La terza età conquista i social, collezionando visualizzazioni e viaggiando oltre ogni algoritmo. Ma soprattutto, dimostrando che l’età è solo un numero quando si tratta di popolarità online.
Alcuni li chiamano granfluencer, altri grampas (dall’unione del “gram” di Instagram e della parola grandpa), altri ancora silver influencer. Gli over 60 sono gli influencer del futuro, testimoni di un passato lontano, che raccontano tramite i mezzi del presente. Autentici, spontanei, sfrontatamente sé stessi: in un web fatto di sipari e perfezione artificiale, i granfluencer sovvertono ogni regola, offrendo un’alternativa originale a personalità costruite, dinamiche studiate a tavolino e apparenze strategicamente ritoccate. Sfidando così ogni canone.
Lo stereotipo dell’influencing associato alla gioventù è ormai un vecchio ricordo. Questo, oltre a cambiare radicalmente il volto dei social media, trasforma anche il mondo del lusso. Attente osservatrici delle tendenze digitali, sempre più case di moda affidano la loro rappresentazione a visi e corpi maturi. Perché è questo che domina il web: la genuinità (e lo stile) senior.


Granfluencer 2.0
Quello degli anziani che spopolano sulle maggiori piattaforme social è un fenomeno in rapida accelerazione. Nonostante non sia pienamente recente, ma anzi, abbia già preso piede da un po’, la tendenza dei granfluencer si reinventa di continuo. Se all’origine del fenomeno venivano guidati da figli e nipoti, fungendo da comparse nei loro video, o realizzando contenuti propri, ma pur sempre pilotati da voci fuori campo, oggi la tendenza si inverte. Non si è più “i nonni di”, non si assumono ruoli di affiancamento nelle narrative social dei più giovani, si è sé stessi.
E non per forza “facendo cose da nonni”. Non ci si limita più a raccontare storie, cucinare, o mostrare i propri hobby. Oggi, i silver influencer si riprendono i propri spazi partecipando ad ogni trend, assorbendo l’umorismo tipico della Gen Z, ed imitandone attitudini e movenze. C’è chi mostra il suo outfit nei fit check (con tanto di posa tipica), chi posiziona il telefono sullo specchio del proprio bagno e, truccandosi come una ragazza qualsiasi, dà vita al proprio get ready with me, chi balla le hit del momento, chi adotta persino il modo di parlare, o di raccontarsi, della Gen Z.
I nonni sono i primi influencer
Con quale scopo sono nati gli influencer, se non quello di consigliare, indirizzare, e tentare di influenzare (positivamente, in teoria) le scelte altrui? In quest’ottica, non vi è miglior influencer di chi ha vissuto già gran parte della sua vita. Raccontando le loro esperienze da inconsapevolmente esperti storyteller, i nonni sono stati i nostri primi influencer: quelle figure che, pur viziandoci con un sì dove i no dei genitori non arrivavano, non mancavano di confezionare qualsiasi diletto con un insegnamento più grande di quello che sembrava. Non sembra questa la trama di un qualsiasi get ready with me? Deliziare il pubblico truccandosi, mentre si cerca di raccontare qualcosa di sé. Istruendo, nel migliore dei casi.
Il pubblico vuole, anzi pretende, autenticità. È questa la cifra secondo cui cercano di muoversi tutti coloro che riprendendo le proprie giornate, sperano di farcela entrando nell’olimpo di influencer e content creator. In un ambiente dominato da competizione e voglia di arrivare in cima, i granfluencer, regalano leggerezza, offrendo spicchi di una realtà che non conosciamo, ma alla quale andremo incontro. Una sorta di finestra sul futuro per la Gen Z.
L’età, è solo un numero. A volte, quello dei like.
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