Calvin Klein torna in passerella, ma che fine aveva fatto?

da | FASHION

Con la nuova nomina della designer Veronica Leoni come creative director della label Calvin Klein Collection, il brand ritorna in passerella per la collezione Autunno 2025.

Reduci di un periodo di tantissimi fashion cambiamenti, l’ultimo che rileviamo è la nomina del nuovo direttore creativo di Calvin Klein Collection. Questa nomina riporta ufficialmente il brand sulle passerelle dopo un lungo periodo di stop.

Veronica Leoni è stata nominata direttore creativo di Calvin Klein Collection.

Tra i finalisti del premio LVMH 2023, inizia una nuova avventura forte della sua esperienza in alcuni dei più famosi marchi di moda. Jil Sander, Céline, Moncler e The Row sono solo alcuni. Veronica unirà questo bagaglio di esperienze importantissime all’estetica moderna di Calvin Klein. Disegnerà la prima linea del brand che sfilerà di nuovo in passerella dal prossimo settembre, per la FW 2025.

Veronica Leoni

La collezione avrà radici in un design innovativo e senza tempo, comprendendo capi di abbigliamento, intimo e accessori uomo e donna.

Sicuramente curiosi di questo cambiamento e di una collezione da passerella in serbo, torniamo un po’ indietro nella storia di Calvin Klein. Infatti, se abbiamo un ritorno, vuol dire che a un certo punto qualcuno o qualcosa si è fermato.

L’ultima sfilata del brand risale al settembre 2018.

Chiamata 205W39NYC, la passerella arrivava prima dell’addio di Raf Simons come direttore creativo della label, avvenuto due mesi dopo dall’evento.

Calvin Klein 2018

Ma torniamo ancora più indietro. Calvin Klein raggiunge l’apice di fama negli anni ‘80, con la frenesia per i suoi jeans firmati. Poi la linea di intimo uomo con un successo così grande da modificare il mercato americano della biancheria intima maschile. Fino ad allora era solo di colore bianco e veniva acquistata da mogli e fidanzate, ora era l’uomo a scegliere. Con l’aggiunta del logo fa diventare il suo intimo un oggetto estetico da mostrare. L’iconico stile minimalista firmato Calvin Klein però nasce da prima.

Nel 1970 la prima sfilata firmata Calvin Klein approda nella settimana della moda New-Yorkese.

Abiti minimal, essenziali, ispirati alla lingerie e allo stile androgeno. Il primo marchio a dare vita allo stile normcore, anticipa ogni concetto di nogender che per l’epoca era scandalo puro, troppo promiscuo. Se per l’uomo l’intimo stravolge tutto, anche l’intimo femminile cambia. Addio a vecchi ferretti e coppe, le donne sono più libere: comode bralette che lasciano intatto il sex appeal, assieme a culotte e boxer femminili, scardinando ruoli e potere. A quanto pare la rivoluzione inizia dall’intimo!

Kate Moss for Calvin Klein 1990 adv

Sorpassando l’underwear, chi davvero ne sa, ricorderà Calvin Klein anche, e soprattutto, per i suoi abiti da sera, le collezioni raffinate con sfilate eleganti e minimal.

I capi d’eccellenza del brand sono gli abiti e i cappotti, che prendevano le distanze dall’eccentrico stile barocco della moda anni ‘80.

Concept puliti, monocromo, essenziali e femminili, Calvin Klein firma così il suo stile e la moda degli anni 2000.

Lo stile CK pensava a una donna sofisticata, donne dall’animo newyorkese, o nate nella city, che tra lavoro e party serale non hanno bisogno di fare pit stop a casa per cambiarsi. Le passerelle poi sono state diverse.

Calvin Klein Adv 1990’s

Nel 2016 Raf Simons diventa direttore creativo del brand.

Al designer era stato concesso un grande potere, infatti aveva il compito di supervisionare tutti gli aspetti del design e del marketing del brand. Il suo lavoro era apprezzatissimo dalla critica tanto da ottenere due CFDA (i premi del Council of Fashion Designer of America) come designer dell’anno, per le sue collezioni donna e uomo.

Sembrerebbe tutto bello, ma come qualcuno diceva, l’arte non paga e in termini di vendite i risultati furono deludenti. Così la compagnia fu costretta a rivedere le proprie strategie e impostò un approccio più commerciale il quale cozzava con lo stile visionario di simons. Poi la separazione. Il divorzio tra i due arriva dopo soli due anni assieme.

Nelle quattro collezioni disegnate da lui, Raf Simons si era concentrato su una sua rielaborazione dell’estetica americana, mescolando riferimenti cinematografici e inaugurando collaborazioni artistiche (vedi quella con l’arte di Andy Wharol).

Il suo lavoro era stato definito “il più grande esperimento di re-branding della moda Americana del 21esimo secolo” dal New York Times. Da esperti del settore si racconta che già da subito c’era uno scollegamento fra l’estetica personale di Simons e quelle che erano le esigenze di un marchio multi-miliardario e multi-livello che non era spinto dal design elevato, ma dal marketing di massa. Effettivamente, in questo ambito un grande artista come Raf Simons non aveva esperienza. Troppo alto, troppo bravo per le passerelle di tutti i giorni, perfetto per quelle più belle.

Raf Simons

E ora eccoci qua, con Veronica Leoni, prima donna alla guida del brand. A cinque anni dall’assenza di Calvin Klein dalle scene, ci si aspetta che riporti la griffe emblema del minimalismo anni novanta in passerella.

Sono entusiasta e onorata di avere l’opportunità di scrivere un nuovo capitolo della storia di Calvin Klein”, commenta la designer. Cara Veronica, anche noi non vediamo l’ora di vedere le tue creazioni in passerella. Secondo voi cosa ci aspetta?