Una collaborazione che ha saputo trasformare il gioiello in estensione teatrale del corpo: dalle vertebre in alluminio ai veli di metallo, le creazioni di Shaun Leane per Alexander McQueen hanno ridefinito i confini della gioielleria. Ecco le più memorabili.
Pericolose, radicali, rivoluzionarie. Le sfilate di Alexander McQueen sono state luce e buio, gentilezza e perversione. La loro grandezza è rimasta congelata nel tempo: non sono il passato della moda, ma il suo presente e il futuro che verrà. Parte di questa potenza creativa nasce anche da collaborazioni memorabili, sodalizi che sono stati in grado di amplificare e scolpire alcune delle iconografie più evocative del lavoro di McQueen. Prima fra tutte, quella con il gioielliere Shaun Leane.

I due si incontrarono per la prima volta nel 1992, quando erano ancora entrambi studenti sul punto di completare i loro rispettivi apprendistati: McQueen presso una sartoria di Savile Row, Leane presso una gioielleria di Hatton Garden. Insieme, hanno infranto le regole del design orafo, superando i confini dell’inaspettato.
Spine Corset e Jawbone, Primavera/Estate 1998
Iniziamo da una delle creazioni più iconiche: lo Spine Corset. Il corsetto imitava la silhouette della colonna vertebrale: Leane calcò vertebre umane e modellò le costole in cera prima di riprodurle in alluminio, creando un bustino che non si limitò solamente ad avvolgere il corpo riproducendo fedelmente l’anatomia dello scheletro, ma evocò anche una sua possibile evoluzione. Come? Con l’aggiunta di una grottesca ed affascinante coda.


Frutto di uno studio altrettanto approfondito fu la mascella Jawbone: il gioielliere studiò due veri scheletri di mascelle umane, una maschile e una femminile. Il risultato fu un ornamento in alluminio che, una volta in indossato, dava l’illusione che pelle e carne fossero state strappate via, lasciando esposte ossa e denti.

Coil Corset, Autunno/Inverno 1999
Modellato per celebrare le curve del corpo femminile, ma strutturato per simboleggiare la forza e la protezione di un’armatura, il corsetto a spirale realizzato da Leane per “The Overlook” – A/I 99 – fu ispirato dalle corazze indossate dalle donne tribali birmane del Sud-est asiatico. La sfida fu quella di creare, per la prima volta, un gioiello che coprisse l’intero busto: a comporlo, aste di alluminio forgiate a mano, adattate con precisione dai fianchi fino al collo. A detta di Leane stesso – che passò sedici settimane chiuso nel suo laboratorio ad imbullonare il pezzo – il risultato superò le aspettative.


Yashmak, Primavera/Estate 2000
Si dice che la collezione “Eye” di McQueen nacque dall’ascolto casuale di un brano alla radio, una scintilla che si intrecciò con suggestioni della cultura turca. In passerella sfilarono infatti diversi tipi di yashmak – i veli tradizionalmente indossati da alcune donne musulmane per coprire parte del viso – ma uno, più di tutti, calamitò l’attenzione del pubblico. Era uno yashmak in metallo tempestato di pietre rosse, creato da Shaun Leane: un pezzo che univa Islam e Medioevo, evocando lo scontro tra cultura occidentale e mediorientale all’epoca delle Crociate.

Orecchini e imboccatura, Autunno/Inverno 2000
Ispirata ai viaggi di una donna vittoriana in Africa, la collezione “Eshu” univa idee di usanze tribali a dettagli edoardiani, alludendo all’impatto dei missionari europei nel continente africano. Il design dei gioielli di Leane per la collezione raccontava proprio questo: una storia di sopravvivenza, la cui massima espressione – oltre ai monumentali orecchini – fu l’aggressiva imboccatura in argento, che sollevava le labbra della modella per mostrarne i denti, rendendole impossibile qualsiasi movimento.

Shoulder-piece spinato con perle, Primavera/Estate 2001
Centinaia di perle nere di Tahiti, raccolte in grappoli su rami di filo spinato: questo il design dello shoulder-piece creato per “Voss”. Karen Elson, la modella che lo indossò in passerella, sembrava avere il collo intrappolato in una gabbia, con le spigolose estremità dei rami a pochi centimetri dal viso. Fastidioso ostacolo? Tutt’altro: un vero e proprio oggetto di scena. Durante lo show, Elson morse l’argento dei rami, incarnando magistralmente il concetto di sofferenza mentale, fil rouge dell’intera collezione.


Grille Collar, Primavera/Estate 2008
Per la P/E 2008 del suo ormai caro amico Lee, Leane progettò il Grille Collar con un’ambizione ben precisa: far indossare un gioiello come non era mai stato indossato prima. A differenza dei precedenti corsetti, che delineavano la figura, il designer decise di esplorare lo spazio attorno alla modella, creando una griglia metallica composta da quindici tubi di alluminio. Una struttura completamente sospesa sopra il corpo e l’abito.

Foto: Vogue, Shaun Leane, Pinterest


