Un passato glorioso, una crisi che sembrava non finire e una nuova voglia di ricominciare. Ballantyne riparte dal cashmere e sceglie RosaCypria Lodge per raccontarlo.
Chi l’ha detto che nel mondo del lusso sia tutto rose e fiori? Anche i marchi più importanti possono perdere il proprio fascino, finire nel dimenticatoio e ritrovarsi a fare i conti con un passato decisamente più brillante del presente. Ballantyne ne sa qualcosa. Il brand scozzese, che per decenni ha vestito alcuni dei personaggi più influenti del Novecento, ha attraversato una crisi che lo ha portato a un passo dall’irrilevanza. Eppure, dopo anni difficili, sembra aver trovato il modo di rimettersi in gioco.
Per raccontare questo nuovo capitolo, Ballantyne ha scelto di allontanarsi dalle solite location della moda e rifugiarsi tra le colline marchigiane, precisamente a RosaCypria Lodge, dove ha presentato Raw Diamond, una collezione che mette al centro il cashmere grezzo e una filosofia piuttosto semplice: le cose belle hanno bisogno di tempo.

Quando Ballantyne era sulla bocca di tutti
Per capire il presente bisogna conoscere un po’ il passato. Le origini di Ballantyne risalgono al 1820, in Scozia, anche se il marchio di maglieria nasce ufficialmente nel 1921. Il suo punto di forza è sempre stato il cashmere, lavorato con una qualità che negli anni lo ha trasformato in un vero e proprio simbolo di eleganza.
Jackie Kennedy e James Dean sono solo alcuni dei nomi che hanno contribuito a rendere Ballantyne desiderabile. Erano gli anni in cui un maglione di cashmere poteva raccontare uno status sociale senza bisogno di loghi enormi o campagne pubblicitarie particolarmente rumorose.
Poi, però, qualcosa si è inceppato. Il mercato è cambiato, sono arrivati nuovi concorrenti e il marchio ha iniziato lentamente a perdere terreno. Nemmeno l’acquisizione del 2004 da parte del fondo Charme Investments è riuscita a riportarlo immediatamente ai vecchi splendori. Nel 2015, quando Fabio Gatto ne assume la proprietà dopo essere arrivato alla direzione creativa nel 2013, Ballantyne è ormai l’ombra di quello che era stato.
Da lì comincia una risalita lenta, senza grandi colpi di scena, ma con un obiettivo preciso: riportare il cashmere al centro del marchio. Oggi Ballantyne registra un fatturato di circa 6 milioni di euro, ben lontano dai numeri dei grandi colossi del lusso, ma abbastanza per dimostrare che la sua storia non era necessariamente finita.


Un diamante che non brilla subito
E qui entra in gioco Raw Diamond. La collezione, nata nel 2021 per celebrare i cento anni del marchio, ha una particolarità che potrebbe sembrare quasi un controsenso: il cashmere non è subito morbido come ci aspetteremmo.
Il filato viene infatti lasciato grezzo, senza i trattamenti e i lavaggi che normalmente gli conferiscono quella morbidezza immediata che tutti conosciamo. È indossandolo e lavandolo nel tempo che il capo cambia, diventa più soffice e rivela progressivamente le proprie qualità.
Insomma, un maglione che non dà tutto al primo appuntamento. E forse è proprio questo il bello. In un periodo in cui compriamo vestiti che dopo qualche mese ci sembrano già vecchi, Ballantyne propone qualcosa che dovrebbe migliorare con noi, anziché essere sostituito alla prima occasione.
L’idea è quella di tornare a considerare un capo come un piccolo investimento personale, qualcosa da conservare e magari passare a chi verrà dopo. Una visione che si allontana parecchio dalla moda usa e getta a cui siamo ormai abituati.


Un nuovo capitolo tra le colline marchigiane
Per raccontare Raw Diamond, Ballantyne ha scelto RosaCypria Lodge, una struttura immersa nel paesaggio marchigiano che ospita pochi viaggiatori alla volta. Niente grandi eventi spettacolari o scenografie costruite per attirare l’attenzione, ma un’atmosfera raccolta, dove la natura e il silenzio diventano parte dell’esperienza.
È qui che gli amici del brand hanno potuto riscoprire la collezione, entrando in contatto con una realtà che condivide con Ballantyne l’attenzione per i materiali, la qualità e le cose autentiche.
L’incontro tra le due realtà non sembra quindi una semplice scelta di location, ma un modo per raccontare un’idea di lusso meno appariscente, che non ha bisogno di dimostrare continuamente quanto vale.
E a pensarci bene, la storia di Ballantyne assomiglia parecchio a quella del suo cashmere grezzo. Entrambi hanno attraversato trasformazioni, entrambi hanno avuto bisogno di tempo e nessuno dei due sembra voler puntare tutto sulla prima impressione.
Certo, parlare di rinascita definitiva sarebbe ancora prematuro. Ma dopo essere passato dalle stelle a una crisi profonda, Ballantyne sta dimostrando che anche nella moda si può avere una seconda occasione. E che non sempre, per tornare interessanti, bisogna reinventarsi completamente. A volte basta ricordarsi perché lo si era diventati.


