Da New York a Londra, passando per Milano fino alla grandiosa chiusura parigina. Le settimane della Fashion week 2026/2027 hanno tracciato la rotta dell’immaginario stilistico della prossima stagione.
Il mese della Fashion Week Fall/Winter 26/27 ha raccontato una stagione ricca di contrasti affascinanti. Tra revival sofisticati e nuove proporzioni. Minimalismi chic che incontrano esplosioni cromatiche. Nuove strutture geometriche versus silhouette fluide e quasi eteree. In un mosaico di visioni la scelta di una maison significa avere una propria narrazione estetica. Nasce da tale idea uno dei giochi più affascinanti del fashion system: dimmi che maison ami e ti dirò chi sei.
Prada
— L’intellettuale contemporaneo


Chi ama Prada raramente segue la moda nel senso più semplice del termine. La osserva, la analizza, spesso la anticipa.
Minimalismo concettuale, ironia sottile e sperimentazione culturale definiscono una personalità curiosa e sofisticata. Miuccia Prada e Raf Simons celebrano la donna nella sua realtà sfaccettata ed impegnata. Con un processo di stratificazione degli abiti i designer ci mostrano come, con pochi capi, si possano creare svariati look.
L’esteta di Prada ama sorprendere nonostante il minimalismo.
Chanel
— Metamorfosi elegante e emancipazione



Chanel significa credere che lo stile possa essere immortale.
Il tweed iconico, il nero, le linee pulite e i dettagli preziosi dalla texture lucida si alternano ad altri opachi. Il ritorno alle gonne plissettate a vita bassa della maison anni ’20. Il blazer oversize fluente è al centro della scena e si contrappone a gonne corte. Il direttore creativo Matthieu Blazy attinge dagli armadi della Chanel più classica ma li rilegge in chiave contemporanea. Crede fortemente nella metamorfosi dal bruco, simbolo di un workwear basic quasi maschile, alla farfalla che si materializza attraverso gli abiti di seta scivolata, fiori tridimensionali e ricami a forma d’insetto. Si passa dal pragmatismo diurno alla stravaganza chic notturna.
Chi sceglie Chanel ha una sicurezza naturale, libera e un gusto raffinato. La sua eleganza esiste oltre il tempo.
Schiaparelli
— Il surrealista visionario
Schiaparelli non è semplicemente moda: è immaginazione.



I dettagli scultorei, le iconografie dorate e l’estetica surrealista attraggono personalità creative e audaci. Spalle strutturate, corsetti metallici, gonne lunghe e teatrali. Un ibrido tra moda e scultura.
Chi ama Schiaparelli vive la moda come un atto artistico. Non cerca discrezione. Cerca stupore.
Maison Margiela
— L’esteta radicale

Maison Margiela è il territorio di chi ama la moda concettuale e dell’identità nascosta.
Decostruzione, anonimato e sperimentazione definiscono una visione che rompe le regole tradizionali del lusso. La sfilata della linea MM6 della Maison è avvenuta in uno scenario urbano, dove i modelli attraversassero la città. Camicie a quadri, gonne ampie, blazer sartoriali si alternavano a trench coat, maglioni da sci e denim interpretati in modo creativo. Gli occhiali scuri che coprono lo sguardo sono il tocco della maison.
Chi sceglie Margiela ama l’intelligenza estetica più dell’approvazione immediata.
Hermès
— Il culto della perfezione
Hermès è la quintessenza del lusso senza tempo.


Artigianalità, tradizione e qualità assoluta definiscono una filosofia che valorizza la durata e la perfezione. La direttrice artistica Nadège Vanhée-Cybulsky si è ispirata al gioco di luce e ombra. Un’atmosfera misteriosa e poetica, che lascia immaginare un paesaggio al tramonto. I materiali: pelle lavorata con precisione, lane morbide e seta il tutto rappresentato dalla sartorialità maestra della maison.
Chi ama Hermès non va alla ricerca del lusso, lo incarna.
Louis Vuitton
—Il viaggiatore globale




Amare LV significa riconoscersi in un’estetica dove heritage e desiderio contemporaneo si incontrano. Alla sfilata il direttore creativo Nicolas Ghesquière ha messo in scena il concept di “Super Nature”: un paesaggio montano immaginario, quasi alpino, allestito nel cortile del Louvre. La natura seppur selvaggia, a tratti, è accostata ai tratti classici della couture. In passerella capes e mantelle strutturate, cappelli in shearling e pelliccia e altri riferimenti al folklore alpino. Tra i dettagli più commentati tacchi a forma di corna e il ritorno di borse iconiche.
Da simbolo del viaggio a icona del lusso contemporaneo, la maison rappresenta una personalità cosmopolita, dinamica e ambiziosa.
Gucci
— I belli e dannati



Quello che Demna ha messo in scena per il suo debutto con la maison Gucci è una passerella sexy. Dai completi anni ’90 al glamour anni 2000.
Colori, loghi, nostalgia vintage e glamour contemporaneo costruiscono un’estetica potente e magnetica. Mini abiti aderenti, tailleur corti e sexy, top stretti, pantaloni attillati e cappotti reinterpretati. Gli abiti sono sfrontati e provocatori.
Chi ama Gucci è pragmatico, sempre riconoscibile.
Giorgio Armani
— Il minimalista assoluto dell’eleganza


Giorgio Armani ha trasformato la semplicità in un linguaggio di potere. Silvana Armani, nipote del fondatore, ha fatto il suo debutto alla Milano FW 2026/2027, portando una visione personale pur restando fedele ai codici storici della maison.
Silhouette fluide, palette neutre e sartorialità impeccabile definiscono uno stile disciplinato e moderno. Cappotti e soprabiti ampi, destrutturati. Capi di velluto, cashmere, flanelle morbide e seta luminosa che avvolgono il corpo in modo naturale

Chi ama Armani vive il lusso discreto. Possiede un’eleganza composta di chi sa di essere, senza dover dimostrare.
Dior
— Il romanticismo strutturato
Dior parla a chi ama la moda nella sua forma più scenografica e raffinata.



La sfilata è avvenuta in una cornice poetica sotto la direzione creativa di Jonathan Anderson: le modelle hanno sfilato nei giardini di Tuileries, all’interno di una serra di vetro circondata da ninfee e piante d’acqua. Un giardino incantato come quegli abiti che sembravano dei fiori.


Il risultato è quello di una passeggiata parigina a stretto contatto con il paesaggio. Proprio la natura non è solo decorazione ma metafora di eleganza e movimento poetico.
Chi ama Dior possiede un’anima romantica ma disciplinata, percepisce la bellezza e vuole entrare in connessione con essa.
Balenciaga
—Il creativo ribelle e moderno


Balenciaga è tra le espressioni più alte di un linguaggio contemporaneo che ama uscire dagli schemi. Alla ricerca di un a forma di eleganza non tradizionale. Alla Paris FW 26/27 la maison, guidata artisticamente da Pierpaolo Piccioli, ha dato vita a giochi di contrasti in una collezione intitolata d’altronde ClairObscur: una passerella scura, quasi cinematografica, e look che mescolavano couture e streetwear. Bomber oversize, abiti scultorei, minidress e stivali platform hanno creato una visione della moda intensa e quasi teatrale.
Chi ama Balenciaga è audace e anticonformista. Sperimentazione di una propria identità.
Ferrari
— L’esteta della velocità
Ferrari è l’emblema italiano della passione.
Velocità, ingegneria e il rosso iconico raccontano una personalità ambiziosa e competitiva.


“Skins I Am In” è il titolo della sfilata italiana della FW 26/27. La collezione esplora l’idea di moda come seconda pelle, mettendo al centro la connessione tra vestito e corpo. In passerella silhouettes sinuose, abiti aderenti e tagli puliti e precisi. I toni neutri tra nude, beige, marrone cioccolato fino all’iconico rosso Ferrari che emerge nei pezzi chiave della collezione.
Chi si identifica con Ferrari vive la vita con intensità e desiderio di eccellenza.
Nessuno è davvero un solo brand.
La personalità più interessante nasce sempre dall’incontro tra universi diversi: l’intelligenza di Prada, il romanticismo di Dior, la disciplina di Armani, la fantasia di Schiaparelli.
Il vero lusso contemporaneo non è appartenere a una sola maison.
È costruire il proprio stile attraversandole tutte.
Photocredits: Fashion Network


