Un tempo li odiavamo, oggi, iniziamo a comprenderli: i cattivi Disney ci stavano forse avvertendo?
Da bambini, parteggiavamo senza alcuna esitazione per l’eroe: bontà d’animo, ricerca del vero amore, qualche canto e un bel lieto fine. Il cattivo era altrettanto facile da riconoscere: vesti scure, risate sinistre, malvagi piani di distruzione. Non vi era spazio per le sfumature, loro erano il male, punto. Un fastidioso ostacolo che, già dai primi minuti di film, sapevamo con certezza fare una brutta fine prima dei titoli di coda. Rivedendo quegli stessi film con occhi adulti – e riascoltando con attenzione le loro parole – tuttavia, la prospettiva cambia. Ci si accorge che molte delle motivazioni trainanti, e delle frasi pronunciate dai temuti cattivi Disney suonano sorprendentemente lucide.
Alcune, forse, anche sbalorditivamente vicine alle nostre. Molti di loro sembravano lanciare avvertimenti che da piccoli non eravamo pronti a capire. E se, tra minacce teatrali e ghigni inquietanti, ci stessero in realtà dicendo qualcosa di profondamente vero?

La matrigna di Cenerentola
In un universo narrativo in cui principesse, eroi e immancabili animaletti di compagnia invitano costantemente a seguire il proprio cuore, lasciarsi guidare dai sentimenti e correre verso i propri sogni senza riserve alcune, la matrigna di Cenerentola dice: “Prima di tutto, autocontrollo!”. Non è solo una frase pronunciata con freddezza aristocratica. Ma una dichiarazione di principio. Non ci esorta a rinunciare ai nostri obiettivi, ma ad essere presenti nel farlo. Ad avere controllo di sé, consapevolezza, capacità di governare i propri impulsi prima che siano loro a governare noi. È una visione del perseguimento dei propri obiettivi fondata sulla disciplina. Un approccio che assomiglia senza dubbio a quello adottato in età adulta. Da bambini non potevamo coglierlo, eravamo educati a tifare per il “tutto è possibile”. Solo oggi possiamo riconoscere che, dietro quell’antipatia, si nascondeva un insegnamento che avremmo presto imparato.

Crudelia De Mon
“Il matrimonio. Molte donne in gamba ha distrutto, il matrimonio. Più della guerra, la fame, la malattia e altri disastri. Tu hai talento tesoro. Non scialacquarlo!”. Nel film del 1996, la risposta di Crudelia De Mon ad Anita di fronte all’idea di lasciare il lavoro per un possibile futuro marito, suona come una feroce provocazione. Dipinge Crudelia come una creatura gelida, senza cuore, cinica e malcontenta. La realtà è un’altra. L’immaginario Disney ha a lungo celebrato l’amore romantico come unico orizzonte di realizzazione femminile. Crudelia ribalta la prospettiva. Mette in guardia sul porre il proprio talento sull’altare sacrificale di una relazione. L’amore va bene, ciò che non va bene è annullarsi in esso.

Ade
“Ma per favore… è un uomo!”, risponde Ade a Megara quando lei gli confida, al settimo cielo e con la testa fra le nuvole, di aver incontrato qualcuno. Qualcuno di diverso dagli altri, gentile, incapace di farle del male. Quella di Ade è una battuta cinica, senza dubbio. Facile da liquidare come puro disprezzo. Una battuta che nasconde però un avvertimento fin troppo realistico. Credere nell’amore non è sbagliato. Crederci ciecamente, chiudendo gli occhi e correndovi incontro, forse sì. Ade ci mette in guardia dal confondere un bel sorriso e qualche gesto gentile con una conoscenza profonda dell’altra persona. Dal perdere completamente la testa prima di aver davvero visto l’altro per ciò che è. Un invito alla prudenza emotiva, dal quale dover prendere spunto.

Ursula
Il paradosso di Ursula è evidente: è lei a togliere la voce ad Ariel, eppure, è anche il personaggio che più insiste sul suo valore. “Una donna non sa quanto preziosa la sua voce sia, finché non viene messa a tacere”. Nel tentativo di convincerla allo scambio, Ursula elenca una serie di verità sul mondo di superficie. Lì, le donne, sono apprezzate se silenziose e in disparte: gli uomini non vogliono di certo avere accanto una donna che parla troppo. Così, mentre ad Ariel brillano gli occhi all’ascolto di quelle che sembrano essere motivazioni più che valide per dire addio alla sua voce, a noi bambine ormai cresciute viene un brivido lungo la schiena. Quelle parole sono una descrizione inquietantemente realistica. Facciamo allora sì che fungano da avvertimento: mai e poi mai vendere o rinunciare alla propria voce. E non si parla di riconoscibilissime streghe-polpo qui. Quindi, attenzione.

Dr. Facilier
“Del resto, tu ed io sappiamo entrambi che il vero potere in questo mondo non è la magia. Sono i soldi! A secchiate”. Questa citazione del Dr. Facilier ne “La Principessa e il Ranocchio” può sembrare spudoratamente materialista. Forse, tuttavia, è solo realista. Nei cartoni d’infanzia la magia bastava a sistemare tutto. Il desiderio era sufficiente a cambiare il destino. Da adulti scopriamo che non funziona proprio così. Ciò che ci permettere davvero di scegliere, muoverci, proteggerci e ottenere ciò che desideriamo è altro. Ammetterlo è scomodo, ignorarlo è ingenuo: oggi la vera bacchetta magica si chiama denaro.

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