Alla Milano Design Week, Veuve Clicquot e Yinka Ilori trasformano la luce in esperienza: il nuovo linguaggio dell’interior design emozionale.
Nel progetto contemporaneo dell’interior design, la luce ha smesso da tempo di essere un elemento tecnico per trasformarsi in una vera e propria condizione culturale. Non si tratta più soltanto di illuminare lo spazio, ma di costruire ambienti capaci di orientare percezioni, comportamenti e relazioni.
In questo senso, Chasing the Sun, il progetto sviluppato da Veuve Clicquot insieme a Yinka Ilori, si configura come un esercizio consapevole di design emozionale. Non una semplice operazione estetica, ma una riflessione sullo spazio come dispositivo emotivo.



Linguaggio progettuale
La matrice concettuale è chiara: la luce come principio generativo. Non una luce astratta, ma calda, diffusa, capace di trasformare la materia e il tempo.
Il riferimento al Sole emerge come elemento identitario della Maison, incarnato nel giallo iconico che da oltre un secolo ne definisce l’immaginario. Una luce che non si limita a illuminare, ma costruisce un racconto visivo e sensoriale.
Yinka Ilori e il design che è narrazione visiva
L’intervento di Yinka Ilori si inserisce perfettamente in questa traiettoria, traducendo la luce in linguaggio spaziale. Il suo approccio, a metà tra arte, architettura e design, si sviluppa attraverso una narrazione fatta di simboli e pattern: mani che abbracciano il sole, geometrie ripetute, superfici che diventano attive.
Non è decorazione, ma struttura percettiva. Lo spazio non contiene questi elementi: ne è definito.

Milano Design Week
Presentato durante la Milano Design Week, Chasing the Sun supera il concetto di allestimento tradizionale per trasformarsi in un percorso immersivo. Qui la luce e il colore diventano dispositivi di orientamento emotivo. L’esperienza non è più osservativa ma partecipativa: lo spazio non si guarda, si attraversa.
Gli elementi della collezione, dal Sun Holder ai Sun Totems fino alla reinterpretazione della Clicquot Arrow, non sono oggetti isolati, ma estensioni dello spazio. La forma della “zucca”, ricorrente, assume un valore archetipico: contenitore, gesto, rituale. L’uso quotidiano si trasforma così in pratica condivisa, quasi cerimoniale.



Sostenibilità e design relazionale
Anche la sostenibilità, espressa attraverso materiali di recupero e tecnologie produttive, supera la dimensione tecnica per inserirsi in una visione più ampia.
Il design diventa strumento di relazione. Ilori insiste su questo punto: lo spazio come luogo di connessione, non di separazione. Un interno che accoglie, invita e mette in relazione.
Il futuro dell’interior design parte dalla luce
In questo contesto, il concetto di gioia assume una nuova profondità. Non è un’emozione superficiale, ma una qualità progettuale. Nasce dall’equilibrio tra luce, colore, materia e uso. L’interior design non rappresenta la felicità: la rende possibile. Chasing the Sun apre così una riflessione più ampia. In un momento in cui l’interno è spesso ridotto a immagine, a superficie da condividere, il progetto di Ilori riporta l’attenzione sull’esperienza.

Abitare non significa occupare uno spazio, ma attraversarlo nel tempo, costruire relazioni, generare significati. La luce, allora, non è solo ciò che permette di vedere.
È ciò che permette di sentire lo spazio. Ed è forse proprio da qui che l’interior design contemporaneo deve ripartire.
Articolo di: Massimiliano Zigoi
Crediti foto: Roberta Antonioli Studio PR


