Milano Fashion Week SS26: la sesta giornata è qui

da | FASHION

L’intreccio di moda, sostenibilità e colpi di scena cinematografici è servito.

Milano ha indossato il suo miglior doppiopetto: pioggia leggera, tappeti rossi e, soprattutto, passaggi di scettro. Tra debutti molto attesi e comparsate cinematografiche, il sabato della MFW ha avuto l’aria di una cerimonia di corte: inchini, fanfare, e qualche colpo di teatro. Una giornata densa, dove la passerella non è stata soltanto teatro di stile, ma anche palcoscenico di impegno ambientale e suggestioni spettacolari. Le maison hanno portato in scena, sulle passerelle di Milano, collezioni che oscillano tra sperimentazione e classicismo, con una crescente attenzione a filiere trasparenti, materiali responsabili e tecniche sartoriali a basso impatto.

Ferrari

Il linguaggio di Rocco Iannone continua a privilegiare l’essenzialità. Denim organico, pelle conciata a basso impatto, silhouette nette come traiettorie su pista.
Non è nuovo l’uso ridotto di tagli e cuciture ottimizza la resa dei tessuti e limita gli scarti, un approccio che parla di moda come design industriale.
E allora, in passerella vediamo giacche avvolgenti e pantaloni dal taglio pulito, pensati per durare più di una stagione.

Ermanno Scervino

La maison ha scelto di non rinunciare al sogno couture, ma di declinarlo in chiave quotidiana. Trasparenze sorvegliate, ricami minuziosi e tessuti provenienti da filiere certificate. Si porta in passerella trasparenze e ricami, ma con un lessico rinnovato. Il Mediterraneo resta come filtro ispirativo, mentre l’accento si sposta su taglio, manutenzione e durata: la grazia estiva si traduce in capi capaci di reggere il ritmo cittadino.
Chiffon e organze rigenerate, seta certificata e filiere tracciabili. La scelta di materiali pensati per resistere nel tempo unisce femminilità e rigore produttivo.
Un’eleganza che conserva il sogno couture, ma calibrata sulle necessità quotidiane di chi vive la città.
Si vede femminilità controllata, senza fragilità estetica.

Ferragamo

Maximilian Davis rilegge l’età del Charleston in chiave moderna. Borse e scarpe diventano protagoniste, con lampi di verde chartreuse.
Innovazione tecnica: lavorazioni modulari che consentono riparazioni e sostituzioni parziali. Le borse non sono più oggetti chiusi ma sistemi aperti, prolungando il ciclo di vita.
Siamo nel mood di eleganza sobria, con il ritmo soffuso di un jazz club.

Luisa Spagnoli

Un equilibrio tra continuità e innovazione: tubini e tailleur rivisitati con lane merinos certificate, tessuti cradle-to-cradle e l’iconica borsa LS 1928 in versione cruelty-free bio-based.
Si mostra attenzione alla tracciabilità della filiera e packaging interamente compostabile.
Inoltre, nota importante e non trascurabile, la tradizione non è nostalgia, ma piattaforma per il futuro.

Stella Jean

Ritorno in grande stile con un messaggio politico e culturale. Grazie al progetto ForWomenForNations, tessuti bhutanesi incontrano sartoria italiana.
Focus su filati naturali, colorazioni vegetali e produzione limitata che riduce drasticamente le emissioni.
Una collezione che diventa manifesto, più che semplice guardaroba.

Dolce & Gabbana

Ci trasporta in un mondo di pj obsession e, udite udite, il cameo del giorno. La sfilata più chiacchierata del sabato: lingerie trasformata in tailleur, pigiami in seta come divisa metropolitana, faux fur riciclato.
Le sete sono certificate, le pellicce sintetiche provengono da fibre post-consumo rigenerate. La collezione, dal titolo “PJ Obsession”, reinventa il pigiama maschile come capo da donna, oscillando tra seduzione e rigore.
I pigiami rigati e ricamati divengono elementi centrali del guardaroba, stratificati con giacche, lingerie, top trasparenti o capi outer. L’idea è che il pigiama non sia solo capo notte, ma nuovo “essenziale urbano”.

La sfilata esplora l’ibridazione tra maschile e femminile, tra intimo e tailleur, con una stilistica ironica e raffinata. Il pigiama alleato di contrasto con giacche sartoriali, abiti aperti, denim e persino cappotti animalier: un gioco di stratificazioni che ribalta i consueti canoni. Scalpore, flash e interesse per la prima fila. In front row Meryl Streep e Stanley Tucci hanno regalato un déjà-vu del cult Il diavolo veste Prada, riaccendendo i riflettori sul sequel in arrivo. Viene girato a Milano in piena MFW. È stato il momento mediatico che ha oscurato persino i riflettori della passerella.

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Laura Biagiotti

Al Piccolo Teatro Grassi di Milano, Lavinia Biagiotti ha celebrato la maison con un omaggio a Giacomo Balla. Tubini, caftani e trench leggeri animati dalla “farfalla” futurista.
Lino organico e cotone GOTS, a sottolineare che la leggerezza estetica coincide con la leggerezza ecologica.
Inoltre la presenza di Pat Cleveland ha aggiunto una dimensione storica ed emotiva.

Bottega Veneta

Il primo atto di Louise Trotter è il debutto attesissimo. Uno degli attesissimi -insieme a Dario Vitale da Versace- accolto con curiosità e rispetto. La nuova direttrice creativa ha scelto frange, intrecci e volumi morbidi, senza tradire l’eredità di discrezione del marchio.

Per l’occasione, in questa fashion week Milano Edition, si apre l’archivio, riaffiorano codici storici e torna al centro la sartorialità come principio guida. La pelle diventa struttura, mentre le frange restituiscono una tridimensionalità controllata, quasi architettonica.
La reintroduzione della Lauren 1980 in formato maxi celebra il passato con un tocco di contemporaneità.
 Insieme agli archivi, anche i materiali guardano al futuro.
Trotter sceglie un’autorità silenziosa, un’estetica meditata che non tradisce la discrezione del marchio, ma la rilancia in chiave contemporanea. Nuova nello stile della maison, è, l’introduzione di alternative vegetali alla pelle tradizionale, processi produttivi a basso consumo idrico e un forte investimento sulla durabilità dei capi.
Si nota autorità pacata ma modernità tangibile.

MSGM

Energia grafica a emissioni ridotte. Massimo Giorgetti conferma la sua estetica pop e vibrante, ma con un occhio alle tecniche digitali di stampa.
Nel dettaglio uso di tecnologia inkjet che consuma meno acqua e produce il 50% in meno di scarti rispetto alla serigrafia.
L’effetto? Sicuramente adrenalina visiva, ma -se vogliamo essere precisi- con responsabilità.

Photocredits: Vogue, Fashion Network