Tutti i lavori che le rom-com ci hanno fatto sognare

da | LIFESTYLE

Tra uffici a Manhattan, atelier da sogno e piccoli hotel, le rom-com ci hanno fatto immaginare una vita adulta decisamente più affascinante. Ma quali lavori ci hanno conquistate davvero?

C’è stata un’epoca in cui per immaginare il nostro futuro bastava guardare una commedia romantica. Le protagoniste avevano lavori bellissimi, appartamenti sproporzionati rispetto ai loro stipendi e una vita sentimentale disastrosa, ma incredibilmente cinematografica. Noi, dal divano, prendevamo appunti mentali su cosa avremmo voluto fare da grandi.

La giornalista di moda — Come farsi lasciare in 10 giorni

Andie Anderson, interpretata da Kate Hudson, lavorava per Composure, una rivista femminile di New York, scriveva articoli sulle relazioni e aveva un guardaroba che ancora oggi meriterebbe una pagina Pinterest dedicata. Il suo compito? Frequentare un uomo e riuscire a farsi lasciare in dieci giorni, tutto per un articolo. Non esattamente il massimo dell’etica giornalistica, ma ai tempi ci sembrava un’idea geniale. Tra riunioni di redazione, feste esclusive e quell’indimenticabile abito giallo, Andie ci aveva convinte che fare la giornalista significasse soprattutto vivere a Manhattan ed essere sempre vestite benissimo. Nessuno ci aveva avvertite delle scadenze editoriali.

La direttrice di una rivista — 30 anni in un secondo 

Jenna Rink aveva tredici anni e un unico desiderio: averne trenta. E quando il suo sogno diventa realtà, si risveglia in un appartamento da sogno a New York e scopre di essere una figura importante nella redazione di Poise. Per noi era la rappresentazione perfetta dell’essere adulte: vestiti colorati, feste, shooting fotografici e una carriera già avviata. La cosa divertente è che oggi, avvicinandoci ai trent’anni, probabilmente vorremmo fare esattamente il contrario di Jenna. Tornare a tredici anni, possibilmente senza conti da pagare.

La wedding planner — Prima o poi mi sposo 

Mary Fiore, interpretata da Jennifer Lopez, organizza matrimoni perfetti per persone che, a differenza sua, sembrano aver trovato l’amore. Tra composizioni floreali, location meravigliose e dettagli studiati al millimetro, il suo lavoro sembrava una continua festa elegante. Ovviamente, il cinema aveva dimenticato di mostrarci i fornitori in ritardo, gli imprevisti e gli sposi sull’orlo di una crisi nervosa. Eppure, per anni, l’idea di organizzare matrimoni è rimasta una delle professioni più romantiche in assoluto. Anche perché nella versione hollywoodiana potevi innamorarti proprio dello sposo. Un piccolo problema, ma risolvibile in circa novanta minuti.

La proprietaria di una libreria — C’è posta per te 

Kathleen Kelly possiede una piccola libreria per bambini nell’Upper West Side di New York. Un posto accogliente, pieno di libri, lucine e quell’atmosfera che oggi definiremmo cozy. Il suo lavoro non prevedeva grandi eventi o abiti firmati, ma aveva qualcosa di ancora più desiderabile: la tranquillità. Ci immaginavamo a consigliare romanzi ai clienti abituali, bere caffè e passeggiare tra gli scaffali aspettando che qualcuno entrasse e ci cambiasse la vita. Peccato che la realtà delle librerie indipendenti sia decisamente meno semplice. Ma forse è proprio questo il bello del film: ci ha fatto desiderare una vita piccola, quando tutto il resto del cinema ci spingeva a volerne una enorme.

La giornalista televisiva — Il diario di Bridget Jones 

Bridget Jones non era esattamente il modello di donna professionalmente impeccabile. Beveva troppo, fumava, si innamorava delle persone sbagliate e aveva un rapporto complicato con la propria autostima. Eppure, nel corso della sua storia, passa dal lavoro nell’editoria a quello di reporter televisiva, dimostrando che si può costruire una carriera anche senza avere tutto sotto controllo. Forse è questo che la rende ancora così amata: Bridget non aveva una vita perfetta e non cercava nemmeno di fingere il contrario. Era disordinata, goffa e terribilmente umana. E in mezzo a tante protagoniste sempre impeccabili, ci ha insegnato che anche fare figuracce può diventare parte del proprio curriculum.

La chef — Sapori e dissapori 

Kate Armstrong è una chef di talento, rigorosa e ossessionata dalla perfezione, che dirige la cucina di un ristorante di Manhattan. La sua vita ruota attorno a piatti elaborati, ingredienti selezionati e un ambiente professionale in cui tutto deve funzionare alla perfezione. Almeno fino a quando arriva Nick, un nuovo chef capace di mettere in discussione le sue abitudini. Il film ci aveva fatto innamorare dell’idea di lavorare nell’alta cucina, dove persino il caos sembrava elegante. Nella realtà, probabilmente, dopo dodici ore in piedi e un servizio particolarmente complicato, l’ultima cosa che vorremmo sarebbe una storia d’amore tra i fornelli.

La proprietaria di un negozio di fiori — Appuntamento con l’amore 

In Appuntamento con l’amore, Reed Bennett, interpretato da Ashton Kutcher, gestisce un negozio di fiori a Los Angeles. E anche se questa volta il protagonista è un uomo, il suo mestiere è uno di quelli che ci hanno fatto fantasticare più di una volta. Immaginate passare le giornate circondate da rose, tulipani e composizioni floreali, preparando bouquet per appuntamenti, anniversari e dichiarazioni d’amore. Tutto molto poetico, almeno finché non arrivano San Valentino, le consegne impossibili e i clienti dell’ultimo minuto. Ma nelle rom-com anche vendere fiori diventa una dichiarazione d’amore alla vita.

La produttrice televisiva — Il buongiorno del mattino 

Becky Fuller, interpretata da Rachel McAdams, è una giovane produttrice televisiva che sogna di avere successo nel mondo dell’informazione. Quando ottiene l’opportunità di rilanciare un programma mattutino in difficoltà, si ritrova a gestire conduttori ingestibili, ascolti disastrosi e giornate lavorative infinite. Eppure, tra gli studi televisivi, le cuffie sempre addosso e il telefono che non smette mai di squillare, quel lavoro ci sembrava incredibilmente affascinante. Forse perché il cinema ha sempre avuto la capacità di rendere desiderabile anche lo stress, purché accompagnato da un bel cappotto e una corsa per le strade di New York.

La proprietaria di un hotel — Una mamma per amica 

Lorelai Gilmore ci aveva fatto credere che gestire un hotel significasse vivere in una cittadina dove tutti si conoscono, bere quantità discutibili di caffè e avere sempre una battuta pronta. Prima direttrice dell’Independence Inn e poi proprietaria del Dragonfly Inn insieme a Sookie, Lorelai aveva praticamente il lavoro dei sogni. Un albergo accogliente, ospiti eccentrici, una migliore amica con cui condividere ogni crisi e una cittadina che sembrava uscita da una cartolina autunnale. Certo, tra clienti impossibili, problemi economici e imprevisti quotidiani, la gestione non era sempre così romantica. Ma ammettiamolo, chi non ha mai desiderato aprire un piccolo hotel a Stars Hollow, arredarlo con mobili vintage e passare le pause pranzo da Luke?

La designer di abiti da sposa — Genitori in trappola 

Elizabeth James, interpretata da Natasha Richardson, era tutto quello che immaginavamo sarebbe diventata una donna di successo. Elegante, indipendente, bellissima e proprietaria di un atelier di abiti da sposa a Londra. Mentre sua figlia Annie cercava di riunire i genitori separati, noi eravamo troppo impegnate ad ammirare il suo guardaroba e il suo lavoro. Perché diciamocelo, disegnare abiti da sposa in un atelier londinese, circondata da tessuti meravigliosi e clienti innamorate, sembrava la professione più sofisticata del mondo. Elizabeth era una donna che non aveva bisogno di un uomo per costruirsi una vita da sogno, anche se noi, segretamente, speravamo ancora che tornasse con Dennis Quaid.

Forse non volevamo davvero quei lavori

Ripensandoci, probabilmente non sognavamo di diventare giornaliste, wedding planner o direttrici di riviste. Sognavamo le vite che quei lavori sembravano promettere. Volevamo gli appartamenti con le grandi finestre, i caffè da asporto, le telefonate importanti e quella sensazione di avere sempre qualcosa di straordinario da fare. Volevamo essere donne indipendenti, interessanti, un po’ complicate e possibilmente innamorate di qualcuno che ci aspettasse sotto casa.

Le rom-com degli anni Novanta e Duemila ci hanno venduto un’immagine della vita adulta che forse non è mai esistita davvero. Eppure continuiamo a riguardarle, perché in quelle protagoniste ritroviamo una versione di noi che aveva ancora tutto da immaginare. Una versione convinta che bastassero un bel lavoro, un guardaroba pieno e un appartamento a Manhattan per essere felici.

E forse la nostalgia nasce proprio da lì: non ci mancano soltanto quei film, ma anche il momento in cui credevamo che diventare grandi sarebbe stato esattamente così.

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