Saturazione emotiva: il giorno in cui non ho voluto nulla

da | CULTURE

C’è un tipo di silenzio che non arriva da fuori, ma da dentro. Non fa rumore. Non è una porta che sbatte, ma una che resta socchiusa per troppo tempo. Lascia entrare la luce, ma non il calore. E la colpa è di un’eccessiva saturazione emotiva.

Succede all’improvviso, anche se in realtà lo sentivi arrivare da mesi.
Prima l’inquietudine e l’ansia, poi il bisogno, poi la corsa, poi l’attesa. Poi il nulla.
Non desideri più.
Non per disperazione. Ma per sfinimento.
Come se dentro fosse appena passato un temporale di emozioni, e ora le pareti fossero ancora umide, fredde, disabitate. Non ti manca niente, eppure manca tutto.
I sogni non ti parlano più.
Le cose belle che volevi, come l’amore, la bellezza, quel lavoro, ti sembrano lontane, e anche un po’ sciocche.
Come se il cuore, per proteggersi, avesse abbassato il volume a tutto.


L’albero di fichi

Sylvia Plath scrisse un’immagine semplice e spietata.
Un albero pieno di fichi: ogni frutto, una vita possibile.
E tu lì, incapace di scegliere. Perché ne vuoi troppi. Perché ognuno esclude l’altro.
E mentre resti immobile, i frutti cominciano a marcire. Forse oggi siamo tutti così. Abbiamo troppi pensieri che finiscono per tramutarsi in paranoie, un carico pesante di emotività e fin troppe emozioni. E alla fine, non scegliamo niente. Non perché siamo pigri. Ma perché siamo stanchi.


Il vuoto come difesa

La saturazione non è sempre visibile.
A volte è vestita bene, risponde ai messaggi, sorride alle cene, va all’università ogni mattina.
Ma dentro ha spento le luci.
Perché non puoi continuare a sentire tutto, sempre. A volte smettere di desiderare è un atto di autodifesa.
Il cervello si protegge.
Il cuore si siede un attimo.
Il corpo chiede tregua da quel fuoco continuo del voler essere, fare, sentire. Ed è tutto lecito.


Cosa resta, quando non resta niente?

Resta una quiete strana. Non piacevole, ma necessaria.
Resta un’attesa, come un campo dopo la mietitura.
Resta l’odore di qualcosa che è finito e che forse non tornerà.
Ma anche la possibilità che qualcosa, sotto la terra, stia germogliando. Non devi desiderare a tutti i costi.
Non devi avere un piano.
Non devi sapere come si fa. Devi solo restare.
Nel silenzio, nel vuoto, nella pausa.
Perché a volte il cuore ha bisogno di smettere di inseguire per ricordare cosa gli manca davvero.


Quale fico coglierò?

La buona notizia è che un giorno ti sveglierai e ti verrà voglia di mangiare tutti i fichi dell’albero. Perché la verità è che vuoi scrivere, ballare, amare, partire, tornare, avere una casa e perderti nel mondo.
Vuoi sentirti libero ma anche scelto.
Vuoi contraddirli, quei rami. Vuoi salire sull’albero e allungare le mani, anche se ti dicono che non si può.
Anche se ogni scelta è una rinuncia, anche se la fame spaventa. Ti verrà un appetito nel cuore prima che nello stomaco, e sarà quella fame gentile a ricordarti che sei vivo, e che puoi ancora scegliere. E quando finalmente sentirai di nuovo qualcosa, sarà fragile come una crepa nel ghiaccio. Ma lì sotto, la vita non ha mai smesso di battere. Perché il desiderio non muore mai davvero, si nasconde solo dietro un velo di paura, e ogni lacrima che versi è un passo silenzioso verso la libertà che hai sempre cercato.

foto: pinterest

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