Cosa ha portato con sé il primo quarto del nuovo millennio? Quale cambiamento è avvenuto? Innovazione scientifica e tecnologica, aumento dalla globalizzazione, scambi culturali con e verso ogni angolo della terra e consapevolezza dell’ambiente che ci accoglie. Ma anche guerre, pandemie, attentati terroristici di natura fisica e informatica; crisi economiche e disastri naturali. Si stava meglio quando si stava peggio?
Insomma, le sfaccettature che contraddistinguono questo breve periodo sono tante, positive e negative. Ogni secolo ha avuto i suoi momenti di luce e di buio, ma negli ultimi, soli, 25 anni è accaduto ciò che normalmente accade in cento anni di storia o più, un radicale cambiamento. Questo perché anche la vita in se è accelerata, e tutto ciò che la concerne si è adattato alla velocità dei tempi che corrono.
In appena un quarto di secolo il mondo non è più quello di prima, non è più il mondo che conoscevano i nostri nonni.
Il primo quarto di secolo e le sua catastrofi
2001 Attentato alle torri gemelle
2003 Guerra in Iraq
2004 Tsunami Oceano Indiano
2008 Crisi finanziaria
2011 Guerra in Siria
2015 Attentato al Bataclan
2016 Brexit – Regno Unito
2020 Covid-19
2022 Guerra in Ukraina -Russia
2023 Guerra tra Israele – Palestina
Questi sono solo alcuni, una minima parte, dei principali avvenimenti di questi ultimi anni che hanno fatto da traino verso un futuro che definire peggiore sarebbe sbagliato. Semplicemente sono il risultato di lunghe catene di eventi che si protraggono da anni. Alcune potevano essere evitate? Probabilmente si, e altre probabilmente no. Quel che è certo è in un modo o nell’altro li abbiamo dovuti affrontare e inevitabilmente ci hanno cambiati e hanno cambiato la società.
Ma perché si tende a dare maggiore rilevanza ai disastri, mentre minore importanza al progresso, nonostante siano entrambi punti fondamentali che determinano lo sviluppo e l’andamento della società?
È naturale, per l’essere umano vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto, facciamo sempre più caso a ciò che di negativo accade, rispetto ai progressi, che avvenendo in tempi prolungati giorno dopo giorno sono più difficili da identificare. Al contrario, i disastri, che stravolgono la nostra vita in pochi secondi o comunque in tempi più ristretti, portano con sé conseguenze visibili e per questo motivo ci paiono più rilevanti.
Forse è questo il motivo che ci spinge a credere che questo sia il secolo peggiore della storia?
I nostri nonni hanno ragione di essere davvero felici di non essere nati in questo secolo?
Alcune persone di età avanzata spesso affermano di essere contente di non essere nate in questa epoca. Ma davvero siamo così sfortunati?
Secondo me non è una questione di meglio o peggio. Come abbiamo già detto sopra, ogni secolo ha avuto i suoi momenti di crisi; nel Novecento ci sono state le guerre peggiori che l’umanità potesse mai conoscere, eppure quando qualcosa riguarda il passato si tende a dimenticare, è il presente a prevalere.
Ma forse una differenza e un cambiamento tra questo e il secolo scorso c’è: il modo di vivere e di affrontare le cose era diverso.
Ieri e oggi
Un tempo si viveva nelle semplicità, i molti abitavano in condizioni di miseria, ed era questa la normalità; non si desiderava avere di più, si stava bene con quello che c’era, così raccontano i nostri nonni. Le vacanze erano per pochi, sì, c’erano le colonie per i ragazzi, ma non si facevano le vacanze tutti insieme in famiglia, come invece succede oggi. Nel 2025 basta un click per trovarsi dall’altro lato dell’Oceano, bastano pochi risparmi per fare Milano-Roma in giornata.
“Quanti di voi conoscono i propri vicini di casa?”, un tempo c’era questo senso di comunità che oggi non ci appartiene più; spesso non sappiamo neanche chi c’è dall’altro lato del muro. E a questo si ricollega l’argomento tanto discusso dell’“Iper-connessi, ma isolati”. Le relazioni con internet e i social media forse sono ciò che maggiormente ha avuto un risvolto in questa società. C’era una fiducia verso l’altro che oggi si è persa.
Il cambiamento c’è stato anche nel modo di relazionarsi con gli amici, con i genitori; sono cambiati i primi appuntamenti, quelli dei film che tanto desideriamo noi gen z. Anche le modalità di scambio di pareri, di opinioni non sono più le stesse, e con esso l’informazione e le sue mille fonti. Molte cose non si sapevano e forse si viveva meglio, ma dall’altro lato pensate ai vantaggi di sapere tutto in tempo reale. Prima si abbassava la testa davanti alle ingiustizie, mentre oggi si combatte.

Due secoli, due modi completamente diversi di pensare, ma non necessariamente ci deve essere un meglio e un peggio
Noi abbiamo cose che loro, i nostri nonni, sognavano, ma andava bene così, gli bastava quello che avevano, ed erano felici. Noi, avendo già tutto, vogliamo avere di più, sempre; non siamo mai soddisfatti, mai sazi, sono forse questi gli errori in cui stiamo inciampando giorno dopo giorno senza rendercene conto.
Io credo sia peggio avvertire la manca di qualcosa, capire che qualcosa oggi mancanza rispetto al passato, piuttosto che desiderare di aver avuto qualcosa che in passato non c’era.
Paragonare quindi i secoli ha poco senso, piuttosto è necessario fare una riflessione su ciò che abbiamo perso e su cosa invece c’è di vantaggioso oggi, che una volta mancava. Qual è stato il cambiamento?
Per concludere, con tutti i mezzi che abbiamo oggi è ancora necessario arrivare al conflitto armato?
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