Oggi che l’infanzia dura sempre meno e le bambine sono sempre meno bambine il mercato della moda si adegua. Reggiseni imbottiti, vestiti da grandi in miniatura e bimbe amanti del make up come fossero giocattoli. Cosa sta succedendo all’infanzia?
Qualche anno fa bambine e bambini giravano affascinati tra gli scaffali dei giocattoli supplicando i genitori di comprare l’ennesima Barbie o chi per lei. Oggi invece spopola il fenomeno delle Sephora Kids, bambine che “giocano” con i trucchi come fossero pastelli a cera dipingendosi la faccia al posto dei fogli con estrema maestria. Vogliono imitare le mamme e le sorelle più grandi e il mercato glielo permette. Nulla di nuovo per certi versi. Da sempre i più piccoli vedono i loro genitori come punto di riferimento e cercano di imitarli. A cambiare, però, è la possibilità, sempre più concreta di farlo.


Questo schema di imitazioni non è più un gioco relegato alle mura di casa. Il mercato di oggi, sempre più recettivo, ha intercettato il “bisogno” delle bambine di comportarsi da grandi e creato soluzioni ad hoc per loro. Così sono sempre più frequenti, nei negozi di abbigliamento, abiti che simulano quelli degli adulti. Scolli profondi e tagli provocanti sostituiscono pizzi e merletti nella moda infantile. Secondo uno studio americano condotto da Samantha M. Goodin, ex studentessa del Kenyon College, circa il 30% dell’abbigliamento infantile nei negozi americani presenta caratteristiche sessualizzanti. Secondo la ricerca, nello specifico, il 4% dei capi presenta solo caratteristiche sessualizzanti mentre il 25,4% le mixa a quelle tipicamente infantili.


Questi abiti, infatti, mettono in evidenza peculiarità del corpo femminile considerate oggetto del desiderio dalla società. Come se i corpi delle bambine, per altro non ancora formati, dovessero già compiacere lo sguardo maschile. Lo evidenzia la preoccupante diffusione di costumi da bagno per bambine (taglia 6-8 anni) che presentano imbottiture e tagli striminziti. Sui social lo denuncia la dottoressa Tomasini che riflette sull’ipersessualizzazione del corpo delle bambine. “Le bambine sentono di dover rispondere a un canone estetico che ha come unico scopo quello di piacere all’uomo” spiega sul suo profilo. Per poi aggiungere: “Questo ci racconta di una società che vuole ipersessualizzare le bambine in maniera estremamente precoce. Ci racconta di una società che dilata il periodo dell’adolescenza e riduce quello dell’infanzia. La normale maturazione del corpo femminile non è più accettata“.
È anche colpa della moda
In questo scenario, decisamente preoccupante, la moda ha una sua gran parte di colpe. Agli inizi del ‘900 la prima couturier a proporre vestiti coordinati per mamme e figlie fu Jeanne Lanvin che, per prima, lanciò il trend della “mini-me”. Nulla a che vedere con gli abiti di cui abbiamo parlato fin ora, sia chiaro. Si tratta, però, dell’inizio di una tendenza che è poi degenerata. Nel 2010 sulle pagine di Vogue France, che al tempo si chiamava ancora Vogue Paris, la direttrice Craine Rotfield lancia un servizio con bambine che posano vestite come donne adulte, provocanti e sexy. Mossa che costò alla Rotfield il posto da direttrice, dal momento che diede le sue dimissioni a seguito delle numerose polemiche.


Più recete è stato lo scandalo legato a Balenciaga che, nel 2022, per la campagna “Balenciaga Objects” lancia una serie di scatti discutibili. Le fotografie ritraggono bambini circondati da accessori che ricordano il mondo BDSM giudicati di cattivo gusto dal pubblico. Così la moda, che usa questo linguaggio per provocare, entra in questo circolo vizioso che continua ad accorciare l’infanzia trasformando le bambine in piccole donne, con tutti i rischi del caso.
E poi tutto finisce su Tik Tok
Non c’è trend, dramma o questione che oggi non finisca su Tik Tok. Piattaforma che, ormai, potremmo tranquillamente definire lo specchio della nostra società. E infatti anche questo nuovo modo di vivere l’infanzia è testimoniato passo dopo passo sul social. Da un lato le bambine diventano attrici protagoniste della piattaforma mostrando outfit e haul di acquisti come fossero adolescenti. Dall’altro lato sono le mamme le utilizzano come stratagemma acchiappa like. In italia, in particolare, spopola il profilo di Arianna Russo da quasi 600.000 follower.
All’interno della pagina social mamma e figlia, rispettivamente Arianna e Ginny, mostrano i loro look identici fatti di capi firmati e borse costosissime. Sempre pronte per serate ed eventi glamour le due sfoggiano borse di Prada, abiti di Dolce&Gabbana e make up decisamente impegnativi. Tutto ciò viene mascherato come un gioco, un divertimento come un altro per la bambina. Continuando una parabola di deresponsabilizzazione rispetto a tutto ciò che sta succedendo.
Viviamo in un mondo in cui, praticamente, l’infanzia non esiste più. L’età della spensieratezza è completamente annullata in favore di una sessualizzazione continua del femminile, anche in età infantile. Tutto ciò che abbiamo visto fin ora è decisamente al limite della pedopornografia. Alimentando questa tendenza continuiamo a creare materiale pericolosissimo con protagoniste innocenti bambine che pensano, ingenuamente, di non fare nulla di male.
Non è meglio che l’infanzia torni ad essere tale?
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