Perdere peso e autostima

da | LIFESTYLE

Perdere peso è diventato un obbiettivo, una virtù, quasi un hobby. Tipo fare skincare compulsiva, ma con più bilance e meno autostima.

Ho fame. Ma non una fame qualsiasi. Ho fame di risposte, di senso, di carboidrati. Ma quelli, si sa, ingrassano. Quindi niente. Anche oggi, si digiuna, si perde peso in nome di un’estetica che ci vuole evaporati.

La sentite voi quella voce? Sottile, ma costante. Quella che ti dice “non ti serve davvero quel pezzo di pizza”, “mangia una mela”, “bevi acqua, magari è solo sete”. No, non è sete. È fame. Di vivere. Di masticare qualcosa che non sia l’autocritica. Ma niente, ci beviamo l’acqua, e ci convinciamo pure di essere pieni. Di cosa poi? Di niente.

Perché se non lo sapete, essere magri è la nuova religione. Solo che al posto dei santi abbiamo le modelle su Instagram, al posto del rosario facciamo cardio a digiuno e la comunione è uno yogurt zero grassi da 45 calorie e senso di colpa q.b.

E voi direte: esagerata. Forse. Ma provate voi a crescere in un mondo dove “sei dimagrita” è il massimo dei complimenti e “hai preso peso” è la nuova bestemmia. Dove gli specchi non riflettono ma giudicano. Dove ogni biscotto ha il sapore del fallimento personale.

perdere peso disperazione disegno

La cosa buffa — che poi buffa non è — è che questa roba ci è entrata sotto pelle senza che ce ne accorgessimo. Tipo: da bambini ci davano la merenda, da adolescenti abbiamo iniziato a chiedere se la merenda avesse carboidrati, zuccheri, grassi. Spoiler: sì. E da adulti… eh. Da adulti ci ritroviamo a contare i grammi come fossero peccati capitali.

Siamo la generazione che sa tutto sui grassi e carboidrati ma niente sull’amor proprio. Sappiamo fare i crunch ma non sappiamo accettarci. E sappiamo anche che “accettarsi” va di moda, certo, purché poi tu continui a sognare il corpo perfetto tra un post motivazionale e l’altro. Perché oggi, essere magri non basta: devi anche sembrare che non te ne freghi. Che sei naturale. Che sei “così di costituzione”. Non ti devi sforzare. A dieta, sì. Ma con nonchalance.

Ma parliamoci chiaro. A chi giova tutto questo? Non certo al nostro metabolismo, che ormai vive in modalità panico. Alle aziende che ti vendono detox, drenanti, leggings che ti fanno il sedere brasiliano anche se vivi in provincia. A loro sì che conviene.

E mentre noi ci convinciamo che valiamo meno se pesiamo di più, il culto della magrezza ci rosicchia l’autostima a colazione (senza carboidrati, sia chiaro). Ci spinge a guardarci allo specchio come se fossimo un problema da risolvere e non un corpo da abitare.

disegno di perdere peso

Ora: non sto dicendo che sia sbagliato prendersi cura di sé. Anzi. Ma prendersi cura non è torturarsi. Non è avere l’ansia da prova costume a marzo. Non è pesarsi ogni mattina per capire se si può essere felici o no.

E poi c’è il grande non detto: i maschi. Sì, perché anche loro, poveretti, sono finiti nella trappola. Devono avere addominali, ma non troppi. Devono essere magri, ma non smilzi. Virili, ma scolpiti. Un incubo anche per Ken.

E infine ci sono le frasi killer, quelle che sembrano innocue e invece ti scavano come un cucchiaino nella Nutella. “Ti vedo bene!” (prima stavo male?). “Hai perso peso, eh?” (quindi ora merito affetto?). “Stai attenta che poi ingrassi” (ah, quindi è una minaccia?). La cosa assurda è che spesso le dicono le persone che ci vogliono bene. Ma cresciuti anche loro nello stesso culto tossico, ci mettono zucchero sopra e ce la servono come premura.

La verità? Siamo tutti stanchi. Stanchi di fingere che ci basti un’insalata. Di sentire che “la bellezza è dentro” mentre il mondo ci giudica fuori. Stanchi di dover sempre rientrare: in una taglia, in un algoritmo, in una gabbia.

disegno di bilancio e nutrizione per perdere peso

Sogno un mondo in cui il massimo dello sgarro sia dimenticare l’ombrello, non mangiare un dolce. In cui l’outfit dell’estate sia l’autostima. In cui ci sia spazio per tutti i corpi pure quelli con le smagliature, con la pancetta, con la storia addosso. Perché sì, i nostri corpi raccontano storie. E le storie vere non sono mai lisce, dritte, uniformi. Sono incasinate, un po’ storte, un po’ dolci. Proprio come noi.

Perché non voglio più pesarmi per sapere quanto valgo. Voglio valere, e basta.

E se proprio devo fare il calcolo delle calorie, che almeno sia per capire quanta energia mi serve per mandare  a fan***o tutto questo.

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