Romanticizzare il Dolore? Perché a Volte Non Vediamo il Veleno

da | CULTURE

C’è una forma di narrazione silenziosa che si nasconde in molte delle nostre relazioni: quella che ci spinge a confondere il dolore con la profondità, l’instabilità con la verità emotiva.

È una trappola in cui ci si può cadere facilmente, che prende la forma di una voce che ci sussurra: “Se ti fa soffrire,è per forza amore.” Nella cultura popolare, nella letteratura, perfino nel cinema, l’amore intenso è quasi sempre disfunzionale. Gelosia, silenzi, rincorse, no contact, dichiarazioni al limite del delirio, tutto ci viene mostrato come segno di un legame assolutamente veritiero. La chiarezza, la reciprocità, e l’esserci sempre l’uno per l’altro? Spesso vengono dipinte come noiose. Così finiamo per romanticizzare il dolore.

Ma cosa accade quando questa narrazione la viviamo?

Accade che possiamo restare invischiati in relazioni che sembrano magnetiche ma sono manipolatorie. Dove l’altro ci dà molto all’inizio, attenzione, parole, presenza, per poi ritirarsi, creare distanza, confusione, negare le evidenze. È il love bombing che si trasforma lentamente in gaslighting: ti fanno credere di essere speciale, per poi farti dubitare di ogni tua percezione. E nel mezzo ci sei tu, a chiederti se stai esagerando, se sei tu quello”troppo sensibile”, se forse dovresti semplicemente “aspettare ancora un po’”.

Il problema è che quando una relazione ci fa sentire vivi solo nel dolore, è il dolore stesso che finiamo per inseguire. E ci raccontiamo che quella sofferenza significa che sta succedendo qualcosa di importante o che accadrà nel futuro. Invece, spesso significa che ci stiamo perdendo.

C’è anche un altro aspetto invisibile ma potente: quando qualcuno ti fa sentire desiderato,visto, scelto,ma solo a tratti, solo quando decide lui o lei ,si crea una dipendenza. Un ciclo in cui ogni piccola briciola di affetto diventa ossigeno, e tutto il resto del tempo ti manca il respiro e diventi spettatore della tua stessa vita. È una forma di potere sottile, ma devastante.

Allora la domanda è: perché restiamo?

Forse perché pensiamo di non meritare di più. O perché temiamo che un amore sano non ci faccia battere il cuore allo stesso modo. Ma il batticuore che nasce dall’ansia, dalla paura o dall’incertezza non è amore. È allarme.

Serve un tempo, spesso doloroso, per disimparare queste narrazioni. Per capire che l’amore non è un altalena di emozioni distruttive, ma un luogo dove ci si sente visti anche nei giorni blu. Serve anche il coraggio di ammettere che certe relazioni non erano destinate a farci bene, ma a farci crescere. E che il veleno, per quanto travestito da poesia, resta veleno.

Non si tratta di dire di no all’amore. Al contrario: si tratta di imparare a riconoscerlo davvero e ad avere self respect. E per farlo, bisogna prima smettere di romanticizzare ciò che ci spezza.

Foto: Pinterest

Articolo di Letizia FIco