Ingoiare: come digerire i bocconi indigesti della vita

da | LIFESTYLE

Perché la società ci vuole tutti fuoriclasse della deglutizione non lo so… ma ecco qui un’indagine semiseria su come il verbo ingoiare sia diventato lo sport nazionale della sottomissione.

Se scomodiamo l’Accademia della Crusca, la definizione del verbo ingoiare è di un candore quasi irritante.

“Far scendere qualcosa per la gola, facendolo passare dalla bocca nello stomaco”. Se poi ci spostiamo su Wikipedia per fare gli intellettuali, scopriamo che la deglutizione è un complesso atto neuromuscolare, in parte volontario e in parte riflesso, che consente la progressione del bolo”.

Tutto bellissimo, scientificamente ineccepibile. Peccato che nessuna di queste due autorevoli fonti specifichi l’effetto collaterale più diffuso: il travaso di bile. O il fatto che, in nove casi su dieci, questo “complesso atto neuromuscolare” non coinvolga un delizioso macaron al pistacchio, ma l’ennesima, indigesta pretesa assurda della società contemporanea.

Partiamo dal “politicamente corretto”, ovvero la nostra educazione civica, sentimentale e lavorativa. Fin da piccoli, ci addestrano a credere che la virtù suprema risieda nell’arte di ingoiare ogni stortura con un sorriso accondiscendente.

Ti propinano l’ennesimo regalo orrendo e inutile per il compleanno? Sorridi e ringrazia. Il capo ti molla una cartella di lavoro il venerdì alle diciannove, a un passo dal weekend? Ti tocca ingoiare il rospo (che poi, la biologia dovrà prima o poi spiegarci perché proprio i poveri anfibi debbano costantemente finire nei nostri esofagi).

Ci hanno persuasi che l’apparato digerente umano sia una sorta di buco nero progettato per far sparire l’orgoglio, le frustrazioni e le repliche sferzanti. Ingoiare, nel nostro quotidiano o in famiglia, significa non creare problemi. È l’etica del quieto vivere, l’annichilimento di chi incassa pur di non turbare lo status quo. Non siamo qui per farne una questione di genere. Oggi, tutti siamo tutti vittime di questa gastrite collettiva.

Se però andiamo oltre al concetto semplice di digestione, scopriamo che il verbo ingoiare nasconde un vero e proprio sabotaggio emotivo ed energetico. E no, non serve trasferirsi in un ashram a Bali per capirlo. Le discipline orientali ci insegnano che proprio lì, alla base del collo, risiede il Chakra della Gola (Vishuddha). È il centro nevralgico della comunicazione, della nostra verità interiore e della capacità di stabilire dei confini dicendo dei sonori “no”. Quando il sistema ci costringe a ingoiare costantemente la rabbia, non sta solo mettendo a dura prova il nostro stomaco. No, sta letteralmente ostruendo il nostro centro espressivo. La società aveva capito come bloccarci il quinto chakra secoli prima che lo yoga diventasse robaccia mainstream.

Ed è esattamente qui, con il chakra della gola ben tappato, che ci spostiamo nei territori del “politicamente scorretto”, dove il verbo compie il suo capolavoro finale, arriva al suo personale “culmine”. Andiamo al sodo, ovvero al doppio senso sessuale che fa ancora sghignazzare quella fetta di popolazione con l’autostima e il cervello fermi all’età puberale. C’è un’intera categoria di finti maschioni con la sindrome del Christian Grey in saldo, che fonda la propria presunta virilità su quanto riescono a far ingoiare al partner. Un paradosso clinico in cui l’idraulica più spicciola viene tragicamente confusa con l’erotismo.

Ma vi siete mai chiesti perché, nell’immaginario erotico più basico e tossico, questo atto sia considerato l’Eldorado, il trofeo supremo da sbandierare al calcetto? Non stiamo certo parlando di alta gastronomia, e molto spesso nemmeno di un reale piacere condiviso. La verità, crudele e divertentissima, è che il fascino di far ingoiare risiede tutto nella sua geometria di potere.

La bocca è l’arma con cui ci difendiamo, l’organo del sarcasmo, del libero arbitrio e della critica. Nel vocabolario tossico della dominazione, l’atto di far ingoiare significa, senza troppa poesia, zittire l’altro in modo biologico. Il ghigno compiaciuto di chi detiene questo “potere” nasce proprio dall’estetica della sottomissione: la persona che annulla la propria voce per accogliere lo smisurato (e spesso ingiustificato) ego altrui. Pensateci: se hai la gola fisicamente occupata a ingoiare, non puoi parlare. Non puoi lamentarti. Non puoi snocciolare nozioni di anatomia per spiegargli che il punto G non è una leggenda metropolitana, ma soprattutto non puoi fargli notare che la sua performance tra le lenzuola è durata meno di una scrollata su su TikTok. È la resa incondizionata perfetta. Un metodo ineccepibile per non farti esprimere un’opinione.

E così, a pensarci bene, questa metafora si estende a macchia d’olio, lasciandoci un perenne bruciore di stomaco. Per una sorta di inerzia culturale, continuiamo a ingoiare di tutto. Le scuse surreali dei casi umani, le frecciatine passive-aggressive dell’amica invidiosa, i doppi sensi squallidi in ufficio e le dinamiche di potere mascherate da affetto.

La verità è che abbiamo lo stomaco saturo e il chakra della gola in allarme rosso. Abbiamo dovuto ingoiare così tanto orgoglio e così tanti rospi che ormai potremmo fondare una riserva naturale del WWF. L’unico vero atto sovversivo, l’unica scelta d’avanguardia che possiamo compiere oggi, è smettere di assecondare l’idraulica altrui e riscoprire un riflesso muscolare decisamente meno educato, ma infinitamente più terapeutico: lo sputo. Metaforico, s’intende. O reale, a seconda della gravità della situazione.

Perché alla fine, amiche e amici miei, il maltrattatissimo verbo ingoiare dovrebbe essere scomodato rigorosamente solo per tre cose: le ostriche, uno champagne ghiacciato e una sontuosa fetta di Sacher. Tutto il resto è materiale di scarto, da rispedire al mittente senza passare dal via.

La vera domanda, arrivati a questo punto, è una sola. Dopo una vita intera passata a farci andare di traverso l’indigesto pur di compiacere l’ego del prossimo, e considerando che ci è persino toccato ingoiare in rigoroso silenzio l’ennesima, tragica mancata qualificazione della Nazionale italiana ai Mondiali… non vi sembra sia finalmente giunta l’ora di cominciare a mordere?