, ma fino a un certo punto. A metà delle sfilata i colori dei capi da scuri e intensi, iniziano a trasformarsi. Arrivano il panna, il marrone e il giallo ocra. Poi il nero si riprende il suo spazio fino a quando non sgomitano le stampe su capispalla voluminosi.

Forme, volumi e “tagli scalati”, Bottega Veneta si dà alla reinterpretazione del minimalismo, con capi geometrici dagli accenti esasperati, finendo con estrosità e spessore, con look realizzati da materiali spessi e consistenti con un certo qualcosa di simpatico e divertente. Un personaggio eccentrico degno della più distopica delle storie.

Philipp Plein, invece, conferma il suo amore per una moda massimalista che sembra però faticare a trovare un nesso. Stampe, fiamme, colori, paillettes e ovviamente il signor maculato, re indiscusso di questa stagione. Il risultato è un rewatch forzato di un concept Dsquared e uno Cavalli nei tempi andati. Ma noi gli vogliamo bene così.

Soddisfatti e senza troppe aspettative, accettiamo il passaggio di testimone di questa giornata. Una passerella di continue emozioni e trasformazioni quella di oggi, un’ode alla creatività e alla tradizione, in un continuo dialogo tra prima e dopo. Importantissimo in un momento di incertezza nella moda, in cui gli equilibri si spezzano spesso e troppo facilmente.

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