Laccio atto 11: La forza invisibile della danza

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Dall’arcano XI dei Tarocchi alla reinterpretazione del mito di Ulisse e le Sirene: Laccio e la sua compagnia celebrano l’undicesimo anniversario trasformando la danza urbana in allegoria di resistenza e ascolto interiore.

Il 4 ottobre la Laccioland Company, diretta dal coreografo e direttore artistico Laccio (Emanuele Cristofoli), è stata accolta in residenza da Orsolina28 Art Foundation con 11, la performance che celebra l’undicesimo anniversario della compagnia. Non un compleanno convenzionale, ma un rito collettivo che interroga il senso più profondo della parola “Forza”: non muscoli, non potenza esteriore, ma energia intima, vigore dell’essere.

Un numero, un mito

Il titolo 11 non è soltanto un richiamo all’anniversario. L’undici è il numero della Forza nei Tarocchi, l’arcano maggiore XI: una donna che doma un leone non con la violenza, ma con la dolcezza e il controllo interiore. È l’immagine simbolica di una potenza invisibile, che non ha bisogno di sopraffare ma che si afferma attraverso autocontrollo, ascolto e disciplina.

Laccio traduce questo simbolo in gesto danzato, intrecciandolo al mito di Ulisse e le Sirene. Ulisse, legato all’albero della nave per resistere al canto irresistibile, incarna la stessa tensione: l’istinto che seduce da un lato, la disciplina che salva dall’altro. È l’allegoria perfetta di una forza che non si misura in muscoli, ma in resistenza e lucidità.

In 11 queste immagini diventano corpi: oscillazioni tra abbandono e trattenimento, tra impulso e controllo. La danza mostra una forza che non rompe, ma trattiene; che non esplode, ma si consuma nella scelta consapevole di non cedere.

Laccio: dall’hip hop alla contaminazione

Dietro questa visione c’è Laccio, talento non convenzionale che ha attraversato linguaggi e mondi diversi. Fondatore di Laccioland Company nel 2012, ha iniziato nella cultura urbana e nell’hip hop, per poi contaminarsi con cinema, moda, pubblicità e televisione. Dal 2020 è direttore creativo di X Factor insieme al team Modulo, portando in TV la sua estetica audace e teatrale.

Il suo lavoro si distingue per un linguaggio personale e ibrido: non cerca il virtuosismo accademico, ma la verità del corpo. Accetta l’errore come parte del processo creativo, usa la contaminazione come strumento di libertà. Con 11 questo percorso raggiunge un nuovo grado di maturità, intrecciando mito e simbolismo con la fisicità della danza urbana.

Orsolina28: un teatro immerso nella natura

Accogliere Laccioland non è stata una semplice scelta di programmazione. Orsolina28 Art Foundation, fondata nel 2016 da Simony Monteiro, è nata con l’obiettivo di unire danza e benessere in armonia con la natura. Situata tra le colline del Monferrato, la Fondazione è un luogo unico: studi in legno circondati dal verde, palchi open air immersi nei vigneti, spazi progettati per dialogare con il paesaggio.

Qui la residenza artistica è più di un’esperienza produttiva: è immersione totale in un ecosistema che nutre la creazione. Per questo 11 trova a Orsolina28 il suo habitat ideale: un contesto che amplifica la ricerca di Laccio e dei suoi danzatori, trasformando il paesaggio stesso in parte della performance.

La forza invisibile

In scena, la compagnia porta un’idea di forza che non ha nulla di celebrativo o muscolare. Non vediamo corpi che impongono, ma corpi che resistono, che scelgono, che rinunciano. La vera potenza si manifesta nel silenzio, nell’ascolto, nella capacità di restare saldi davanti al richiamo delle proprie Sirene interiori.

È una riflessione che travalica la danza: riguarda la vita quotidiana, la capacità di trattenere invece di accumulare, di ascoltare invece di sopraffare. 11 diventa così una metafora del nostro tempo, un invito a ritrovare la forza non nell’apparenza, ma nella profondità.

Un laboratorio di linguaggi

Fin dalla sua nascita, Laccioland è stato un laboratorio di sperimentazione. 11 conferma questa vocazione: la danza urbana si intreccia con teatro, musica e suggestioni visive. Non c’è un codice unico, ma una contaminazione continua.

Il risultato è un’estetica riconoscibile e innovativa, che riflette le esperienze di Laccio come coreografo e direttore creativo. 11 è insieme celebrazione e dichiarazione di intenti: un manifesto che rivendica il valore della ricerca e dell’ibridazione.

Una missione condivisa

La sinergia con Orsolina28 è evidente. La Fondazione, che promuove la danza come strumento di benessere e di scambio culturale, trova in Laccioland un interlocutore naturale. Entrambi condividono una visione: la danza non come esercizio autoreferenziale, ma come linguaggio vivo che interroga il presente e che cresce a contatto con la natura.

La residenza diventa così simbolo di un incontro felice: da un lato una compagnia che celebra i suoi undici anni guardando avanti, dall’altro una Fondazione che ha fatto dell’ospitalità e dell’armonia con l’ambiente la propria missione. Insieme, creano un palcoscenico dove la forza non è dominio, ma respiro condiviso.

Cosa resta dopo 11

Alla fine della performance, ciò che resta non è solo la bellezza dei movimenti o l’energia dei danzatori. Resta una domanda: dove troviamo la nostra forza? Nel corpo che impone o in quello che resiste? Nel desiderio che ci travolge o nella disciplina che ci salva?

11 non offre risposte definitive, ma ci invita a guardare oltre i muscoli e le pose spettacolari, per scoprire una forza più sottile e radicale: quella che nasce dall’ascolto, dalla rinuncia, dalla capacità di restare centrati pur nel caos.

È forse questa la lezione più preziosa che Laccioland e Orsolina28 consegnano al pubblico: che la danza non è soltanto estetica del movimento, ma etica dell’esistenza.