Le prelibatezze gastronomiche e il cibo sono i nuovi souvenir

da | LIFESTYLE

Il cibo come souvenir diventa per il viaggiatore un elemento che non concerne un ricordo puramente visivo di un posto o di una località (Per questo esistono già le fotografie), ma incarna lo spirito del viaggio, permettendo al turista di provare ancora una volta sensazioni ed emozioni legate all’olfatto e al gusto che soltanto in quei luoghi pensava fosse possibile sperimentare

Acquistare prodotti tipici durante gli ultimi giorni di vacanza e riempirsi le valigie di eccellenze alimentari, ultimamente è diventato una sorta di trend tra i più giovani. E per la gioia degli adulti, questa tendenza non è in alcun modo legata ai social, né al mondo online. Piuttosto si riconduce alla voglia di provare sensazioni che sulle piattaforme digitali non esistono e che si stanno via via perdendo; ma soprattutto sono sensazioni che solo noi umani (I robot no) siamo in grado di goderci. Il piacere di assaporare un buon cannolo siciliano, una gustosa e unta focaccia genovese o una saporita carbonara è indescrivibile.

Il buon cibo è più di quanto possiamo godere durante la nostra permanenza sulla terra.

Andare alla ricerca dei prodotti locali più raffinati e prelibati durante un soggiorno è un modo per i viaggiatori di vivere la cultura e le tradizioni locali, di sentirsi per un istante parte di essa, e, in un secondo momento, di vivere la gioia di portarsi a casa un ricordo tangibile della vacanza, che nonostante non sia per sempre (Ma anzi per pochissimo), permette di restituire intense situazioni di benessere che riportano la mente al viaggio appena vissuto.

Il cibo ha un valore differente dai tradizionali souvenir 

Lo scorso anno, la tendenza di acquistare il cibo-souvenir come ricordo, ha spopolato tra i turisti italiani. Da un’indagine di Coldiretti/Ixè è emerso che 1 italiano su 2 (51%) ha preferito acquistare specialità tipiche piuttosto che le solite calamite e i souvenir classici.

Identikit del turista esperto dotato di guide gastronomiche 

Il vero turista è colui che vede nell’esperienza culinaria una delle parti fondamentali del viaggio, senza la quale non avrebbe senso compiere e vivere il viaggio stesso. 

Il turista che dimostra dimestichezza è colui che prima di partire si è fatto consigliare qualche buon ristorantino o pub in cui assaggiare del buon cibo locale; ci sono poi coloro che si posizionano ad un livello ancora superiore e prima di partire hanno già acquistato, avete presente, quelle guide che raccontano le principali cose da vedere? Esattamente quelle, ma invece che illustrare le attrazioni, sono interamente dedicate ai piatti tipici. 

La memoria sensoriale 

A differenza di un semplice oggetto, un prodotto gastronomico permette alla mente di rivivere il momento e il luogo della degustazione. Acquistando un souvenir da assaporare si insatura automaticamente un legame molto più profondo con l’esperienza che si sta vivendo, la quale non è nemmeno paragonabile a ciò che restituisce un semplice monumento in miniatura. 

Il tradizionale souvenir perdura nel tempo, rimane lì, attaccato al frigorifero o riposto sullo scaffale; mentre, un cibo da assaggiare ha breve durata, viene consumato a pochi giorni dal ritorno della vacanza, ma è ciò che ci rimane veramente nel cuore; il ricordo di quelle sensazioni che abbiamo provato viene assaporato sul palato. E’ un rapporto più intimo e sensoriale, difficile da mettere su carta. 

Con il coinvolgimento dei sensi del gusto e dell’olfatto la memoria rivive sensazioni forti, impossibili da vivere in mancanza di questi due sensi. 

I sensi e le percezioni

Le pietanze sono l’unico mezzo attraverso cui il turista può connettersi con il territorio. Monumenti, cattedrali, musei. La visita di queste architetture permette la contemplazione distaccata dell’opera, al massimo è consentito utilizzare il tatto, oltre naturalmente alla vista. C’è poi l’olfatto; anch’esso viene impiegato dal viaggiatore per scoprire luoghi nuovi, per percepire i profumi e gli aromi, ma non sarà mai come con il coinvolgimento del gusto. Il gusto non ha altre declinazioni se non tramite il cibo. Il turista gusta, assapora, vive un piatto e una pietanza. Il gusto è il senso che più ci consente di entrare in contatto e vivere lo spazio in cui ci troviamo. 

Come si dice, il puro e semplice atto di mangiare non contempla la vera essenza che ci restituisce, è necessario gustare. 

Un altro elemento che fa del cibo un souvenir così apprezzato è la condivisione

Nel Bel Paese, si sa: il valore che noi italiani attribuiamo al momento del pasto è unico al mondo. In Italia il verbo mangiare è sinonimo di parole come condivisione, felicità, collettività, ed è con questo spirito che le pietanze vengono preparate e poi consacrate nel resto del mondo.

Tornare da un viaggio con un souvenir da poter far assaggiare ai cari, amici o famiglia che sia, diventa un’esperienza di condivisione che lega anche coloro che non l’hanno vissuto a quel territorio.

In Italia il cibo come souvenir ha molta più rilevanza rispetto al resto del mondo

Nella Penisola la gastronomia rappresenta l’eccellenza, il fiore all’occhiello e, non è un caso se l’Italia si classifica leader mondiale del turismo enogastronomico, contando fino a 320 specialità ad indicazione geografica riconosciute a livello comunitario. Oltre a, 415 vini Doc/Docg e 5450 prodotti tradizionali regionali censiti. Che ci crediate o meno, sono moltissimi i turisti che dall’estero decidono di venire in visita, smaniosi di assaggiare quante più pietanze possibili, svolgendo un vero e proprio grand tour tra le eccellenze alimentari nelle varie regioni. Ma non c’è bisogno di andare lontano, anche a noi italiani in vacanza piace dilettarci con piatti nuovi che non siamo soliti assaggiare tutti i giorni. Perciò non dovrebbe stranirci il fatto che numerosi turisti si facciano spedire a casa tonnellate di prodotti e cibi locali. 

Le spedizioni verso i territori esteri crescono ogni anno di più e rappresentano per l’Italia una grande fonte economica e di guadagno. 

C’è però un lato negativo dell'”esportare” i prodotti gastronomici al di fuori della loro zona di provenienza 

Nonostante tutti i benefici elencati sopra c’è però un “contro”, messo sempre in evidenza dai produttori locali. Esportando un prodotto della sua terra d’origine inevitabilmente esso perde il suo autentico sapore, la sua essenza, a causa di alcuni fattori tra cui, le condizioni climatiche e ambientali che mutano di regione in regione. Inoltre, un altro aspetto preponderante è legato alla psicologia. Quando si è in vacanza, o comunque in un luogo nuovo, si è più ricettivi e aperti alle novità, cambia l’approccio mentale. Quando si ritorna a casa finisce la favola e con esso tutto ciò che lo riguarda. 

Le pietanze sono la materia prima della vita e per questo motivo costituiscono uno dei piaceri più alti che si possano raggiungere