Georg Simmel: leggere e capire la moda

da | CULTURE

Tra appartenenza e distinzione, Georg Simmel interpreta la moda come il linguaggio attraverso cui la società racconta sé stessa

Georg Simmel ha sempre guardato per Berlino osservando ciò che spesso passa inosservato, cioè il modo in cui le persone si muovono nello spazio sociale attraverso gli abiti. Nei passanti vedeva qualcosa che andava oltre il gusto personale. «Quello che vedeva nelle vetrine e nelle piazze della grande città non era semplicemente moda: era la società intera che si rivelava».

Per lui, la moda è un linguaggio immediato, capace di raccontare chi siamo e come vogliamo apparire agli altri. A lui interessavano i gesti quotidiani, le scelte apparentemente minime che però definiscono il nostro posto nel mondo.

Nel suo saggio del 1905, Filosofia della moda, Simmel descrive il vestirsi come un equilibrio sottile tra due spinte che convivono in ogni individuo. Da una parte c’è il bisogno di sentirsi parte di un gruppo e di riconoscersi in un’estetica condivisa che rassicura e protegge. Dall’altra c’è la volontà di emergere, di lasciare una traccia personale per non confondersi del tutto con gli altri. La moda nasce esattamente in questo spazio intermedio, dove l’approvazione altrui e la differenza si intrecciano senza annullarsi. Se una delle due forze prevalesse in modo definitivo, la moda perderebbe il suo intero significato.

Simmel osserva anche come questo meccanismo si ripeta nelle dinamiche tra le classi sociali. Gli strati più alti della società introducono uno stile che diventa un segno di appartenenza; quando questo stile viene adottato da gruppi più ampi, perde la sua esclusività e viene abbandonato, lasciando spazio a nuove creazioni. È un movimento continuo che ancora oggi riconosciamo nel sistema del lusso, sempre impegnato a ridefinire ciò che è raro e desiderabile.

Per spiegare la funzione sociale della moda, Simmel ricorre a due immagini efficaci. La prima è quella della cornice, in cui l’abito delimita un perimetro invisibile che unisce chi lo condivide e esclude chi resta fuori. La seconda è quella della maschera, la quale viene creata, non per ingannare le altre persone, ma per proteggere l’unicità. Chi possiede una forte interiorità può scegliere di aderire alle convenzioni estetiche per custodire la propria individualità dietro una superficie condivisa.

L’eleganza, per Simmel, è la forma più alta di questo equilibrio. Non ha bisogno di ostentare né di gridare, poiché unisce misure, proporzioni e la minuziosa attenzione ai dettagli. È un linguaggio che parla solo a chi sa ascoltare, e che le grandi maison hanno trasformato in un codice riconoscibile.

Le teorie di Simmel sono ancora estremamente attuali, data la sua capacità di leggere la moda come specchio del tempo. Ogni tendenza racconta un clima emotivo collettivo, un desiderio. E in un’epoca in cui la vita è veloce e frenetica, e in cui catturare l’attenzione delle persone diventa sempre più difficile, fermarsi a osservare ciò che indossiamo diventa un modo per capire meglio noi stessi e il mondo che abitiamo.

Articolo a cura di Maddalena Serra

Foto: Pinterest