La concezione di vacanza è cambiata. L’estate di ieri era lenta, monotona e familiare. Per la genZ dura una settimana: più esperienze, più stress, ma lo stesso dolore quando finisce.
L’estate tradizionale: villeggiatura e amori da cartolina
Per i nostri genitori, e ancor di più per i nostri nonni, l’estate aveva un copione preciso. Si partiva a giugno e si tornava a settembre. Una casa al mare, sempre la stessa, con le stesse famiglie che ogni anno si ritrovavano a condividere cene in veranda, partite a carte e passeggiate sul lungomare. Era un tempo lungo, lento e denso, scandito dal ritmo delle onde e dalla monotonia felice della villeggiatura. Una routine ripetitiva che garantiva stabilità.

L’estate della GenZ: prenotazioni compulsive e countdown su IG
E quella settimana deve essere perfetta. Non importa se dobbiamo prenotarla a gennaio per agosto, come se la vita non potesse sorprenderci nel frattempo. Non importa se ci mangia metà dei risparmi. Basta che la destinazione sia instagrammabile, possibilmente in trend su TikTok: Mykonos, Ibiza, Lisbona, Bali… La vacanza diventa un highlight reel, una performance più che una pausa, ma ci permette di vivere ogni anno un’avventura diversa, di conoscere nuove culture e persone fuori dal nostro giro abituale.
Siamo collezionisti, la meta cambia ogni anno, non c’è radicamento né abitudine. È un’esperienza da consumare e archiviare, e non un tempo da abitare. Non costruiamo ricordi nello stesso luogo, ma in mille diversi. E in questa collezione c’è una libertà che prima non era pensabile, possiamo scegliere e sperimentare.
Estati “low budget” e “high stress”
Ecco il paradosso: spendiamo molto di più per vivere molto meno. In sette giorni bruciamo quello che i nostri genitori spendevano in due mesi. Aperitivi, escursioni, ristoranti “da provare assolutamente”, ingressi nei beach club con dj set. Alla fine torniamo a casa con il conto in rosso e la sensazione di non aver riposato.
Questa frenesia ci costringe a sviluppare capacità di pianificazione che le generazioni precedenti non avevano: nel 2025 le vacanze vanno pensate con largo anticipo, con voli da prenotare mesi prima per non svenarsi, AirBnb da bloccare subito e itinerari da studiare in ogni dettaglio.
Il vero incubo è non riuscire a organizzarsi, ritrovarsi ad agosto in città e sentirsi esclusi dal grande flusso di stories con tramonti in Grecia e mojito a Formentera.


Forse non vivremo più quell’idea di continuità che profumava di rituale familiare, ma in cambio abbiamo la possibilità di vivere mille estati diverse.
Nonostante le differenze, la vacanza estiva, non smette mai di essere una parentesi dalla quotidianità invernale, e fa male, ogni volta, quando finisce.
Foto: city-journal, skuola.net


