… E tutte ci sentiamo ancora un po’ la signorina Bennet.
Ma voi lo sapevate che Jane Austen compie 250 anni? Ma non spegneremo le candeline per questo duecentocinquantesimo anno, e sapete perché?
Perché le vere icone non invecchiano mai. E soprattutto non hanno bisogno di reincarnarsi su TikTok per restare attuali. Se pensate che Jane Austen sia solo tè, pizzi, gentlemen e matrimoni d’altri tempi, sedetevi e prendete fiato: stiamo per parlare della donna che ha scritto Orgoglio e Pregiudizio, ma anche della prima vera penna femminista della letteratura moderna. Sottovoce, con grazia, ma più affilata di un commento passivo-aggressivo.
Altro che principesse. Le eroine di Jane Austen si salvano da sole
Austen scriveva di donne quando le donne non potevano nemmeno possedere legalmente una casa. Ma le sue protagoniste non si accontentano: vogliono scegliere chi amare, quando amare e se amare.
Elizabeth Bennet non vuole un marito per forza. Emma pensa (sbagliando, ma poi capendo) di poter plasmare il mondo con le sue idee. Anne Elliot ama in silenzio, ma non in modo remissivo. Le sue protagoniste sono tutte diverse, ma tutte accomunate da una cosa: sanno pensare da sole. E scusate se è poco, nel 1813. O anche nel 2025.
Il femminismo senza didascalie
Jane Austen non ha bisogno di proclami per essere rivoluzionaria. Non spiega il femminismo: lo scrive, con ironia sottile e una penna affilata come la spada di Lady Oscar.
Con l’ironia più sottile del mondo, smonta pezzo dopo pezzo le convenzioni sociali. E mostra, tra le righe, che una donna può essere intelligente, ironica, desiderabile, indipendente — e non per forza una martire. In un’epoca in cui il matrimonio era l’unica via d’uscita, lei raccontava che forse, a volte, era anche una gabbia dorata.
Se fosse viva oggi, avrebbe un podcast. E lo ascolteremmo tutte.
Jane Austen nel 2025 sarebbe la regina dei podcast relazionali, con sigla lo-fi jazz e titolo tipo “Mr. Darcy non ti risponde”.
Parlerebbe di ghosting, red flag, situazioni sentimentali indefinibili ma perfettamente narrative. E lo farebbe con la stessa ironia chirurgica con cui, due secoli fa, ha dissezionato l’amore e il potere, le aspettative sociali, il classismo, l’orgoglio (troppo) e i pregiudizi (ovunque).
La cultura pop non l’ha mai lasciata andare
Tra adattamenti fedelissimi (Ragione e Sentimento di Ang Lee), remix caotici (Orgoglio e Pregiudizio e Zombie) e serie cult come Bridgerton che si ispirano in modo nemmeno troppo velato al suo universo, Austen continua a dominare lo schermo e l’immaginario collettivo.
Non so se sapevate che su TikTok esiste una nicchia affezionatissima che la celebra (#AustenTok), si fanno festival in costume, tour delle location, mostre interattive. La sua penna ha generato un’estetica. Un linguaggio. Una fanbase globale.
E se questo non è essere una popstar della letteratura, allora cos’è?
Leggere Jane Austen nel 2025 non è un esercizio di stile.
È un cortocircuito. Tra balli in abito impero e tra lettere scritte con l’inchiostro, Austen ci fa sentire capite a un livello così profondo che nemmeno la nostra pscicoterapeuta di fiducia può raggiungere. Non urla, ma punge. Non rivendica, ma smonta pezzo dopo pezzo una società che, sotto le apparenze, vive ancora di vecchi schemi.
E allora no, non ci serve che Jane parli di patriarcato per sapere da che parte sta. Ci basta Elizabeth Bennet che rifiuta un matrimonio vantaggioso per non tradire se stessa. Ci basta la sua ironia, il suo sguardo, la sua voce che, due secoli dopo, è ancora più punk di mille girlboss contemporanee. Il femminismo può anche indossare un corsetto, se sotto c’è una spina dorsale fatta di dignità, lucidità e amore per la verità.
E forse sì, siamo ancora tutte un po’ Lizzie Bennet.
Con meno crinoline, ma con lo stesso bisogno di farci valere. A parole, e a modo nostro.
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