“Se scelgo qualcuno più brutto di me, almeno non mi spezzerà il cuore”
Avete mai sentito parlare di Shrekking?
Tranquilli, nessuno vi chiederà di vestirvi di verde e mettervi le orecchie da orco. Lo Shrekking non è un cosplay, ma una delle ultime (e discutibili) tendenze Gen Z nel mondo degli appuntamenti. Il suo nome curioso nasconde un fenomeno molto più complesso di quello che sembra.

In cosa consiste?
Semplice, scegliere di uscire con qualcuno che consideriamo “meno attraente di noi”, convinti che sarà più gentile, rispettoso e attento. “Se non scelgo qualcuno più bello di me, almeno non mi spezzerà il cuore”, l’idea alla base è un po’ questa. Si tratta di un tentativo di protezione emotiva, una strategia per ridurre il rischio di delusioni sentimentali, scegliendo un partner che ci sembra più sicuro dal punto di vista affettivo.
Paura o desiderio? Il rischio nascosto dietro lo Shrekking
L’aspetto fisico non è garanzia di nulla. Né di bontà, né di maturità. Così la “scelta sicura” rischia di trasformarsi in un boomerang. L’idea di ridurre il rischio scegliendo partner meno attraenti, nasce si come un modo per difendersi, ma alimenta stereotipi sull’aspetto fisico, crea relazioni sbilanciate fin dall’inizio, non garantisce maggiore stabilità o rispetto, ma porta a costruire rapporti senza vero entusiasmo, basati più sul timore di restare feriti che sulla voglia di condividere.
Tendiamo spesso a fare scelte guidate dalla paura invece che dal desiderio. Analizzando anche superficialmente la società di oggi, è evidente che la Gen Z cresca in un contesto in cui le relazioni appaiono fragili, incerte e temporanee. In questo scenario è quasi naturale che nascano tendenze come lo Shrekking. Non una vera scelta di felicità, ma una strategia difensiva, un modo per proteggersi dalle delusioni che, paradossalmente, finisce per impedire la costruzione di legami autentici e sani.
E ricordiamoci di una cosa importante, Fiona non ha fatto Shrekking. Si è innamorata di Shrek per chi era davvero, con tutti i suoi difetti e le sue stranezze.
Illustrazioni: Aurora Longo



