Informazione tv o social? Il telegiornale è da considerarsi ancora una fonte d’informazione affidabile? Non secondo la Gen Z. I social, se bene utilizzati, possono essere più istruttivi
La Rai è la Televisione di Stato. O meglio, dovrebbe esserlo. E in quanto tale (un servizio pubblico) ha il dovere di informare ed istruire i propri cittadini. In alcun modo dovrebbe: nascondere, occultare o oscurare. Tutte cose che utilmente sembra fare proprio bene.
L’impegno di qualsiasi organo che si trovi al governo dovrebbe essere quello di mantenere l’essenza e lo scopo per cui l’Eiar (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, trasformatosi successivamente nella Rai che conosciamo oggi) era stata creata nel 1927: intrattenimento e informazione libera per tutti.
Ma come ci ha insegnato la storia, quando un mezzo di comunicazione – lo dice la parola stessa – si trova nelle case di ogni cittadino, il quale ne subisce sia attivamente, che passivamente ogni informazione che osserva o ascolta, è inevitabile che questo venga utilizzato come strumento di controllo. L’Eiar divenne infatti una delle principali voci del regime fascista: la popolazione si radunava nelle piazze o nelle case di chi possedeva una radio e ascoltava i discorsi di Mussolini, lasciandosi indottrinare.
Questo strumento di controllo esiste ancora e si è adattato ai nostri strumenti: è la propaganda.
C’è un ampio dibattito sul tema: Telemeloni (Parola entrata a far parte di Treccani sotto la voce “neologismi 2024″).
Telemeloni (Tele-Meloni, TeleMeloni) s. f. (iron.): Nella polemica politica, la televisione pubblica della Rai trasformata in un servizio privato che fa gli interessi di Giorgia Meloni e del suo governo.
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A maggio dello scorso anno, periodo in cui vi erano polemiche accese riguardo il monopolio della tv di Stato da parte del governo in carica, Meloni ha deciso di mostrare alla stampa e sui social un grafico che dimostra l’essere lei la premier che abbia fatto meno apparizioni tv rispetto a quasi tutti i precedenti Ministri del Consiglio.
Ciò che Meloni non ha colto, o più probabilmente ha deciso di non trattare, è l’argomento del “silenzioso e subdolo” controllo che esercita da sempre la politica sui cittadini, il quale non necessita di un volto ma semplicemente di una voce: quella della censura.
La ingiustizie hanno memoria breve
Forse non tutti ricordano quando, la mattina del 20 aprile, Serena Bortone ha denunciato il fatto che la Rai avesse deciso che il monologo preparato dallo scrittore Andrea Scurati in occasione del 25 aprile non avrebbe dovuto vedere la luce per «ragioni editoriali». E così Raitre lo ha semplicemente cancellato.
Ancora prima, a febbraio 2024, durante la puntata di Domenica In Speciale-Sanremo, Mara Venier, sotto il cospetto della Rai, era accusata di aver censurato Ghali e Dargen D’Amico. Il primo, dopo essersi espresso sul Palco dell’Ariston, dicendo “Fermate il genocidio” è stato subito bloccato da Mara. Il secondo, invece, mentre parlava del problema dell’immigrazione – “Quello che gli immigrati immettono nelle casse dello Stato per pagarci le pensioni è più di quello che spendiamo per l’accoglienza. Queste sono statistiche che andrebbero raccontate” – è stato interrotto dalla conduttrice che ha replicato: “Qui è una festa, parliamo di musica. Ci vorrebbe troppo tempo per affrontare determinate tematiche, e noi il tempo non ce l’abbiamo”. Sono seguite smentite, ma… questi episodi hanno tutta l’aria di una censura, non credete?
Oppure pensate agli addi: da Fabio Fazio e Luciana Lettizzetto, alla cancellazione del programma Insider di Roberto Saviano.
E ancora, l’ennesimo esempio, il più eclatante, è stato quello dello scorso referendum. L’ 8 e 9 giugno siamo andati a votare per esprimerci su 5 referendum, vergognosamente oscurati sulla maggior parte delle reti.
E i social?
Che ruolo hanno i social in tutta questa faccenda?
La Gen Z è spesso additata dagli adulti a causa del fatto che sia solita informarsi soltanto sui social media. Eppure considerando l’attualità e la vicende di questi ultimi due anni in particolare, non bisognerebbe stupirsi di questa scelta: spesso seguire pagine di cultura o enti di informazioni affidabili online è molto più sicuro che affidarsi soltanto ad un solo telegiornale o ad un solo quotidiano.
Ci insegnano spesso che, visto la frammentazione dell’informazione, per farsi una propria opinione di ciò che sta accadendo è bene leggere più enti e metterli a paragone, usando la propria riflessione per aver chiare le cose.
Tornando al Referendum, nonostante non si sia raggiunto il quorum, sono stati moltissimi i giovani che sono andati ad esprimere il loro parere proprio grazie all’aiuto dei social. Varie pagine Instagram e TikTok hanno deciso di prendere in mano la situazione e parlare, spiegando e illustrando in cosa consistessero questi cinque referendum in modo semplice e chiaro, con il solo scopo di coinvolgere più persone possibili.
Un’informazione più libera: i social
Il web sorpassa la tv: social e giornali online sono il primo mezzo d’informazione
Non c’è quindi da stupirsi se nel 2024 i social media e le testate online si sono dimostrate il mezzo d’informazione più utilizzato.
Agcom scrive: “Scarsa fiducia nei social ma molti si informano da lì”.
Temete le fake news, per caso?
Non trovate che peggio delle fake news ci sia la censura?!
Una fake news può essere sconfitta dall’intelligenza, dalla cultura, da una corretta formazione e informazione; ed è nulla in confronto ad un sistema corrotto che regola e si insinua senza far rumore nella testa delle masse.


