Quando il fidanzato si aggiunge all’equazione, la bolla al femminile vola via. Perché dimentichiamo così spesso che avere spazi al di fuori della coppia non è egoismo, ma semplice libertà personale?
È venerdì sera, e finalmente dopo una lunga settimana di lavoro è arrivata la tanto attesa serata tra amiche, risultato di un sottile lavoro di organizzazione, agende incrociate, e impegni spostati. L’entusiasmo sprizza da tutti i pixel della chat di gruppo, luogo chiave, custode di segreti indicibili e melting pot di idee su cosa mettere, quando e dove incontrarsi. Tutto va secondo i piani, finché, puntuale come la peggiore delle notifiche indesiderate, non arriva la fatidica domanda: “Posso portare il mio fidanzato?”. Et voilà: l’uscita pensata come una bolla al femminile si trasforma nell’ennesima serata di coppia. Anche se nessuna lo aveva chiesto.
Effetto collaterale: il fidanzato
Una piccola aggiunta, certo. Ma con un grande effetto collaterale. L’atmosfera cambia in men che non si dica: niente più chiacchiere libere, ma conversazioni filtrate. I pettegolezzi spariscono, le confidenze si annacquano. Tuttavia, ciò non accade con l’intento di nascondere qualcosa al proprio partner. La questione è un’altra, e non riguarda chi in prima persona porta il proprio fidanzato ovunque, ma chi è al di fuori, con un punto di vista esterno: un’amica che cerca il suo gruppo di supporto, che ha bisogno di sfogarsi, o che vuole viversi i momenti in amicizia senza testimoni aggiunti. Perché c’è anche questo. Non tutte le confidenze tra amiche hanno il diritto di diventare patrimonio di coppia. Non è segretezza, è preservazione. Di uno spazio sacro, come solo quello fra amiche sa essere.


La morte dell’individualismo
Il problema non sta nel voler avere accanto il proprio fidanzato, o nel voler far sì che possa instaurare un rapporto con le proprie amiche: è più che sano mescolare i due micro-universi. Il problema nasce quando la proposta diventa sistematica, e non occasionale. Quando non si fa un passo se non si è in due, quando non si ha una compagnia che non sia frequentata da entrambi, quando non si ha una passione che rimane propria. In altre parole, quando non si ha più nulla che non sia condiviso. Quando si rifiuta ogni spazio in cui non si assume il ruolo di partner. Amicizie, interessi e identità non devono per forza coincidere: la simbiosi forzata non porta a nulla di buono. Non si può sacrificare il proprio intero per diventare una parte. È necessario nutrire la propria individualità instancabilmente, perché la coppia, per quanto salda, rimarrà per sempre una possibilità: di riuscita, o di fallimento. La propria identità no. Quella, non può, e non deve, morire mai.

Mantenere vive le proprie passioni, i propri momenti da soli, e con le proprie amiche, è la chiave per non perdere sé stessi in un infinito, ed impersonale, passo a due. Camminare a fianco delle proprie amiche, senza la costante ombra della coppia, significa confidarsi e sentirsi ascoltate. Significa nutrire un’altra parte di noi. Sono quei momenti che ricordano che, al di là di qualsiasi relazione romantica, esistono rapporti altrettanto forti, fatti di complicità e libertà condivisa. Insomma: ogni tanto è sano ricordarsi che esistono spazi che non hanno bisogno di un fidanzato in allegato. E menomale.
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