Still Charles: un emergente che sta entrando nel mondo dei grandi

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Da piccolo suonava il pianoforte classico, oggi il suo mito è Vasco Rossi. Still Charles, appena uscito con il suo nuovo singolo “AMORETABACCO” è un giovane emergente che, con la sua musica, vuole ispirare una malinconia che fa sorridere.

Per la musica è Still Charles, nella vita è Carlo. Un ragazzo giovane, un po’ timido, ma con tanto da raccontare. Poche sono le cose che gli tolgono il fiato: l’amore, il tabacco e, ovviamente la musica. Soprattutto se è quella dei Beatles o di Vasco Rossi che gli faceva ascoltare suo papà. Dal pianoforte classico è passato a strimpellare con la chitarra per poi capire che il suo strumento preferito è la voce.

Perché la scelta di nome d’arte? E perché proprio Still Charles?

A dire il vero non ho una storia precisa da raccontare. È stato tutto abbastanza casuale. Dovevo cercare un nome per presentarmi come cantante, non volevo usare il mio, non mi piaceva. E allora ho pensato a Still Charles perchè trovavo interessante il concetto dell’ancora. 

Parlando invece della tua passione per la musica, quando nasce?

Ho cominciato a fare musica da piccolo suonando il pianoforte classico. Poi a 18 anni ho cominciato a strimpellare con la chitarra e così ho cominciato anche a scrivere e cantare le  prime canzoni. La passione l’ho sempre avuta, ma la mia musica comincia dai 20 anni in poi.

Quindi hai sempre voluto fare il cantante?

No no, da piccolo, un po’ come tutti i bambini, volevo fare il calciatore. Però la musica mi è sempre piaciuta, forse dentro di me questa idea l’ho sempre avuta. Ad un certo punto però mi sono accorto di quanto fossi dipendente dalla musica, di quanto mi facesse bene.

Qual è il primo ricordo di Still Charles legato alla musica?

Con tutta probabilità mio padre. I concerti a cui andava e la sua piccola band di quartiere che suonava cover dei Beatles e altri pezzi iconici degli anni ’70/’80. Il primo ricordo come protagonista invece sono, senza dubbio, i primi saggi di pianoforte. 

E i tuoi primi ricordi da artista invece?

Mi ricordo che all’inizio facevamo tutto tra amici che mi davano una mano. Le prime canzoni le ho registrare nel garage di un mio amico trasformato in un piccolo studio. Non era facile, ma l’energia che si percepiva era incredibile.

Ripensando a quel garage, a che punto ti senti ora della tua carriera?

Diciamo che è un momento di svolta. Mi sono tolto tante delle soddisfazioni, la mia musica ha cominciato davvero a girare ed ho suonato in posti bellissimi. Ho cominciato a percepire il calore delle persone che si sentono rappresentate dalla mia musica. Detto ciò sono ancora lontanissimo dall’arrivo! Ora è il momento di spingere.

Hai parlato di posti belli, qual è il posto più bello in cui hai suonato? 

Beh il concerto del primo maggio ha la sua magia, ma anche al Nameless c’è una bellissima energia. E poi mi piace tanto suonare nei posti piccoli dove c’è davvero il mio pubblico. A Milano, per esempio, mi sono divertito molto all’Apollo.

Parlando di carriera e concerti, è difficile essere un emergente oggi in Italia?

Difficilissimo, quando poi sei un emergente che sta cercando di entrare nel mondo dei grandi allora è ancora più complicato. Finché sei agli esordi la difficoltà è farsi notare visto che escono un miliardo di canzoni ogni venerdì. Una volta che ti fai notare, invece, il problema è non tradire la fiducia dei consumatori, rimanere credibile. 

E oggi invece, qual è la difficoltà più grande che incontri ogni giorno?

Quando la musica diventa il tuo lavoro devi trovare ogni giorno la forza che ti spinge a creare. Anche quando non ti senti ispirato o stimolato. Non è sempre facile, ma è quello che distingue un dilettante da un professionista. Ciò non significa che devi forzarti o che la musica deve diventare un automatismo, ma ci vuole la forza di cercare l’energia giorno dopo giorno. 

Allontanandoci per un attimo dalla musica cosa rappresenta Still Charles?

Mi piace vivere la vita nella maniera più libera e tranquilla possibile, quando riesco. Sarà banale, ma il mio motto è: “vivi e lascia vivere”. Mi piace un po’ farmi trasportare dal flusso delle cose cogliendo il meglio da ogni momento. Sono un po’ un ragazzo chill.

A tal proposito, parliamo del tuo ultimo singolo: “AMORETABACCO”, come mai questo titolo?

Penso che, di base, la vita sia abbastanza noiosa e le uniche cose in grado di smuovermi qualcosa, oltre la musica, sono queste due. L’amore e il tabacco che rappresenta un po’ i vizi, ma anche il divertimento con gli amici e il chill di cui parlavamo prima. In senso meno letterale voglio dire che tutto sta nel trovare ciò che ti muove qualcosa dentro.

Prima dicevi che “escono un miliardo di canzoni ogni venerdì”. Perchè allora in questo mare di musica qualcuno dovrebbe scegliere la tua?

Bella domanda! Una risposta certa non ce l’ho. Credo che la mia musica generi sensazioni postive, good vibes. Mi concentro molto su questo, voglio che le mie canzoni siano evocative. Spero che ascoltandole si provi una strana malinconia capace di farti sorridere.

Nel tuo singolo mi ha colpito anche il riferimento a Vasco Rossi, possiamo considerarlo un tuo mentore? 

Decisamente si. La mia musica vive di tantissime influenze che arrivano da quello che ascoltava mio papà. Vasco c’è di sicuro, e con lui un po’ tutto il rock anni ’90. Una fase degli Oasis, Gianluca Grignani, ma anche i Beatles andando più indietro nel tempo. Anche se loro non me la sento di definirli mentori, sono una categoria superiore.

Ultima domanda, cosa vedi nel tuo futuro?

Spero di suonare live il più possibile, mi piace sentire le persone che cantano le mie canzoni.

Grazie