Sanno cosa fa la niacinamide e il BHA, ma chi insegna alle Sephora kids cosa vuol dire semplicemente essere bambine?”
Sieri alla vitamina C, creme al retinolo, tonici esfolianti con nomi difficili da pronunciare che sanno di caramella. Ma in questo caso i protagonisti non sono influencer di bellezza adulti. Sono bambine con code alte, cerchietti glitterati e un carrello Sephora pieno di prodotti skincare per pelli mature.
Le chiamano Sephora Kids, e no, purtroppo non si tratta di un semplice trend virale, ma lo specchio di qualcosa di molto più grande. E forse, più fragile di quanto ci piacerebbe ammettere.

Chi sono le Sephora Kids?
Le Sephora Kids non sono una leggenda metropolitana né una moda passeggera. Sono figlie di una generazione reale, giovanissima, che ha assorbito fin troppo presto un’estetica adulta e un linguaggio da influencer del beauty.
Hanno tra gli 8 e i 13 anni, frequentano ancora le elementari o le medie, ma parlano di routine, glow, glass skin e attivi con un gergo tecnico che neanche una trentenne skincare addicted.
Sono bambine che non stanno più “giocando al trucco” come si faceva una volta rubando i trucchi alla madre o alla sorella per farsi due risate. Stanno consumando prodotti veri, con ingredienti veri, per risolvere problemi che… non hanno ancora.

Il problema? I prodotti non sono pensati per loro
Drunk Elephant, Glow Recipe, The Ordinary, Laneige sono solo alcune dei brand più gettonati dalle Sephora kids.
Il motivo? Perché parlano la loro lingua: colori pastello, profumi fruttati, packaging così carini che sembrano usciti da un cartone animato e poi quel mix perfetto di “scienza” e magia che fa sentire grandi, esperte, importanti.
Tutti brand di fascia medio-alta, famosi per le loro formule “attive”, che significa: prodotti con ingredienti potenti come Retinolo, AHA, BHA, acidi esfolianti, peptidi antiage.
Tutto perfetto, se hai 30 anni e cerchi di migliorare texture e tono. Ma a 10, che senso ha?
Secondo dermatologi e pediatri:
– la pelle dei bambini è più sottile, delicata e reattiva;
– l’uso di attivi può causare dermatiti, sensibilizzazioni e squilibri a lungo termine;
– molti effetti collaterali emergono dopo settimane o mesi, quando ormai il danno è fatto.
E non solo: l’abitudine precoce ad avere “bisogno” di prodotti rischia di creare dipendenza psicologica.
Come fai a sentirti “a tuo agio con te stessa” se da piccola impari che la tua pelle naturale non va bene?

Quando la skincare diventa spettacolo
Sui social, il trend è stato romanticizzato. Le bambine vengono riprese mentre mostrano con sicurezza (e spesso una parlantina molto allenata) i prodotti nel loro carrello. Sorridono, spiegano, recensiscono.
C’è qualcosa di tenero, sì. Ma anche qualcosa di inquietante.
Perché quel gesto che potrebbe sembrare “carino” o “divertente” porta con sé un messaggio ben più grande.
Quando una bambina si preoccupa della texture della pelle a 9 anni, cosa sta imparando su se stessa?
Che deve essere liscia, perfetta, brillante? Che il suo valore passa anche per come appare?
Un’infanzia sotto pressione
Secondo uno studio del 2023 condotto da Common Sense Media, l’età media in cui i bambini iniziano a usare i social è scesa drasticamente a 9 anni.
E qui il risultato parla chiaro, sono sempre più bambini iniziano a sviluppare insicurezze legate all’aspetto fisico già dalla scuola primaria.
Non sorprende, allora, che l’industria del beauty stia cambiando target: packaging più “cute”, colori pastello, nomi zuccherosi.
Una crema che si chiama Watermelon Glow Dew Drops non è pensata solo per una donna di 40 anni, ma è progettata per attirare l’occhio di una bambina.
Questo è marketing. Ma per una bambina, è solo desiderio di appartenere, di imitare, di essere vista.

E gli adulti dove sono?
È giusto dirlo: a volte gli adulti il problema non lo vedono.
Anzi, lo alimentano. Comprano i prodotti, filmano i video, postano le foto.
E spesso, dietro a quei contenuti che sembrano solo un gioco, c’è ben altro: una strategia, una regia, magari persino una mail in bio per collaborazioni future.
In molti casi, sono proprio i genitori a gestire tutto.
Alcuni canali TikTok di bambine sono veri e propri mini brand familiari, con piani editoriali, sponsorizzazioni, engagement da tenere d’occhio.
E allora una domanda scomoda, ma necessaria, si fa strada: chi ci guadagna davvero da tutto questo?
Chi beneficia quando una bambina mostra prodotti da centinaia di euro? Quando il volto di tua figlia genera guadagno, dove finisce il gioco… e dove inizia il business?
Essere genitori oggi significa anche questo: fare da filtro. Saper riconoscere le pressioni invisibili, i messaggi nascosti, il marketing che si traveste da innocenza.
Allora genitori… Cosa state aspettando per intervenire?
Immagini: Pinterest


