Una generazione cresciuta tra spot in TV, giocattoli brandizzati e mode lanciate dalle serie Disney. Prima dei tutorial e dei brand virali, la bellezza era un fenomeno da edicola e corsia giocattoli.
Prima di TikTok, prima dei “get ready with me”, prima ancora dei lip oil di Gisou e delle palette da 80 euro, c’era un tempo (oggi molto lontano)in cui la bellezza si imparava con un rossetto ceroso e uno specchietto di plastica con glitter.
Così era l’infanzia della Gen Z, quella dei lucidalabbra profumati di fragola chimica e delle trousse a forma di cuore, quando truccarsi non serviva a piacere ma ad andare in la con l’immaginazione.
Un gesto semplice, un po’ (tanto) pasticciato, che bastava per sentirsi grandi o almeno magiche come una Winx.
Lelli kelly
“Siam Lelli Kelly le tue scarpine oh yeah! Siam Lelli Kelly le tue più carine oh yeah!!”
C’è chi le prendeva solo per i trucchi e chi mente. Dentro a quelle scatole, insieme alle scarpe super luccicanti, c’era il vero motivo d’acquisto: la trousse in omaggio. Che fosse a forma di farfalla, a telefonino o addirittura ad arcobaleno, era certo che andassero a ruba subito e che fossero desiderate da mezza popolazione italiana under 10.
Quelle trousse erano il primo passo verso il mondo del make-up: piccoli gloss appiccicosi, ombretti dai colori impossibili e quello specchietto minuscolo che si rigava dopo due giorni. E poi, diciamolo, c’era sempre la sfida tra amiche: chi riusciva a far durare di più il trucco senza combinare un pasticcio? Spoiler: nessuno ce la faceva davvero.

La trousse di pupa
Era il regalo d’eccellenza sia per natale che per il compleanno, con le Iconiche linee Puposka , Doll Big e Be my bear.
Le Puposka, ispirate alle matrioske, erano le più amate: con un un design colorato, mille piani segreti e la soddisfazione di chiudere tutto con un clic.
Aprirla era come entrare in un mondo tutto tuo anche se, dobbiamo ammetterlo, nessuno sapeva davvero usare quei pennellini minuscoli e altrettanto inutili. Alla fine bastava sedersi davanti allo specchio e sentirsi grandi, anche solo per cinque minuti: così iniziava la magia.

Fashion style di Violetta
Nel 2013, mentre tutti cantavano ininterrottamente “En mi mundo” e “Te quiero”, arrivava in edicola, con Sorrisi e Donna Moderna, Fashion Style di Violetta: la collezione che trasformava qualsiasi cameretta in un piccolo camerino da popstar, per essere sempre splendi in occasione (però non troppo da superare Ludmilla) .
Ogni settimana usciva un nuovo pezzo: set lucidalabbra , smalto glitter, mini trousse, mascara o addirittura la borsa per contenere tutto, rigorosamente con la faccia di Violetta stampata sopra.
Raccoglierli tutti era una vera e propria missione, e chi riusciva a completare il cofanetto aveva praticamente vinto il premio di V-lover dell’anno.

Bratz
Chi aveva una Bratz sapeva già che “fashion” come e quando essere fashion già da quando si era piccoli.
Nel 2010, mentre ancora litigavi su chi fosse la più cool tra Yasmin, Cloe o Jade, iniziavano a spuntare set make-up Bratz, piccole bombe glitterate con lip gloss, ombretti metallizzati e rossetti.
Erano il lato “ribelle” del trucco da bambina: meno principesse e barbie, ma più vicini allo stile di Kim Kardashian di ora. C’erano anche i profumi Bratz, con bottigliette semplici arrotondate e tappo cromato, che promettevano di farti sentire “glamorous” in ogni singolo momento.

Winx
Tra il 2007 e il 2012, quando le Winx erano il fenomeno assoluto delle camerette italiane, nei negozi comparivano i mini set beauty delle fatine. Piccoli cofanetti pieni di lucidalabbra, ombretti, smalti e mini-accessori per capelli: tutto rigorosamente glitterato e coloratissimo.
Tra i più famosi c’era il l’elegant beauty set, il cofanetto che ti faceva sentire una fata winx. Dentro c’erano spazzola e piastra per capelli, una forbice giocattolo, uno specchio, braccialetti, anelli e orecchini glitterati, smalti e rossetti profumati, un trucco compatto con applicatore, persino occhiali e un mini asciugacapelli: tutto pensato per trasformarti con l’enchantix.

L’edicola prima di Sephora
Prima dell’e-commerce, prima dei tutorial e delle collaborazioni con influencer, esisteva solo l’edicola sotto casa. Era lì che ogni settimana la Gen Z scopriva le novità beauty più ambite, senza bisogno di smartphone o shopping online.
Le riviste come Cioè, Top Girl e Winx Magazine non si limitavano a raccontare i soliti e noiosi gossip di popstar e mode passeggere: allegavano lucidalabbra, smalti, specchietti e piccoli gadget beauty, trasformando ogni uscita nell’evento più importante della settimana.
E sì, a pensarci bene, era proprio qui che si dettavano le tendenze prima che arrivassero i social e gli influencer.

Dalla cameretta gen z a TikTok
Guardandola oggi, quella fase sembra lontanissima, ma in realtà è da lì che tutto è iniziato.
Prima dei filtri, dei tutorial e dei prodotti “clean girl”, c’era la curiosità di sporcarsi le dita di glitter e capire a cosa serviva un blush (senza capirlo davvero).
Era un gioco, sì, ma anche un modo per costruirsi un’identità: un po’ Winx, un po’ Violetta, un po’ se stesse.
Da quelle trousse di plastica sono nate le prime esperte di skincare, le prime make-up artist autodidatte, ma anche chi oggi sceglie di non truccarsi affatto perché il messaggio, in fondo, era sempre lo stesso: divertiti a essere te stessa.


