Chemosignals: le emozioni sono una questione di chimica

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Ditonellapiaga e Donatella Rettore forse nel 2022 lo sapevano già, ma a quanto pare le nostre emozioni, come il sesto senso e l’empatia, sono tutte delle reazioni chimiche al sudore degli altri.

Avete presente quando diciamo che gli animali riescono a sentire l’odore della paura? Bene, a quanto pare anche noi uomini siamo in grado di farlo. Gli umani, come gli altri animali, hanno un eccellente senso olfattivo che risulta utile nella comunicazione sociale. Ma come? Come possiamo comunicare con l’olfatto? Ecco che qui si inserisce una ricerca importantissima: “Chemosignals communicate human emotions“. Pubblicata nel 2012 sulla rivista Psychological Science, ha come autori principali Jasper de Groot e Monique Smeets, dell’università di Utrecht.

La ricerca si basa sulla teoria della comunicazione sociale incorporata e vuole dimostrare che gli esseri umani possono comunicare stati emotivi specifici attraverso segnali chimici percepibili con l’olfatto.

La cosa più simpatica sta nello svolgimento dell’esperimento, che per quanto possiamo immaginarli noiosi sono in realtà molto divertenti e simpatici da immaginare, nella maggior parte dei casi. Sopratutto nell’ambito della sociologia. Nell’ambito della chimica non so se mi sbilancerei così tanto, ma so di fisici che danno fuoco ad auto intere in modi stranissimi. Forse loro si divertono abbastanza.

Ecco come si è svolto l’esperimento:

Prima di tutto si è raccolto il sudore. Ai partecipanti è quindi stato chiesto di produrre sudore in due condizioni emotive diverse. Prima guardando un video che incutesse paura, proponendo una scena del film “The Shining”. Poi guardando un video che inducesse disgusto, ovviamente cosa se non una scena di “Jackass 3D”.

Esposizione. Un secondo gruppo di partecipanti, senza essere informati della provenienza dei campioni, è stato esposto al sudore raccolto.

Misurazione. Qui entrano in gioco i ricercatori che hanno appunto misurato le reazioni del secondo gruppo, i riceventi. Si è quindi osservata la loro espressione facciale e i loro comportamenti, come l’aumento dei movimenti oculari e della frequenza del respiro.

L’esperimento ha dimostrato che il “sudore da paura” causava nei riceventi un’espressione facciale di sgomento e così anche quello da disgusto.

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Photo via Nature

Inoltre, nel primo caso si è notato anche un aumento della scansione visiva dell’ambiente, un meccanismo che prepara il corpo a individuare potenziali minacce. Nel secondo, invece, la stessa si è ridotta, corrispondente a un meccanismo che porta il corpo ad evitare i potenziali pericoli. La stessa espressione che facciamo quando annusiamo un formaggio pregiato in quel ristorante particolare, senza essere però svezzati quanto Anthony Bourdain.

I partecipanti esposti al sudore della paura hanno spalancato gli occhi, cosa che non ha fatto chi ha annusato il sudore del disgusto, che invece li ha chiusi, riducendo anche la respirazione, un riflesso che ha lo scopo di impedire l’inalazione di sostanze potenzialmente nocive. Vedi la situazione del formaggio al ristorante.

L’esperimento ha quindi concluso che il sudore umano contiene chemosignals specifici per le emozioni, che a livello inconscio influenzano le risposte neurali e comportamentali nelle altre persone.

Dimostrando così l’esistenza di una forma di comunicazione emotiva non verbale e involontaria.

Un’ulteriore conferma si è avuta con un altro esperimento simile. Questa volta si è messo a confronto un “sudore da paura” e uno neutro. Questo per confermare che il sudore prodotto in una situazione di paura contiene segnali chimici specifici che possono innescare una reazione emotiva di paura in un’altra persona. A differenza del sudore prodotto da un’attività fisica neutra.

Photo via Nature

Sono stati divisi i partecipanti in due gruppi, sia per la raccolta del sudore che per l’analisi delle reazioni.

Il gruppo dell’esercizio fisico è stato messo a correre su un tapis roulant per un tempo prestabilito. Questo ha generato sudore termico, la cui funzione principale è raffreddare il corpo, per cui la sua composizione è in gran parte acqua e sali minerali.

Il gruppo della paura, invece, fa un’attività che genera una forte risposta di stress e paura, come lo skydiving. Il sudore che si produce in questa situazione, anche se presente un minimo sforzo fisico, è prevalentemente sudore emotivo. Questo è ricco di ormoni come l’adrenalina e il cortisolo, assieme ad altre molecole complesse che fungono da segnali chimici di pericolo.

Poi il sudore viene fatto annusare a un terzo gruppo, anche qui completamente all’oscuro della sua provenienza.

Le persone che annusano il sudore termico non hanno nessuna reazione emotiva o fisiologica. Chi è esposto al sudore emotivo registra, invece, un’attività neurale nelle aree del cervello legate alla paura e all’elaborazione delle minacce.

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Photo via Nature

Molti riportano anche una sensazione di paura inspiegabile o un senso di allerta, senza però una causa visibile o sonora. Il primo odore risulta per il cervello semplicemente come un odore corporeo neutro, privo di segnali di allarme.

Tutto questo ha dimostrato, nuovamente, che il nostro corpo ha un qualcosa che si può descrivere come un sistema di allarme olfattivo primitivo. Insomma, siamo in grado di percepire i segnali di paura negli altri preparandoci a nostra volta a reagire a un potenziale pericolo. Questo nonostante l’origine del segnale sia solo un odore.

Questi esperimenti hanno dato una prova concreta al fatto che la comunicazione umana non si limita a parole, gesti o espressioni facciali. Ma esiste una forma di comunicazione embodied: incorporata nel corpo, basata su segnali chimici involontari e subconsci.

Lo notiamo in quanto il cervello ricevente elabora il segnale di pericolo inviato dal sudore della paura in modo automatico, ignorando la coscienza e innescando direttamente reazioni fisiologiche e comportamentali. La teoria principale è che siamo tutti dotati di un senso chimico sociale, che anche se non è sviluppato come quello di altri animali, è comunque operativo. Questo modella in modo inconscio le nostre interazioni sociali, specialmente in contesti di potenziale pericolo.

Ma come mai abbiamo mantenuto questo sistema di comunicazione così primitivo?

Si ipotizza che la capacità di percepire la paura degli altri sia un meccanismo di sopravvivenza collettiva. In un contesto primitivo, il segnale di pericolo trasmesso chimicamente da un membro del gruppo avrebbe potuto allertare gli altri in modo rapido ed efficiente, aumentando così le possibilità di fuga o di difesa. Insomma, come quando sei in Rinascente e vedi un capo perfetto scontato del 70%, le amiche modaiole intorno a te annuseranno subito l’occasione e si avvicineranno per trovare la migliore modalità di pagamento.

Questi esperimenti mostrano anche che le emozioni non sono solo costrutti culturali o interpretazioni cognitive, ma hanno anche una forte base biologica.

Infatti, paura e disgusto hanno segnali chimici distinti e universali, a prescindere dal contesto culturale. Questo ha aperto un dibattito su come il corpo e le emozioni fisiche contribuiscano a modellare le interazioni sociali. Quindi non è solo la nostra interpretazione della situazione a generare un’emozione, ma l’emozione stessa trasmessa a livello chimico può influenzare il comportamento degli altri.

Photo via Frontiers

Questo va oltre la semplice empatia a livello cognitivo, come quando vediamo un volto triste e capiamo che la persona è triste. Ma dimostra che possiamo sentire l’emozione dell’altro in modo non mediato dalla coscienza.

Ecco che siamo quindi obbligati a riconsiderare i fondamenti della comunicazione umana, le dinamiche di gruppo e il complesso rapporto tra biologia ed esperienza sociale, uno dei dibattiti più accesi nel mondo della sociologia.

Tradizionalmente la sociologia ha adottato una prospettiva costruzionista sulle emozioni. Considerate non semplici reazioni spontanee, ma apprese, gestite e performate in base a regole del sentire che cambiano a seconda del contesto sociale e culturale.

In quest’ottica, sostenuta sopratutto da autori come Arlie Hochschild, le emozioni sono un fenomeno sociale, mediato da norme, simboli e aspettative. Gli esperimenti di De Groot introducono quindi un elemento di rottura in questa visione. Senza negare l’importanza delle regole sociali, suggeriscono che alla base delle emozioni ci sia un segnale biologico, pre-sociale e universale.

Quindi non è che le emozioni non siano sociali, ma la socialità delle emozioni ha anche una base nel corpo.

Ripensiamo all’empatia. Riferendosi alla nostra capacità di comprendere e condividere i sentimenti degli altri, viene inserita alla base di concetti come la solidarietà e la cooperazione. Insomma, più semplicemente la capacità di mettersi nei panni degli altri e quindi poi propendere ad aiutare chi è in difficoltà. Questi esperimenti sui chemosignals, suggeriscono che l’empatia non è solo un processo cognitivo o un atto involontario. Ma potrebbe essere anche una risposta corporea e automatica.

Annuso il sudore di una persona spaventata e provo a mia volta un senso di allarme, una specie di empatia primordiale.

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Photo via Association for Psychological Science

La scoperta dei chemosignals ci obbliga a pensare al corpo non come a un contenitore passivo, ma come un attore attivo.

Una vera e propria interfaccia di comunicazione sociale che opera a livello subconscio, senza che ce ne rendiamo conto. Possiamo parlare di un sesto senso chimico. Come quando siamo in un luogo chiuso e affollato e improvvisamente sentiamo un senso di tensione, il battito accelera leggermente e iniziamo a guardare nervosamente le facce degli altri.

Ci verrebbe da pensare che stia per succedere qualcosa, ma seguendo questo filone di esperimenti, una o più persone intorno a noi stanno provando una forte ansia o stress. Magari qualcuno è claustrofobico, un altro è in ritardo per un appuntamento importante, un altro ancora ha ricevuto una butta notizia. Il loro corpo sta rilasciando sudore da stress, carico di chemosignals che comunicano la loro paura. Questa attiva l’amigdala, la parte del cervello responsabile dell’elaborazione delle emozioni. In particolare della paura. Ed ecco che siamo in tensione pure noi, nonostante abbiamo appena ricevuto il bonifico dello stipendio ed è il nostro giorno libero.

Quindi il tuo cervello intercetta e decodifica questi segnali chimici. Quella “sensazione strana” che si prova non era un’intuizione sovrannaturale, ma la risposta del tuo corpo a un messaggio biochimico di cui non si era consapevoli.

Il sistema nervoso si è preparato a reagire a un potenziale pericolo, anticipando la minaccia che un altro membro del gruppo stava percependo. Quindi il sesto senso potrebbe essere in realtà un complesso meccanismo evolutivo e sociale, inserito nella nostra biologia.

Questo ci permette di leggere le emozioni non espresse degli altri e di reagire a livello pre-conscio per garantire la nostra sicurezza e così anche la coesione del gruppo. Infatti questi chemosignals hanno la capacità di sincronizzare le emozioni all’interno di un gruppo, creando una risposta collettiva che rafforza il senso di appartenenza e di identità comune.

Così si spiega perchè appena siamo nei grandi magazzini durante i saldi proviamo un forte senso di angoscia: siamo tutti spaventati di non trovare il pezzo dell’anno, prima che lo arraffi qualcun altro. Questo perché siamo tanti modaioli rinchiusi in uno spazio troppo stretto. Parola di sociologo!