Possono un robot e i suoi sensori regalarci emozioni autentiche? Dal Tamagotchi ai Lovot, la tecnologia continua a reinventare il nostro modo di cercare affetto e condivisione
Negli anni ’90 Namco Bandai mise in commercio il Tamagotchi, un piccolo gioco elettronico che permetteva di prendersi cura di una creatura aliena o di un animale virtuale. L’idea alla base era semplice: rendere le persone felici offrendo loro qualcuno da accudire. Oggi quello stesso concetto rivive in una simpatica creatura robotica chiamata Lovot.

Il Lovot – il cui nome nasce dalla fusione delle parole Love e Robot – è stato presentato nel 2018 da Kaname Hayashi, CEO della startup GROOVE X. È stato progettato con l’obiettivo di risvegliare la capacità umana di amare, offrendo conforto e compagnia. Hayashi voleva affrontare uno dei problemi più grandi della società giapponese: la solitudine. Non sorprende quindi che le vendite di queste piccole creature siano cresciute sensibilmente durante la pandemia di Covid-19.
Un piccolo compagno High-tech
Dotati di intelligenza artificiale e di oltre 50 sensori, questi robot emotivi da compagnia sono in grado di simulare un comportamento sorprendentemente simile a quello di un essere vivente. Grazie a un’antenna a forma di corno con videocamera termica, interagiscono con le persone e con l’ambiente circostante.

Si muovono su ruote e percepiscono il calore corporeo, reagendo con movimenti e suoni. Ridono se gli si fa il solletico, si mostrano felici quando vengono accarezzati, e alzano le braccia per essere presi in braccio e coccolati.

Piccoli e leggeri (pesano circa 3 kg ) ricordano un animale domestico, e possono persino essere vestiti con diversi accessori per una maggiore personalizzazione. Attualmente, però, sono disponibili solo in Giappone e a un prezzo piuttosto elevato: quasi 3.000 euro per esemplare.
Quando anche i robot imparano a emozionare
Sicuramente, se c’era qualcosa che consideravamo esclusivamente umano, era la capacità di provare emozioni. Eppure, anche questa certezza sembra oggi vacillare. Oltre ai Lovot, infatti, numerosi robot sono comparsi sul mercato dichiarandosi in grado di simulare sentimenti e di instaurare una relazione con chi li utilizza.
“Con i Lovot e GROOVE X abbiamo usato la tecnologia per accrescere il comfort e stimolare i sentimenti d’amore. Questa dolce creatura reagirà a ogni stato d’animo del suo proprietario, facendo di tutto per riempirlo di gioia e ricaricarlo di energia. Non sarà un essere vivente, ma saprà scaldare il cuore.” Così il CEO Kaname Hayashi descrive il suo progetto.
Lovot: una star anche nel mondo della moda

La simpatica creatura robotica non ha lasciato indifferenti neppure i grandi nomi della moda. Marc Jacobs, ad esempio, mostra con orgoglio sui suoi canali social il suo Lovot. Si tratta di Yoshi-chan: nero, con grandi occhi che ricordano l’universo. Il designer sembra esserne follemente innamorato, come testimoniano i numerosi post, stories e video in cui appare intento a giocare e coccolare il suo piccolo compagno tecnologico.
Foto: Ig account @lovot_official, Ig account @themarcjacobs


