Tutti pazzi per Robert Pattinson

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Robert Pattinson doveva rimanere Edward Cullen. Quasi vent’anni dopo, invece, è uno degli attori più interessanti della sua generazione e uno di quelli che la Gen Z sembra aver capito meglio.

C’è qualcosa di particolarmente riuscito nella carriera di Robert Pattinson: a un certo punto ha smesso di comportarsi come uno che doveva convincerci di essere qualcosa. E probabilmente è proprio lì che ha iniziato a convincerci davvero.

Dopo Twilight aveva già tutto quello che Hollywood normalmente impiega anni a costruire: fama mondiale, milioni di fan e una faccia che avrebbe potuto garantirgli almeno altri dieci anni di ruoli da bello e tormentato. Il problema era che insieme a tutto questo si portava dietro Edward Cullen. Per anni Pattinson è stato il vampiro di Twilight prima ancora di essere Robert Pattinson. Un’etichetta enorme, soprattutto quando il tuo primo grande successo diventa anche il personaggio da cui tutti si aspettano che tu non riesca più a uscire.

E invece lui ha scelto di fare praticamente l’opposto di quello che ci si aspettava.

Diventare strano è stata un’ottima idea

Pattinson non ha cercato disperatamente un altro Edward Cullen. Ha iniziato a scegliere film più piccoli, personaggi strani, sporchi, disturbati e spesso anche abbastanza lontani dall’idea del sex symbol che Hollywood gli aveva cucito addosso. È passato da David Cronenberg ai fratelli Safdie, fino a The Lighthouse di Robert Eggers. In Good Time è nervoso, disperato, quasi irriconoscibile. In The Lighthouse con Willem Dafoe è folle, sgradevole, grottesco. In poche parole, ha iniziato a fare una cosa che per una star così famosa non è affatto scontata: rischiare di non piacere.

Ed è forse qui che Pattinson ha fatto la scelta migliore della sua carriera. Non ha cercato di proteggere Robert Pattinson. Ha iniziato quasi a sabotarlo. Perché mentre molte celebrity costruiscono la propria immagine con la precisione di una campagna marketing, lui sembra divertirsi parecchio a rovinarla. E, paradossalmente, è proprio questo ad averla resa molto più interessante.

Poi è tornato a Hollywood

La cosa ancora più intelligente è che Pattinson non ha trasformato il cinema indipendente nella sua nuova comfort zone. Dopo essersi guadagnato una credibilità completamente diversa, è tornato esattamente dove tutti lo conoscevano: nel grande cinema commerciale. Solo che questa volta lo ha fatto da Batman.

Quando venne annunciato come protagonista di The Batman di Matt Reeves, una parte di internet sembrava ancora ferma al 2008. “Quello di Twilight farà Batman?” Come se nel frattempo non fossero passati film, registi e più di dieci anni. Poi il film è arrivato e il problema si è praticamente risolto da solo.

Il suo Bruce Wayne non è il miliardario perfetto e sicuro di sé. È cupo, introverso, ossessivo, socialmente discutibile e con l’aria di uno che non dorme correttamente da almeno sei mesi. Insomma, forse uno dei Batman più facilmente adottabili da internet.

Pattinson era tornato nel blockbuster, ma senza tornare indietro.

Robert Pattinson è stranamente Gen Z

Ed è qui che la sua figura diventa ancora più interessante. Perché Robert Pattinson è nato nel 1986. Quindi no, non è Gen Z e non dobbiamo modificare l’anagrafe per farcelo rientrare. Eppure, per qualche motivo, sembra incastrarsi perfettamente nel linguaggio di questa generazione. Pattinson possiede quella particolare forma di ironia che internet adora: secca, assurda, autoironica e a volte talmente strana da non capire neanche dove finisca la verità e inizi la presa in giro.

Non sembra interessato a essere la celebrity perfetta. Non cerca continuamente di apparire intelligente, affascinante o profondamente tormentato. Anzi, spesso fa esattamente il contrario. Racconta storie improbabili nelle interviste, prende in giro se stesso e soprattutto non sembra avere alcuna intenzione di trasformare ogni sua apparizione pubblica in una lezione su quanto sia speciale.

Ed è incredibilmente Gen Z proprio per questo. Perché se c’è una cosa che questa generazione sembra tollerare sempre meno è la perfezione costruita.

La vendetta migliore su Twilight

La parte più bella, però, è che oggi Pattinson non deve più scappare da Twilight.

Per anni il discorso intorno alla sua carriera è stato sempre lo stesso: riuscirà a liberarsi di Edward Cullen? Oggi la domanda sembra quasi ridicola. Non perché Twilight non conti più, ma perché nel frattempo Robert Pattinson ha costruito abbastanza altro da potersi permettere persino di guardare quella fase con ironia. E forse questa è stata la sua vendetta migliore.

Non rinnegare il personaggio che lo ha reso famoso, ma renderlo semplicemente troppo piccolo per poter contenere tutto quello che è venuto dopo.

Essere Robert Pattinson

Oggi Robert Pattinson non ha più bisogno di dimostrare di essere un attore serio. Lo ha già fatto. E forse è proprio per questo che sembra divertirsi molto di più. La sua carriera non funziona perché ogni film sia necessariamente perfetto o perché ogni sua scelta sia geniale. Funziona perché non sappiamo esattamente quale sarà la prossima. Ed è una qualità sempre più rara in un mondo in cui le celebrity sembrano spesso versioni perfettamente confezionate di loro stesse.

Pattinson, invece, continua a sembrare leggermente fuori posto, un po’ strano e decisamente poco interessato a correggere la situazione. Non è Gen Z. Ma tra autoironia, caos controllato, rifiuto della perfezione e un certo gusto per il disagio, potrebbe tranquillamente essere una delle sue celebrity preferite. Alla fine Robert Pattinson è riuscito a fare quello che moltissimi attori provano disperatamente a costruire a tavolino: reinventarsi senza far sembrare che si stesse reinventando.

E considerando che tutto è iniziato con un vampiro che brillava al sole, non è andata affatto male.