Ibrigu FW 2026/27: una nuova geografia del corpo

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Ibrigu presenta la collezione Autunno Inverno 2026/27, un’indagine sull’ibridazione tra culture e linguaggi sartoriali che dona vita ad una nuova idea di equilibrio

Un esercizio di scomposizione e ricostruzione che parte dal gesto, quasi analitico, di smontare per comprendere. Di rimettere insieme i pezzi per dare vita ad una metamorfosi, una sintesi capace di trasformare il significato stesso dell’abito. In questo senso, più che una collezione, la linea Autunno Inverno 2026/27 di Ibrigu è un vero e proprio processo che, fase dopo fase, definisce una nuova geografia del corpo.

Prima fase: archivio tessile

Il punto di partenza è un patrimonio tessile carico di memoria: kimono recuperati, sete giapponesi, frammenti sartoriali che portano con sé le loro storie, i loro segni, ogni loro stratificazione culturale. Questo archivio viene attraversato e reinterpretato attraverso la tagliente precisione tipica della sartoria italiana. Si genera così una forma che non appartiene più solo al suo luogo di appartenenza, ma che anzi, si muove liberamente tra coordinate ibride. Le diverse identità culturali sono chiamate a stringersi l’un l’altra, a coesistere per il bene di una necessaria ridefinizione del rapporto tra corpo e vestizione.

Ibridazione come struttura

Ibrido: un termine che affonda le radici nel greco antico. Hýbris significava violenza, eccesso, oltraggio. Era una parola usata per suggerire l’idea di un incontro che supera i limiti naturali, che va oltre. E che in quell’oltre, trova una nuova armonia. Una nuova parte di sé. L’ibridazione messa in atto da Ibrigu dev’esser necessariamente letta sotto quest’ultima lente. Due opposti che superano i confini che li definiscono per raggiungersi a vicenda, trovando un po’ di sé nell’incontro con l’altro.

Ogni stagione si sviluppa come una variazione sul tema dell’ibridazione: epoche lontane – e diverse – che si sovrappongono, gesti sartoriali che si contaminano, identità culturali che trovano un equilibrio senza mai annullarsi a vicenda. Ne emerge un’estetica consapevolmente imperfetta. Costruita per arricchimento reciproco piuttosto che per semplificazione lineare. Una bellezza complessa, da studiare ancor più che ammirare.

Ibrigu Autunno Inverno 2026/27

L’Autunno Inverno 2026/27 di Ibrigu si articola in due anime distinte ma complementari: la prima, dedita a quotidianità e funzionalità, la seconda, orientata all’occasione.

I kimono Komon, con le loro superfici decorate, vengono trasformati in base per capi in maglieria lavorata, dove le linee orientali si traducono in aperture laterali, e costruzioni reversibili, arricchite da lining in seta trapuntata.

Altri elementi amplificano poi questa stessa logica di metamorfosi: kimono maschili decorati vengono inseriti in capi in denim, mentre nastri e sistemi di chiusura evocano l’estetica delle cinture obi, le tipiche fusciacche tradizionali giapponesi. Pattern diversi si incontrano, illustrazioni orientaleggianti dominano giacche sartoriali, inserti in pelliccia aggiungono texture ad un già ricchissimo dialogo materico guidato dalla stratificazione. Una ritmata danza tra interno ed esterno, protezione e movimento, precisione e scioglievolezza.

Al calar del buio, quando la collezione si sposta verso la sera, il linguaggio si fa essenziale. Ma non meno complesso. I tessuti giapponesi vengono utilizzati per accentuare la densità visiva dei capi: kimono Omeshi Tsumugi in tonalità scure si sovrappongono in favore di un’accentuata profondità. A questo, si accompagna un sapiente uso del colore. Se per il giorno erano di guardia tonalità neutre e morbide, la sera introduce contrasti netti, tra accese tonalità e riflessi metallici. A tener insieme il racconto cromatico, il nero.

In questo intreccio di riferimenti, la collezione FW 2026/27 di Ibrigu si afferma come un esercizio di equilibrio. Sulla bilancia dominano presente e passato, Oriente e Occidente, precisione e libero racconto. Un sistema aperto in cui anche il concetto di riuso trova un suo significato: mette da parte la sua funzione estetica e puramente citazionale, diventando elemento progettuale della linea stessa. Punto di partenza, non di arrivo. In cui ogni capo è, allo stesso tempo, ciò che era, e ciò che può diventare.

Foto: Next Agency Milan – Francesco Brigida