Siamo ufficialmente a metà della settimana più attesa della moda: il quarto giorno della Fashion Week vede in calendario 10 sfilate. Scopriamole insieme.
La tensione oggi è diversa: meno debutti carichi di attesa, ma più conferme e identità da riaffermare.
Milano diventa ancora una volta il palcoscenico in cui si cerca di capire quali valori tenere e cosa è meglio lasciare andare, tracciando la strada per un nuovo futuro.
Tod’s
Mattiniero ed essenziale è Tod’s, che apre la giornata con il suo lusso silenzioso. Matteo Tamburini non ci presenta nessun eccesso, solo controllo. La donna di Tod’s non ostenta la sua eleganza e non sembra cerca colpi di scena. E forse, proprio per questo, ci mostra carattere.
Il concept di fondo ci riporta al corpo e all’artigianalità, da sempre priorità della maison.
Perfino il make-up, quasi invisibile, sembra voler lasciare carta bianca agli abiti, in modo da far parlare i materiali.
La palette si muove su colori neutri (beige, sabbia, cuoio) attraversati da tocchi di giallo, che illuminano la collezione senza tradirne la compostezza.
Il gioco del layering è centrale: giacche e ponchi sovrapposti, così come maglioni e camicie. Spiccano anche le cinture che segnano il punto vita, posizionate sopra un blazer o una giacca di pelle.
Gli accessori completano la quotidianità dei look, passando da borse spaziose per il giorno a pochette allungate per la sera. Non possono mancare i guanti, indossati o tenuti in mano, che rafforzano l’idea di una femminilità composta.



Marco Rambaldi
Mentre noi osserviamo, la sua passerella si fa dichiarazione, con messaggi che provocano le convenzioni, come “wish you were queer”.
La collezione lavora su stratificazioni di capi e materiali, dove pelle, maglia, felpa e ricami convivono senza gerarchie. I colori sono per lo più neutri, accedendosi con qualche rosa, rosso e azzurro.
Torna il crochet che diventa colletti, cardigan e abiti, sottolineando la bellezza di quei capi che sembrano fatti a mano.
Le silhouette alternano capi morbidi e sportivi ad altri più femminili, ma anche look non usuali, come abiti lasciati aperti in modo che ricadano sui fianchi formando una gonna.
Tacchi con calzini alti, boa e borse con trecce in maglia completano la visione della collezione.
Chi indossa Marco Rambaldi non passa inosservato, e non vuole farlo.



Sportmax
Sportmax porta in passerella una femminilità urbana che combina comodità e stile. Questa collezione sembra dire: la donna moderna vuole comfort, ma non rinuncia mai a un tocco di classe.
I tocchi di colore non mancano e arrivano dagli accessori (borse, orecchini, scarpe e guanti) mentre la base rimane neutra, con il nero che domina ma non appesantisce.
I grandi classici, quelli che conosciamo da sempre, vengono rivisitati nelle forme, nei materiali e nei dettagli. Sono reinventati senza stravolgerne l’essenza. Così, anche ciò che sembra già visto acquista freschezza e vitalità, confermando che certe regole di stile restano valide anche se il tempo passa.



Blumarine
Con Blumarine il discorso cambia registro alla giornata: la sensualità torna ad essere dichiarata.
La sfilata presenta un romanticismo dark, con volumi che seguono le forme, trasparenze audaci, cutout e fantasie floreali, ormai simbolo dell’immaginario del brand.
La palette gioca tra nero, rosso fuoco, tessuti metallici argento e oro, e conclude in bianco, sempre reso sensuale e mai ingenuo.
I fiori non appaiono solo come stampe sui tessuti, ma diventano tridimensionali con la stoffa che crea rose e petali che cadono.
Gli accessori, dai cameo ai gioielli per il corpo, aggiungono personalità e completano look che alternano eleganza e seduzione.
La femminilità di Blumarine si distingue per essere audace e riconoscibile.



Gucci
Sebbene non sia un vero e proprio debutto, non vedevamo l’ora che il nuovo Gucci di Demna si svelasse in passerella.
Pochi giorni prima dello show, Gucci cancella tutti i post dal suo profilo Instagram. Nessuna traccia del passato, solo alcune immagini, una data e una parola: Primavera.
Il feed diventa così una moodboard fatta di frammenti e anticipazioni.
Nel testo pubblicato alla vigilia, Demna racconta un anno trascorso a studiare la “gucciness” della maison, per poi imbattersi nei capolavori di Botticelli conservati agli Uffizi.
Con la promessa di leggerezza e intensità emotiva, questa Primavera si presenta come un nuovo inizio.
Dai primi look, tuttavia, la domanda sorge quasi spontanea: dov’è Botticelli in questa collezione?
La sfilata apre con una semplicità quasi straniante, tutto è attillato, lineare e in alcuni casi anonimo. Ai modelli però viene dato carattere, diventando veri personaggi che interpretano una parte: chiaro esempio è il ragazzo che quasi si fermava per forse inviare un messaggio.
Poi qualcosa cambia e forse iniziamo a vedere la Primavera che ci era stata promessa inizialmente. Compaiono motivi floreali, abiti più eleganti e tessuti metallici che illuminano la passerella, rompendo la sequenza di nero.
In alcuni look abbiamo ritrovato anche lo stile di Tom Ford, forte più che mai con l’abito di Kate Moss, magnetica come sempre, che chiude la sfilata, rendendola impossibile da ignorare.
E così, tra minimalismo iniziale e qualche scintilla finale, Gucci sembra più sicuro di sé che innovativo. Non resta che chiedersi: è novità o un déjà-vu dal passato?



Sa Su Phi
Sa Su Phi continua a lavorare sull’idea di guardaroba consapevole, ma questa volta lo fa con colori decisi. Dopo le palette scure viste in passerella durante la giornata, la collezione arriva come una boccata d’aria fresca: rosso acceso e color vino, rosa cipria, azzurro, giallo e oro si alternano a tonalità neutre che mantengono l’equilibrio.
Le linee restano pulite, i materiali morbidi e le silhouette sinuose. Troviamo volumi sui fianchi di gonne e pantaloni, ma anche su camicie, che si alleggeriscono grazie a plissettature che donano movimento e rendono il look più arioso.
Il brand fa sfilare un’eleganza raffinata e cool, sofisticata senza risultare rigida.



Elisabetta Franchi
La sfilata si apre con completi strutturati che dialogano con abiti e gonne di pailettes, creando un contrasto interessante tra rigore sartoriale e leggerezza. Il punto vita diventa protagonista: viene accentuato nelle giacche e con corsetti su maglioni oversize o pellicce.
La palette resta prevalentemente neutra, tra nero, bianco e blu scuro, ma si accende con tocchi di rosso e tonalità del marrone.
Le piume dorate che compaiono in alcuni look richiamano la location, decorata da piume bianche che scendono dal soffitto conferendo una maggiore delicatezza al tutto.
Il risultato? Una donna elegante e versatile, capace di passare con naturalezza dal giorno alla notte, mantenendo la sua sensualità.



Moschino
Da Moschino ci si aspetta un’ironia eccentrica che sappia staccare dal tono degli altri brand. Ogni collezione presenta un equilibrio tra gioco e provocazione visiva. E anche oggi, le nostre aspettative non vengono deluse.
A primo impatto, i primi look ci fanno domandare “è veramente Moschino?”. Poi piano piano, la risposta arriva nei dettagli e nelle texture che donano personalità agli abiti: cappelli con orecchie da coniglio, modelle che portano con loro accessori dalle forme inaspettate, come un vaso con un cactus o persino un maialino. E ancora fantasie colorate, tra cui spicca una camicia composta da banconote.
I volumi sono morbidi, con capi quotidiani che si alternano a pezzi più scenografici, mentre calze colorate spuntano sotto abiti neri e maglie stampate aggiungono il tocco ironico che speriamo di trovare in Moschino.



Institution by Galib Gassanoff
Subito dopo lo sfarzo di Moschino, cambiamo nuovamente registro. Il calendario milanese accoglie una visione più intima ma non meno determinata.
Institution by Galib Gassanoff è un brand lanciato dall’ex co-fondatore di Act N°1 dopo la fine di quell’esperienza. Non punta a sorprendere con capi “alla moda”, ma a raccontare una storia.
La palette è scura, i primi abiti ampi e morbidi. Nonostante la semplicità, nessun capo appare anonimo: alcuni look sono creati usando tappeti riccamente decorati, trasformati in gonne o giacche. La collezione inizia a prendere forma con capi più elaborati, con dettagli come frange e pelliccia.



GCDS
La chiusura della giornata è affidata a GCDS, che negli anni ha trasformato l’estetica pop e digital in un linguaggio fashion perfettamente riconoscibile. Nato nello streetwear, ha progressivamente cercato una maturazione, senza rinunciare all’impatto visivo: qui il minimal silenzioso che abbiamo visto prima non esiste.
La passerella esplode di colore e stampe, con look giovani che catturano immediatamente lo sguardo. I materiali variano e sono spesso combinati a trasparenze, che dominano la scena insieme a tessuti metallizzati e pois.
I corsetti scolpiscono il corpo con fianchi che ricreano mini panier, mentre i tacchi con plateau trasparente completano silhouette audaci.
Il finale, che vede sfilare diversi look neri, non spegne l’energia della collezione, ma la mette in risalto tanto quanto i colori accesi che ci hanno rapito lo sguardo prima.



Foto: Fashion Network


