Jonathan Anderson, fondatore di JW Anderson e direttore creativo di Dior, non è solo uno stilista. È diventato costumista cinematografico capace di dare nuova voce al cinema contemporaneo.
Dai set di Queer e Challengers fino al futuro Artificial, i suoi abiti non sono semplici vestiti: sono personaggi silenziosi che raccontano storie di ossessione, potere e identità.

JW Anderson in Queer: il costume che si consuma con il personaggio
Nel film Queer (2024), tratto dal romanzo autobiografico di William S. Burroughs, Anderson ricrea con rigore gli anni Cinquanta. Completi in lino, camicie autentiche, cinture vintage e persino dettagli intimi scelti con precisione filologica.
Il risultato è potente. Un completo beige che inizia immacolato e si macchia scena dopo scena, mentre il protagonista sprofonda nell’ossessione. Il costume diventa confessione. Un riflesso psicologico.



Challengers: Zendaya e i costumi di potere
In Challengers (2024), diretto da Luca Guadagnino, Anderson plasma un’estetica anni Duemila che diventa iconica. Zendaya non si veste da tennista, ma da guerriera contemporanea. Tute elastiche, micro-shorts, un fucsia Juicy Couture che trasforma il campo da gioco in un’arena di seduzione e strategia.
Accanto a lei, Josh O’Connor e Mike Faist indossano look ispirati all’eleganza malinconica di JFK Jr., mixando sport e aristocrazia americana. Qui il costume è psicologia cucita addosso: racconta gelosia, desiderio e rivalità con più forza di un dialogo.



Il futuro: Artificial e i costumi dell’era digitale
Il sodalizio con Luca Guadagnino continua nel prossimo film Artificial (2025). Una commedia sull’intelligenza artificiale dove Anderson dovrà inventare un vocabolario sartoriale per l’era delle macchine pensanti.
Se in Queer il tessuto raccontava la decadenza e in Challengers incarnava la seduzione, in Artificial i costumi potrebbero unire pixel e seta, codice e carne. Un esperimento visivo e narrativo unico.
JW Anderson costumista: moda, storia e psicologia
Ciò che rende Anderson unico nel panorama dei costumisti è la sua capacità di fondere:
- Moda contemporanea e riferimenti storici autentici.
- Psicologia dei personaggi e narrazione visiva.
- Estetica del dettaglio con la forza di un simbolo.



Ogni bottone, ogni tessuto, ogni colore diventa memoria. Il costume non è decorazione, è destino.
Anderson non cuce abiti, si sforza di cucire anime. I suoi costumi in Queer, Challengers e Artificial mostrano come la moda possa diventare linguaggio narrativo. Nel cinema di Anderson, l’abito non fa il monaco. L’abito è il monaco. Lo rivela, lo tradisce, lo racconta.
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