C’è a chi piace salire sulle montagne russe e chi preferisce gli autoscontri, in Giappone si trova spazio anche per prepararsi in caso di disastri naturali.
I precursori dei moderni parchi divertimenti si sono evoluti da fenomeni sociali e culturali molto antichi come fiere e mercati medievali o giardini di piacere e parchi reali. Il salto di qualità avviene tra il 19esimo e il 20esimo secolo grazie alla rivoluzione industriale e l’arrivo, finalmente aggiungerei, del tempo libero nella vita delle persone. Poi con il boom economico e l’aumento del numero di automobili, dopo la seconda guerra mondiale i parchi divertimento vivono il loro periodo di grande espansione.
Nel 1955 arriva Disneyland in California e i giochi si iniziano a far seri. Questo risulta un vero e proprio parco a tema, un luogo immersivo dove ogni edificio e spettacolo rappresentava un elemento di un’unica storia, di un unico mondo. Un esempio simile è anche il Tomorrowland, anche se ci sono meno comparse con orecchie tonde.
I parchi a tema sono quindi pensati per divertirsi o immergersi in mondi fantastici sospesi nel tempo. In Giappone, invece, alcuni parchi a tema sono più reali che mai.
Il Giappone è un paese estremamente esposto a terremoti e altri disastri naturali. Questo per via della sua particolare posizione geografica, trovandosi su diverse placche tettoniche che si scontrano. Inoltre è circondato dall’oceano che lo rende vulnerabile anche a fenomeni naturali estremi.

Se il paese ha sviluppato un livello di preparazione e resilienza ai terremoti tra i più alti al mondo in quanto a codici edilizi antisismici e sistemi di allerta precoce, per quanto riguarda le persone ci sono esercitazioni di evacuazione regolare e una cultura della prevenzione diffusissima in tutta la popolazione.
Ecco che arrivano i Centri di Prevenzione Disastri, veri e propri spazi interattivi e didattici che educano e preparano i cittadini a convivere con i rischi naturali.
Spesso chiamati “Bōsai Sentā”, offrono delle vere e proprio simulazioni realistiche. Per quanto riguarda i terremoti i centri mettono a disposizione dei simulatori che ricreano le scosse di diverse intensità e i visitatori possono sperimentare cosa si prova durante una situazione del genere. Per preparare al meglio i cittadini si ricreano degli scenari comuni come una cucina o un ufficio, così da avere già un’idea su come mettersi al riparo.
Alcuni di questi includono anche simulazioni di venti e piogge fortissime per ricreare tifoni o inondazioni. Il tutto con dei percorsi mirati che permettono di imparare come affrontare un disastro del genere. Spesso vengono insegnate anche le tecniche di base per spegnere piccoli incendi o come evacuare in presenza di fumo.
Viene insegnato anche cosa dovrebbe contenere un kit di emergenza domestico e come prepararlo, assieme alle più importanti tecniche di sopravvivenza.

Si insegnano pratiche come l’uso di estintori, la gestione delle ferite leggere, la preparazione di cibo e acqua in situazioni di emergenza e come mettersi in contatto con i soccorsi. Anche sui punti di evacuazione viene fatto un percorso mirato, soprattutto considerato che la città fa molto riferimento a questi in situazioni difficili. Sono tantissimi e sparsi in tutta la città.
Dopo aver fatto un bel giro intenso su tutti i disastri naturali possibili, ci si può prendere una pausa seguendo le mostre interattive in cui video e installazioni spiegano le cause geologiche dei disastri. Ma non solo, anche la storia dei grandi eventi naturali nel paese e le strategie di mitigazione.
In questi centri viene sottolineano il ruolo della comunità e della solidarietà reciproca in caso di disastro, un elemento importantissimo nel paese.
Ma sopratutto, questi centri contribuiscono a sviluppare una mentalità di adattamento ai disastri naturali. Molto utile per ricordare alle persone che non si possono prevenire tutti gli eventi, ma che si può imparare a conviverci riducendone l’impatto che hanno sulla nostra vita.
Il centro più completo è il Tokyo Rinkai Disaster Prevention Park. Offre un percorso immersivo che simula le prime 72 ore dopo un terremoto. Il Museo del Terremoto di Kobe, poi, anche se è un memoriale presenta delle sezioni educative e interattive sulla prevenzione. Inoltre, molte prefetture e città hanno i propri centri di prevenzione disastri, spesso gratuiti e con un’offerta di programmi educativi per residenti e scuole.

Questi centri sono fondamentali nella strategia giapponese di gestione rischi dei disastri permettendo di creare una popolazione informata e preparata. Aspetto fondamentale per la resilienza di un paese così esposto a fenomeni naturali estremi.
Questo senso di solidarietà in caso di disastri naturali è un aspetto super radicato nella cultura e nella struttura sociale del paese. Si basa sopratutto su “Gojō”, mutuo aiuto, un concetto fondamentale nel paese. Questo perché c’è una forte aspettativa che in caso di emergenza le persone si aiutino a vicenda a livello di vicinato e comunità, ancora prima che arrivino i soccorsi ufficiali. Una cosa fondamentale nelle prime ore dopo un disastro, proprio quando le infrastrutture possono risultare danneggiate e i soccorsi di conseguenza rallentati.
La cultura giapponese enfatizza per tradizione sull’armonia di gruppo e il senso di appartenenza al collettivo, “wa”. In questi centri si fa in un certo senso leva su questi sentimenti, che risultano però già profondamente intrinseci nella storia del paese. Quindi più che altro, si può dire che i centri di prevenzione completano la coesione sociale con una formazione con i fiocchi.
Insomma, la solidarietà in Giappone durante i disastri naturali è una vera e propria pratica sociale consolidata alimentata da valori culturali, un’organizzazione capillare e una consapevolezza diffusa della necessità di lavorare insieme per affrontare sfide insormontabili da soli.
Dopo eventi devastanti come il Terremoto di Kobe o il Tōhoku, molti di questi centri hanno cambiato il loro approccio. Si continua a mostrare la distruzione, ma ora si mette più enfasi sulla capacità di ripresa e sulle storie di sopravvivenza oltre che sulla ricostruzione e la resilienza della comunità.
Centri simili esistono in tutto il resto del mondo, ma considerato l’accento messo sul sentimento di solidarietà si può dire che il caso Giapponese è unico nel suo genere.
E’ evidente quindi che ai Giapponesi non piaccia proprio essere impreparati e nel paese ci sono tantissimi centri di preparazione ed educazione alla sicurezza di diverso tipo.
Ad esempio, ci sono i “Kōtsū Anzen Sentā”, i Centri di Sicurezza Stradale. Poi i “Shōbō Hakubutsukan”, mirati all’educazione al fuoco e alla sicurezza antincendio. Sono diversi anche i musei e le esposizioni sulla sicurezza industriale e lavorativa, importanti considerati il forte settore industriale. Importantissimi sono anche i musei e i memoriali sulla pace.
Insomma, l’approccio giapponese alla preparazione e all’educazione alla sicurezza è fondamentale e seguito in tutti gli ambiti possibili. Detto questo, il Giappone risulta comunque un paradiso per gli amanti dei parchi divertimento, senza turbolenze o “schizzi d’acqua” troppo intensi.


