Milano Fashion Week SS26: tra arte, storia e sostenibilità

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Nella terza giornata di Milano Fashion Week sentiamo parlare di sostenibile e perfino riutilizzabile. Tra tuffi nel passato, Heritage e arte rappresentano i protagonisti indiscussi.

Siamo al terzo giorno della settimana Santa meneghina e tutto va bene. Nessuno scandalo, ma anche nessun effetto wow di grande rilievo. La fashion week di quest’anno si è decisamente messa a dieta e per quanto ci congratuliamo per il bel vitino da vespa, soffriamo del calo di eventi e momenti cool. Non tutte le ciambelle escono con il buco, così come non tutte le fashion week vengono per emozionare. Ma siamo ancora in tempo per ricrederci, la moda è specializzata nell’arte dello stupire e noi siamo disponibilissimi a lasciarci sorprendere.

Ad aprire la terza giornata di Milano Fashion Week SS26 è Max Mara, dama elegantissima della città, non smentisce il suo savoir-faire in quanto a classe e buon gusto.

L’ispirazione arriva dal Settecento, epoca da cui il brand recupera tutto ciò che c’è di bello. Partendo da Madame de Pompadour, innovativa esperta d’arte e manifatture, il fil rouge della collezione riesce a così a rimanere il sartoriale, l’elegante. Tagli puliti e decisi, portabilità e rapporti chiari nelle proporzioni dei vestiti. I capi devono fare capi e per questo devono rispettare tutto quello che gli dà la possibilità di mantenere la definizione.

Del rococò se ne prendono alcuni dettagli e rispettando sempre le regole dello chic vengono tradotti in inserti delicati e contenuti. Le piume, ad esempio, diventano inserti di tessuto che compongono gonne a petali con centinaia di strategie, ma sempre e comunque leggere. Questo perchè è sempre questione di arte, gira e rigira e così il Settecento trova il suo posto anche nella più moderna delle sfilate.

L’audace si ritrova in inserti elastici che trasformano trench in top senza maniche, blazer diventano capi strutturati. Le “fasce elastiche” si sostengono il corpo diventando parte fondamentale del look. Semplici, ma decisive, proprio come Max Mara nella sua risoluta eleganza.

All’ora di pranzo, tra un boccone di pasta e l’altro, si inserisce Anteprima. Il marchio cattura subito la nostra attenzione con una collaborazione da oltre oceano.

La direttrice creativa Izumi Ogino collabora con lo scultore miniaturista Takahiro Iwasaki, originario di Hiroshima. Il tema è ‘Echi di transitorietà’: “dalla fragilità, costruiamo. Dalla decadenza creiamo”. Izumi Ogino reinterpreta il quotidiano, trasformando l’ordinario in straordinario e riscoprendo il valore della rigenerazione.

Si parla di sostenibilità e di materiali riciclati, ecologici e biodegradabili. Così attraverso la ghiaia, tra piccole finte pozzanghere, sfilano look fatti di layering, simbolo delle opere di Iwasaki. Tra nastri di lavoro in corso e caschetti alla mano, le modelle sfilano capi dai colori vivaci, simbolo di ottimismo. Ecco che la passerella diventa un cantiere in cui si celebra la sostenibilità.

Capi realizzati con fibre riciclate, nylon rigenerato con la collaborazione di artigiani esperti nell’uso di tecniche zero waste. Maglieria sottile, stampe colorate e vivaci assieme a sovrapposizioni decisamente artistiche. Si tratta quindi di un cantiere creativo popolato da modelle in colori accesi. Tutto a norma di legge, eh!

Di creativo se ne intende anche Moschino che nel pomeriggio sfila con la sua solita eccentricità.

Adrian Appiolaza mette le mani nell’archivio del marchio. Capi già esistenti conoscono quindi una nuova storia, tra elementi semplici e decori super eccentrici, insomma classico Moschino. Allestita nel Museo della scienza e della tecnica di Milano, anche la sfilata di Moschino parla di sostenibilità: riutilizzare, riciclare e reimmaginare.

La juta, dapprima tela, diventa vestito, sacchi di patate top e gonne da sera. Maglie e abiti stretti nascono dalla rafia e una tecnica di riciclo dalla plastica. Importantissimo anche l’heritage del marchio che si racconta con gli smiley, i trompe l’oeil e le pagine di giornale. “Niente” comprare su una t-shirt, idea originale di Franco Moschino per la sua collezione primavera-estate 1992.

I capi raccontano quindi la loro storia, reinterpretati nella loro eccentricità e l’infinità creatività di Appiolaza. Con il suo gusto pop, mette in risalto gli accessori, elementi fondamentali nell’heritage del marchio.

Tocca poi a Francesco Murano, talento estremamente creativo e giovane, rimane una delle sfilate più interessanti delle stagione, sopratutto per scoprirne il suo percorso.

Presenta “Kinesi”, la sua nuova visione. Partendo dal Futursimo, Francesco ha preso grossa ispirazione dalle opere di Boccioni e di Balla: forme dinamiche e in continua trasformazione. Ecco che il lavoro si basa sulle asimmetrie e con silhouette irregolari per decisa scelta, gli abiti sono un riassunto del dinamismo in ambito sartoriale.

Il movimento viene interpretato come forza, come impulso che nasce da dentro spingendo per evoluzione e cambiamento. Questa rappresenta un momento tradizionale per Francesco e le sue collezioni che si sono formate di simmetrie ed equilibri formali. Kinesis rappresenta un punto di svolta per la sua estetica.

I capi scendono quindi fluidi sui corpi delle modelle, così donano l’idea di movimento tanto voluta dal designer e decisamente ben riuscita.

Ecco che l’arte torna ad avere il suo valore, viene valorizzata e integrata con un’altra grandissima forma di espressione.

Come vi avevo detto, non era ancora detta l’ultima parola e con la giornata di oggi la moda ci ricorda che non è solo sales, ecommerce o merchandising. Prima di tutto si tratta di arte, riferimenti storici, eleganza e storia, tantissima storia. Tra una lacrima di nostalgia e l’altra ci rinfiliamo il cappotto e tra una pioggia e l’altra andiamo incontro alla prossima giornata di moda, sperando che sia un giorno migliore anche domani. Buona moda a tutti!