Ciò che ci manca è ciò che ci muove.
Partendo dalla celebre scena del film The Life of David Gale (2003), scopriamo come il desiderio sia il motore dell’esistenza umana. Un viaggio tra psicoanalisi, società contemporanea e cinema per comprendere perché continuiamo a inseguire denaro, amore, successo e riconoscimento.
Il Desiderio

Il desiderio è una delle forze più potenti che guidano l’essere umano. La filosofia, la letteratura, il cinema e la psicoanalisi hanno cercato per secoli di comprenderne la natura. Per Jacques Lacan il desiderio non coincide con un bisogno né con una semplice volontà: è ciò che nasce dalla mancanza e che, proprio perché irraggiungibile nella sua forma assoluta, continua a spingerci in avanti.
Il discorso di David Gale: il desiderio come essenza dell’essere umano

Una delle rappresentazioni cinematografiche più efficaci di questa teoria si trova nel film The Life of David Gale (2003), nel quale il protagonista, interpretato da Kevin Spacey, introduce ai suoi studenti una riflessione destinata a diventare il filo conduttore dell’intera storia.
Gale sostiene che il desiderio rappresenta il motore fondamentale dell’esistenza umana. Riprendendo il pensiero di Jacques Lacan, spiega come il desiderio non riguardi semplicemente ciò che vogliamo possedere, bensì ciò che ci manca. È proprio questa mancanza a definire la nostra identità, a costruire i nostri obiettivi e a orientare le nostre scelte.
Il desiderio nella società contemporanea
Se Lacan vedeva nel desiderio una struttura permanente dell’essere umano, il mondo contemporaneo sembra averne moltiplicato gli oggetti.





Viviamo in una società nella quale il desiderio viene continuamente alimentato dalla pubblicità, dai social network e dalla cultura dell’immagine. Si desiderano denaro, fama, successo professionale, bellezza, visibilità e approvazione. Ogni traguardo raggiunto sembra però perdere rapidamente il proprio valore, sostituito da un obiettivo ancora più ambizioso. La soddisfazione diventa temporanea, mentre il desiderio continua a rigenerarsi. È il meccanismo che Lacan aveva intuito: non desideriamo tanto l’oggetto in sé, quanto la promessa di completezza che immaginiamo esso possa offrirci.
Cinema e letteratura
Il desiderio è uno dei motori principali di cinema e narrazione.

Può trattarsi dell’amore di un’altra persona, come accade in Il grande Gatsby, dove Jay Gatsby costruisce la propria ricchezza nel tentativo di riconquistare Daisy. O la brama del potere, come in Macbeth di Shakespeare, dove l’ambizione conduce alla rovina. Può assumere la forma di un oggetto materiale, come l’Anello ne Il Signore degli Anelli, simbolo di un desiderio capace di corrompere chiunque lo possieda. In Citizen Kane, invece, la volontà di accumulare potere e ricchezza si rivela incapace di sostituire ciò che il protagonista ha perduto nella propria infanzia.

Cosa siamo disposti a fare per ciò che desideriamo?
La riflessione di Lacan conserva oggi una sorprendente attualità. Il desiderio continua a essere ciò che definisce l’essere umano, ma è anche ciò che lo rende vulnerabile.



Molti sono disposti a sacrificare tempo, relazioni, salute mentale e perfino principi morali pur di ottenere ciò che ritengono indispensabile per sentirsi realizzati.
È proprio questo il paradosso evidenziato da Lacan: non inseguiamo soltanto gli oggetti del desiderio, ma l’idea che essi possano finalmente colmare il vuoto che portiamo dentro di noi.
Eppure quel vuoto, non può essere eliminato, perché costituisce la condizione stessa del desiderare.
Come suggerisce David Gale, non è tanto ciò che otteniamo a definirci, quanto ciò che continuiamo a desiderare.

Photocredit: Pinterest
Leggi:


